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Perché spendere denaro per ciò che non é pane e il vostro patrimonio per ciò  che non sazia? (Isaia)..

Invece che moltiplicare e condividere il pane, gettiamo via risorse preziose in strumenti di morte e uccidiamo la vita e le speranze degli esseri umani.

Tutto passa solo Dio resta.

 

Don Giacomino Piana

"Dio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1 Tm 2,4). L'articolo di don Giacemmo Piana ci introduce ad un approfondimento teorico di questo aspetto centrale della nostra fede; nel contempo, attraverso la ricchezza dei riferimenti alla Parola di Dio ci propone un itinerario di ascolto, di meditazione, di contemplazione della "speranza viva" alla quale siamo chiamati. Per entrambi gli aspetti esso rappresenta una necessaria premessa e un riferimento essenziale per la riflessione sulle tematiche proposte nel presente fascicolo. 

Quando un israelita o un cristiano recita un salmo "storico" (cf Sai 78,105, ecc.), non rievoca semplicemente una pagina di storia, ma celebra la storia profana come storia "sacra" e la rivive come storia "santificante" per lui. La parola semitica "qodes", cosa sacra, santità, deriva da una radice che significa "tagliare, separare"; orienta chiaramente verso un'idea di separazione dal profano; le cose sante sono quelle che non si toccano o a cui non ci si avvicina se non in determinate condizione di purità rituale. Essendo cariche di un dinamismo, di un mistero e di una maestà in cui si può vedere il soprannaturale, esse provocano un sentimento misto di spavento e di fascino, che fa prendere coscienza all'uomo della sua piccolezza dinanzi a questa manifestazione del "numinoso".1 In questo senso l'autore sacro legge la storia: è la santità stessa di Dio che si rivela in essa, la pervade; dalla creazione (pensiero, parola di Dio che dice la "realtà" autentica delle cose) alle "teofanie", manifestazioni di Dio nella storia dell'uomo per dirgli come e quanto Egli è presente; dai castighi o calamità con cui Dio prova il suo popolo o i singoli quando non ne sanno cogliere il senso e il valore (cf Nm 20,1-13; Ez 38,21ss: "Farò giustizia... mostrerò la mia potenza e la mia santità... e sapranno che io sono il Signore) alla protezione miracolosa e alle liberazioni insperate che rivelano in quale senso Dio è santo e santificante. Questa concezione della storia "sacra e santificante" e quindi maestra della vita è presente in tutta la Bibbia, la percorre dall'inizio (Genesi) fino alla sua conclusione (Apocalisse). Ciò significa che la storia umana per l'autore sacro non si svolge secondo gli impulsi di un destino cieco, ma è guidata dalla volontà di Dio che coincide con questo suo disegno: "Dio, nostro salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1 Tm 2,4). All'interno di questo tema intendo approfondire la riflessione su alcuni concetti che la Bibbia richiama insistentemente: - il disegno, progetto di Dio ('esà in ebraico) - il tempo - l'alleanza - il piano divino della salvezza in Ef 1,3-14.

