Nel vangelo di questa domenica ci viene proposto ancora una volta il simbolo della vigna, che produce uva buona. Rappresenta il regno di Dio, il mondo nuovo, l'umanità nuova. Nel Regno c’è solo spazio per la gioia, la felicità, la convivialità tra tutti.
Il padrone (Dio...) vuole a tutti i costi mettere a posto la vigna, nessuno deve rimanere escluso.
Gli altri protagonisti della parabola sono due figli: siamo chiamati ad identificarci in questi due figli del padrone. C’è una sorpresa: non c’è solo il primogenito ma anche suo fratello. Siamo in famiglia oramai, la vigna è un bene di famiglia. Possiamo metterci al lavoro insieme, cercare di costruire un pezzetto di uomo nuovo, una possibilità di cambiamento, una chance di dare un senso grande alla vita di tutti, una possibilità di costruire un futuro diverso per tutti quelli che incontriamo, che abbiamo accanto...
Il padrone si avvicina a tutti e due figli amorevolmente per proporgli il suo progetto, il suo stesso sogno: avere una vigna bellissima pronta a generare gioia per tutti. Chiede a tutti e due: "Va' a lavorare nella vigna!", lavoriamo insieme per questo sogno!
I due figli hanno due reazioni diametralmente opposte: il primo non ne ha voglia: perché devo spendermi? Chi me lo fa fare? Ho altri progetti per la mia giornata, proprio non mi vanno queste proposte. Preferisco starmene per conto mio nel mio piccolo mondo, pensare a me stesso. Chissà dove vado a finire se dico subito di sì, è troppo impegnativo... Ma poi si accorge di aver sbagliato, di aver fatto un errore. E' disposto al cambiamento, rovescia completamente il suo atteggiamento perché capisce che lo chiede un Padre non un padrone. Capisce che si può fidare di Lui, non è un tiranno che vuole il mio male, se chiede certe scelte è solo perché mi ama. Non dà ordini ma suggerisce percorsi che portano al vero senso della vita, per me e per tutti quelli che vivono con me. Allora accetta di cambiare strada, torna sui passi e va a lavorare nella vigna.
Il secondo figlio è il "giusto" o almeno si sente così. Ha un ruolo che deve rispettare, risponde subito di sì. Ma poi appena può svicola, trova il modo per apparire "giusto" ma rifila il pacco al padrone: concretamente non lavora per la vigna. Si fa vedere sulla strada per andarci, ma trova il vicoletto per by-passare il lavoro. Per lui il padre è il padrone che fissa le regole, si sente come uno schiavo che deve eseguire, non avverte nessuna spinta verso il padre. Appena incontra le difficoltà, i sacrifici che il lavoro nella vigna richiede (attenzione ai poveri, ai deboli, una nuova giustizia, l'amore gratuito...) trova il modo per sfuggire. Ci sarà qualcun'altro che lo farà... Non è disposto a nessun cambiamento. Pensa che il padre-padrone vuole il suo male con tutto quello che gli chiede e così rimane nel suo percorso di "non senso".
Forse i due figli ci rappresentano entrambi in diversi momenti della nostra vita, almeno è vero per noi due che scriviamo... Nella nostra vita siamo stati e siamo un po’ tutti e due, in tante occasioni, magari in tempi diversi: ci sono stati periodi in cui abbiamo "formalmente" assolto a tutte le pratiche cristiane, ma il dono della nostra vita agli altri? L'amore gratuito verso tutti? L'attenzione verso chi è meno fortunato di noi? In altri periodi abbiamo cercato di capire, di vedere i nostri errori (non una ma tante volte...), abbiamo avuto il coraggio di essere disponibili alla conversione, al cambiamento, abbiamo accettato di intraprendere nuove strade, siamo stati disposti a ricominciare non una ma tutte le volte che serve...
"Sapere di sbagliare è l'unica dignità dell'uomo" (S.Fausti). L'uomo va avanti perché riconosce gli errori precedenti, la disponibilità al cambiamento è l'opposto della sicurezza di possedere tutte le certezze, la vera sicurezza è vedere, riconoscere quando ho sbagliato e avere il coraggio della conversione.
Il seguire Gesù, la sua rivelazione, è prendere atto di quello che siamo, di essere onesti con noi stessi: subito diciamo di no, siamo lontani dalla sua proposta, ma possiamo cambiare, possiamo metterci in cammino, un lungo cammino perché c'è una bella distanza tra ciò che dovremmo essere nel profondo: figlio che si mette nelle mani del Padre, che vive l'amore gratuito sempre come Gesù e quello che realizzo nel concreto della mia vita.
Un lungo cammino, una bella distanza da colmare, ma una proposta che ti cambia la vita, restituisce senso ad ogni nostra giornata, con la certezza che non sei mai da solo sul sentiero, c’è sempre un Padre vicino a te.
Per restare sul sentiero, per ritornarci quando si ha deviato, ci occorre, con un po' di umiltà, essere sempre disposti al cambiamento, alla conversione....
Revisione di vita
- Cosa significa per noi lavorare nella vigna, che produce gioia e convivialità per tutti? Come tradurlo in concreto nelle nostre giornate: attenzione agli altri? Verso i più deboli? Amore gratuito senza condizioni?
- Nella parabola Gesù presenta due figli. Ma Dio non ha un figlio soltanto? Gli eletti (i pubblicani, i peccatori, gli “altri”... sono immondi non possono essere chiamati figli). Solo gli eletti possono essere chiamati figli. Noi cristiani rischiamo di ragionare così? Ci pensiamo gli eletti, tutti gli altri fuori? Nelle comunità c'è sempre qualcuno che si pensa più “eletto” di tutti gli altri, anche noi ci comportiamo così?
- Parole dure nella parabola: pubblicani e prostitute passeranno davanti nel regno a chi si sente “giusto”. Certamente non sono modelli, ma ci chiediamo (se ci riteniamo un po’ tra i “giusti”…) cosa ci impedisce di aderire veramente al vangelo? C’è qualcosa che ci impedisce di metterci in gioco, una sorta di tranquillizzante che ci rende sonnolenti?
- La conversione come unica via … se no si rischia di non entrare nella vigna. Il nostro “sì” ci porta veramente a lavorare nella vigna? Quanta gioia produciamo con la nostra vigna?

