Credimi, donna, è venuto il tempo in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre (…) Viene l'ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». (Vangelo di Giovanni, 4, 5 ss)
Tra le pagine evangeliche piu situazioniste c’e sicuramente quella di Gesù con una donna samaritana. Tutto avvenne per caso, a mezzogiorno, al pozzo di Gacobbe tra un giovane rabbi e una donna libera e spregiudicata. La scena più liberatoria che si possa immaginare. Nel breve incontro solitario con la donna samaritana al pozzo di Giacobbe, Gesù si libera in un sol colpo di tre grandi tabù che da sempre limitavano la libertà degli uomini e delle donne, e che ancor oggi infiammano paurosamente tante tradizioni religiose: il tabù etnico, il tabù localistico, il tabù religioso. In un sol colpo, egli supera il divieto di parlare con una donna da solo, il divieto di avere rapporti con gli stranieri, il divieto di pensare che il luogo per sentire la presenza di Dio sia solo il Tempio. Questo ultimo separava la gente religiosa da quella non religiosa: il muro più difficile da abbattere. Per il popolo ebreo il Tempio e il culto ereditato dai padri aveva un grande significato, ma il messaggio evangelico richiama a non pensare a chi è dentro e a chi è fuori. Questa barriera religiosa era alta quanto quella della razza, della nazione, della classe.
Gesù ebreo diventa “cristiano” quando si libera dalle barriere del luogo, dalle barriere etniche rispetto allo straniero e dalle barriere clericali della religione. E si libera anche dalla barriera dell’umano e del divino separati e divisi. «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre […] è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità […] Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità» (Giovanni 4, 5-42). La religione del messaggio evangelico è in spirito, nasce dal cuore e dalla libertà e quando cresce, crollano tutti i muri della separazione. È il rapporto con Dio “in spirito e verità”, che Gesù annuncia alla donna samaritana e che l’apostolo Pietro raccomanda nella sua prima lettera (3, 15): «Santificate il Signore, Cristo, nei vostri cuori».
Di tutte le trasformazioni indicate sopra, l’immagine più ricca la troviamo nell’incontro di Gesù con la donna samaritana. Abbandonare l’idea che solo su un monte speciale, o in un edificio speciale, si possa adorare Dio, per adorarlo in ogni luogo in spirito e verità! Non è l’invito a cambiare religione o pratiche spirituali o maestri o cultura. E nemmeno ad attendere un altro tempo, perché il tempo “giusto” non arriva mai, per coloro che vivono nell’atteggiamento di attendere sempre un altro tempo. «È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori». Occorre anche abbandonare la presunzione di avere un qualsiasi Tempio per adorare Dio. Gesù non difende il Tempio di Gerusalemme contro il tempio di Garizim, o un altro nuovo Tempio. È al di là dei Templi. Queste parole di Gesù, che risuonano da tanti secoli, sono scritte nel futuro. Non so come li legge oggi papa Leone XlV e con lui quanti credono in Gesù ebreo, diventato cristiano. Oppure li leggiamo come se Gesù non avesse detto nulla.
Ogni donna e uomo e il tempio di Dio. E noi siamo indietro di fronte alla pienezza umana e divina di Gesù. Ma anche gli aggettivi sono anch'essi vecchi, perche in Gesù l'umano e il divino sono una cosa sola. Noi siamo così intrappolati nelle barriere delle appartenenze a un luogo, a una razza, a un genere, a una religione. Per tutto cio abbiamo bisogno di quell’acqua di cui parla Gesù e non l’acqua che chiedeva la donna samaritana.
Anche gli aggettivi “umano” e “divino” sono vecchi, perché in Gesù l’umano e il divino sono la sua vera identità. Di fronte alla pienezza umana e divina di Gesù, si è tutti indietro, anche le religioni, intrappolati nelle barriere delle appartenenze a un luogo, a un popolo, a un genere, a una religione. In realtà, la samaritana incontrata da Gesù era una donna spregiudicata alla quale non importava niente né del Tempio, nè delle sconvenienze sociali. Ma era in attesa della venuta del Messia.
Il tutto avvenne attorno alla ricerca dell’acqua, simbolo della cosa più sacra che la natura offra poiché scorre nelle vene profonde della terra ed è dono di tutti: delle nubi, delle montagne, dei ghiacciai, dei fiumi, del mare. E nessuno la trattiene nel suo ritorno alle vene profonde della terra. Solo l’acqua esprime la gratuità del dono e il bisogno delle creature. Occorre solo avere la sete profonda che ha radici là dove tocca l’amore-agape di chi l’ha creata. Nostalgia, inquietudine, angoscia, ricerca: ecco la sete. Nelle Confessioni S. Agostino racconta la sua lunga ricerca. Ma non appena trovata, l’acqua divenne una sorgente inesauribile.