Il disegno-progetto di Dio

"È difficile cercare di rendere il vocabolo ebraico "'esa" con un equivalente dei nostri lessici occidentali: nessuna traduzione riesce a rendere il senso e le connotazioni della parola: il pensiero e la volontà, il sogno e l'aspirazione, il senso e la riflessione, l'immagine e l'immaginato. Dobbiamo perciò darne una descrizione sulla base dei paralleli biblici, più che una definizione. Sostanzialmente la 'esa si crea a livello intellettivo-volitivo, è un progetto pensato e calibrato nei suoi particolari (cf Gb 12,13; Sai 33,11; Is 28,29; Mie 4,12). Ma, essendo l'antropologia biblica profondamente unitaria e non dicotomica (anima-corpo), la 'esà esige di sua natura l'attuazione pratica nel campo dell'azione storica (cf Is 5,19; 14,26; 19,17; Ger 49,20; 50,45; Me 4,12). Pensiero e prassi sono indissociabili; al disegno architettato deve corrispondere l'edificio costruito".2 Quando Jahvè appare a Giobbe in mezzo all'uragano, lo interroga così: "Chi è mai costui che oscura il progetto di Dio con ragionamenti insensati?" (Gb 38,2). "È questo l'inizio della grande epifania di Jahvè; Giobbe aveva attaccato l'El della tradizione, un Dio che resta muto; chi risponde è Jahvè (38,1; 40,1.3-6; 42,1) il vivente, "Colui che e" (cf Es 3)".3 Ed è appunto la parola del Creatore alla sua creatura che l'uomo è invitato ad ascoltare, pur se espressa nel turbine della tempesta, perché solo questa può dare senso anche ai più piccoli brani della storia. L'autore sacro sa che l'uomo può oscurare il progetto (la 'e§à) di Dio, leggendo la realtà in un'ottica limitata al finito e totalmente chiusa al trascendente. Lo richiama perciò a considerare sia la realtà cosmica in cui è immerso, sia gli avvenimenti in cui è coinvolto o di cui è protagonista alla luce del pensiero di Dio. Le quattro serie di interrogazioni che Jahvè pone a Giobbe nei mirabili capitoli 38 e 39 del libro sono la guida per scoprire qualcosa del misterioso piano salvifico di Dio. "Dio ha un suo progetto misterioso che l'uomo con la sua esile mente non riesce a percorrere; in questo progetto ogni realtà ed ogni evento hanno una loro collocazione e Dio con i suoi interventi salvifici nella storia non fa che porre ogni tessera di questo mosaico al suo posto giusto così che si attui il regno di Dio. Anche l'uomo è invitato a collaborare a questo progetto cosmico-salvifico; ma è proprio l'uomo, l'unico tra gli esseri dotati di libertà, che può sottrarsi a questo impegno, anzi che può ostacolarlo e tentare di demolirlo (Gn 2-3). Ma il piano divino non si arresterà mai. Diversamente dalle macchinazioni umane esso è efficace: "Molte sono le idee della mente dell'uomo, ma solo il disegno ('esa) del Signore resta saldo" (Prv 19,21). È un progetto irrevocabile: "II piano del Signore('esa) sussiste per sempre" (Sai 33,11; cfis 25,1). È un piano dinamico: "Come ho pensato accadrà, come ho deciso succederà. Io spederò l'Assiro nella mia terra e sui miei monti lo calpesterò. Allora sparirà da loro il suo giogo, il suo peso dalle loro spalle. Questa è la decisione presa per tutta la terra" (Is 14,24-26; cf 46,11). È un disegno storico, destinato a Israele e all'umanità: "Tu sei grande nei progetti e nelle opere... Tu hai operato segni e miracoli nel paese d'Egitto e fino ad oggi in Israele e fra tutti gli uomini" (Ger 32,19-20). È un piano pedagogico che prevede da parte dell'uomo disprezzo e rifiuto, ma che con pazienza conduce l'uomo all'accettazione: "Avete trascurato ogni mio consiglio e la mia esortazione non avete accolto... Ascolta il consiglio e accetta la correzione per essere saggio in avvenire" (Prv 1,25; 19,20; cf Sai 107,11). Essendo Dio Luce, anche il progetto di Dio nella storia non può essere che luce (cf Gb 12,22; 34,22). Per questo la piccola intelligenza umana non può che oscurare il piano di Dio proiettando su di esso le sue tenebre; la sufficienza umana non è che un ostacolo all'illuminazione della fede".4

