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“Non chi dice Signore Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre”. Dobbiamo passare dall’ortossia alla prassi. Resta più importante il retto modo di agire che il retto modo di credere. È questione di coerenza!

Tutto passa solo Dio resta.

Occorre tener conto del pregiudizio, oggi presente nella maggior parte dei giovani e nella mentalità comune, secondo il quale la Chiesa sarebbe timorosa sulla corporeità e severa nel valutare la realtà dell’amore umano. Partendo dai testi biblici, è opportuno delineare la visione radicalmente positiva della Rivelazione sull’amore sponsale. Allo stesso tempo, è necessario mettere in luce anche la dimensione della fragilità dell’amore umano, continuamente insidiato dal peccato radicato nel cuore dell’uomo (cfr Gen 4,7): la capacità affettiva e la sessualità, che Dio ci ha dato per l’amore, per il dono e per la gioia, possono divenire strumento di egoismo, di sopraffazione e di tristezza. In questo ambito vanno affrontati in particolare i temi della necessaria autonomia rispetto alle famiglie di origine e della gestione dei momenti di incomprensione e di litigio. Nella storia di ogni persona l’amore va liberato e aiutato a crescere con un progetto aperto al trascendente.