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Essere comunità di riconciliazione e di amore ci rende sentinelle che scrutano, gridano e annunciano la volontà di Dio assumendoci la responsabilità della sorte del mondo.

Tutto passa solo Dio resta.

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vite

Nelle ultime due domeniche nel vangelo domina il tema della vigna, che produce uva buona, simbolo del nuovo regno della nuova umanità. Questa domenica ci propone la terza parabola.

Fa diretto riferimento al canto della vigna di Isaia al capitolo 5: racconta la storia di amore di un agricoltore per la sua vigna: è un amore struggente, totalizzante, è un amore coltivato con mille attenzioni.  Il vignaiolo prepara il terreno, lo libera dalle pietre, dalle erbacce, ha scelto uno splendido pendio soleggiato per una produzione di qualità superiore. Ha costruito un muro di cinta per proteggerla da tutti i pericoli. La vigna, nonostante tutte queste attenzioni, non produce uva buona, solo pochi ed immangiabili grappoli. È la storia di un amore tradito. L’agricoltore perde la pazienza, dopo tanto lavoro, vuole distruggere tutto, vuole addirittura che la vigna venga devastata dagli animali, sembra la fine di tutto. La vigna rappresenta il popolo di Israele (ma potrebbe rappresentare anche noi cristiani di oggi…), l'agricoltore è il Signore. Il tradimento del popolo (il nostro?) è completo, radicale. Ha disatteso tutte le aspettative di giustizia, doveva costruire una società giusta e invece fallimento totale: i pochi ricchi tiranneggiano i poveri, i deboli.

La parabola fa riferimento diretto a questo canto di Isaia.

All'epoca di Gesù le dimensioni delle vigne sono modeste, una dimensione familiare. Vite feconda nell'intimità della tua casa. La durata della vigna è molto lunga: anche più di un secolo, voleva dire che si voleva rimanere in quel posto.

Il proprietario è Dio, come nel racconto di Isaia, ha infinite premure per la sua vigna. Ha circondato la vigna con una siepe per delimitare la proprietà, così la vuole proteggere dalla mentalità idolatrica, dalle cadute morali, dalle ingiustizie che trionfano nella società. La siepe è la Torah per il popolo di Israele, che riconduce tutti ad un comportamento di veri uomini.  Per noi oggi è il vangelo la siepe di protezione.

Il proprietario scava una buca per pigiare l'uva, il frantoio. È il momento più bello dell’anno, tutti sono felici durante la pigiatura. Si scatena la gioia, la festa, il canto, è il trionfo dell’amore mentre si prepara il vino nuovo

Il proprietario costruisce anche una torre, per poter vigilare sulla sua vigna. È il simbolo dello sguardo del Signore che protegge tutti, come una madre che vigila sui suoi figli, difende dai ladri ed dai briganti che sono sempre pronti ad entrare.

Il padrone se ne va dopo tutti questi accorgimenti. Dopo un po’ invia i suoi servi per raccogliere i frutti. Rappresentano i profeti che sono stati inviati durante tutta la storia dell’Antico Testamento. Il popolo non ascolta, i frutti sono molto diversi da quelli che il proprietario si aspettava: giustizia, attenzione alle vedove, ai poveri, difesa dei deboli. Trovavano invece solo sacrifici, riti, digiuni, incensi, ma nessuna traccia di una società giusta (oggi?).

I richiami dei servi infastidiscono: vengono bastonati, uccisi, lapidati. Anche oggi i profeti finiscono così: Mazzolari, don Milani, Oscar Romero, Tonino Bello, Turoldo, ... Finiti male, sostituiti da una religiosità ipocrita che tranquillizza le coscienze, sono stati osteggiati in tutti i modi dal potere politico e religioso.

Dopo i profeti il Signore invia il Figlio, ma anche lui (Gesù…) non trova i frutti, soltanto un’apparenza di religiosità, non trova i frutti di giustizia. Anche il Figlio viene tolto di mezzo perché infastidisce.

Possiamo fare anche noi la stessa cosa? Dimenticare il vangelo come punto di riferimento… Nessuno è il padrone della vigna. Problemi solo delle gerarchie? È il rischio di ogni battezzato: scacciare il figlio dalla vigna, introdurre la mentalità del mondo; giustificare le guerre; adeguarsi alla mentalità corrente per il progetto di vigna.

Tutto finito con la morte del figlio? Scena drammatica con l’uccisione del figlio. Hanno vinto i fittavoli?

No … Il padrone interviene, la pietra scartata dai costruttori diventa una nuova costruzione: la società giusta, il nuovo regno. Il crimine più grande fatto dagli uomini diventa un capolavoro di salvezza.

È l’annuncio della speranza definitiva: Gesù è uno sconfitto sulla croce, ma la pietra scartata diventa l’inizio del nuovo mondo (la resurrezione…), l'agnello è più forte dei lupi, il male non avrà mai la meglio.

Revisione di vita

  • La vigna produce grappoli immangiabili: attuale anche per noi? Paralleli con la nostra comunità di oggi, con la Chiesa? Come produrre uva buona? Come cambiare la produzione?
  • Oggi abbiamo bisogno di una cinta di protezione? Come ragiona il mondo circostante? Quale è il pensiero dominante? Il vangelo come difesa da tutto…
  • Cosa si aspetta Dio dalla Chiesa? Il suo Spirito produce opere di amore. Chi vive oggi secondo il vangelo produce gioia? Noi?
  • Come veglia il Signore sulla sua vigna? Invia i suoi angeli, attenti alla vigna del Signore, capiscono le proposte anti- evangeliche, alzano la voce se sentono queste. Come riconosciamo i profeti di oggi? I segni: non cercano vantaggi personali; le loro parole sono dettate dalla passione per il vangelo e per la giustizia; hanno attenzione ai poveri, agli ultimi.
  • Nessuno è il padrone della vigna, solo il Signore … C’è il rischio per ogni battezzato di scacciare il figlio dalla vigna: introdurre la mentalità del mondo; giustificare le guerre; adeguarsi alla mentalità corrente; imporsi su tutti quelli che vivono intorno a noi?
  • Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso? cosa produce l'uomo sganciato dal vangelo? Dopo tre giorni risorge…