Il tempo

Seguiamo ora un'altra pista di riflessione: la Bibbia è la rivelazione del Dio trascendente, ma si apre e si chiude con annotazioni temporali: "In principio Dio creò il ciclo e la terra (Gn 1,1); "Sì, vengo presto" (Ap 22,20). Così in essa Dio non è colto in modo astratto, nella sua essenza eterna, ma nei suoi interventi in terra, che fanno della storia del mondo una storia di salvezza. Per questo la rivelazione biblica può aiutare l'uomo a rispondere alle questioni religiose che la sua coscienza, contrassegnata dal divenire, gli pone a proposito del tempo, perché essa stessa ha struttura storica.5 Creatura di Dio, dunque, il tempo serve come cornice in cui si collocano gli avvenimenti che partono da quel principio. I sette giorni della creazione nel racconto del primo capitolo del Genesi scandiscono il modo in cui l'autore sacro immagina il collocarsi nello spazio delle creature che escono dalla Parola creatrice di Dio. Ma ci dicono anche come l'universo a poco a poco si completa, come Dio inserisce progressivamente le creature nel tempo fino al momento in cui l'uomo, ultima creatura, immagine somigliante di Dio, darà un senso a tutto ciò che lo ha preceduto. A lui sarà affidato il compito di proseguire la storia: "Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare..." (Gn I,28ss). Proprio in questa storia umana Dio inserisce il suo piano di salvezza di cui ha fissato fin dall'eternità i "tempi e i momenti" (At 1,7). Prima i tempi della preparazione e della pazienza di Dio, come li chiama Paolo (cf Rm 3,26; At 17,30); poi la pienezza dei tempi (Gai 4,4ss) cioè il momento scelto per la venuta di Cristo, con l'inaugurazione dell'era della salvezza: "Dio ha presentato Gesù che muore in croce come mezzo di perdono per quelli che credono in lui. Dio così dimostra che è sempre giusto (fedele): sia nel passato quando, in vista del perdono, tollerava pazientemente i peccati commessi, sia nel tempo presente, perché ora egli accoglie come suoi coloro che credono in Gesù" (Rm 3,25-26; traduzione inter-confessionale in lingua corrente). "Il tempo è compiuto, proclama Gesù, e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo" (Me 1,15). Parlare di compimento suppone che una continuità colleghi le tappe del disegno di Dio. E tutta la storia biblica di quello che chiamiamo Antico Testamento è il continuo intervenire di Dio nella storia concreta dell'uomo. Lo ha creato come suo "altro" ("Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò"), perché voleva stare insieme con lui ("passeggiare con lui nel giardino alla brezza del giorno"; cf Gn 1,27; 3,8). L'uomo sciupa il "progetto" (cf Gn 3) e Dio comincia da principio con la ricreazione di una nuova umanità (Noè) e con l'alleanza tra la terra e il cielo ("L'arco sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra" (cf Gn 9,12-16). Ancora una volta l'uomo vorrà affermare la sua "autonomia e indipendenza" ("Facciamoci un nome" Gn 11,4) e troverà la dispersione. Sarà la vocazione di Abramo (Gn 12,1) a costituire la fase iniziale del disegno di Dio per la salvezza dell'umanità e ne fisserà gli orientamenti fondamentali. Qui, come poi sempre, è Dio, per sua libera iniziativa, che interviene per primo. E questa iniziativa è sempre iniziativa d'amore. Cosi come l'amore spingerà "Io sono", il Dio "fedele" a chiamare Mosè, "perché ho visto la miseria del mio popolo e ho udito il suo grido e sono sceso per liberarlo". "Ora va '! Io ti mando … Io sono colui che sono! Dirai agli Israeliti: io-Sono mi ha mandato a voi" (cf Es 3,7ss). Un'ulteriore riflessione ci è consentita dalla rivelazione del nome divino in Is 3,14: "Questo nome non deve essere interpretato come un'affermazione di carattere filosofico, quasi voglia definire l'essenza divina. Ciò è del tutto lontano dalla mentalità semitica e dallo spirito dell'Antico Testamento. Il contesto della narrazione (Mosè inviato a compiere una liberazione umanamente impensabile) evidenzia come Jahvè non intenda rivelare cosa egli sia, ma come si dimostrerà nell'adempimento delle promesse. "Io sono" va inteso nel significato di "esserci", "essere presente", "essere per...". (...) D nome divino, rivelato in Es 3,14, non significa dunque "Io sono colui che sono" nel senso di un essere perfetto, chiuso in un divino egoismo, ma "Io sono colui che è per voi", il Dio che è e sarà sempre fedele e nuovo nella sua presenza salvifica alla varietà delle situazioni umane. Jahvè è così nome del Dio che prima di tutto promette la sua presenza e il suo regno e li colloca nella prospettiva del futuro ed indica perciò un Dio che ha il futuro come caratteristica essenziale, un Dio della promessa e della partenza dal presente verso il futuro, un Dio dalla cui libertà sgorgano le cose venienti e nuove. Il suo nome non è una sigla che sta per "eterno presente"... Il suo nome è il nome di un itinerario, di una promessa che schiude un nuovo avvenire".6

L'alleanza

Dio vuole condurre gli uomini ad una vita di comunione con Lui: questa è l'idea, fondamentale per la dottrina della salvezza, che il tema dell'alleanza esprime. Già nell'Antico Testamento il concetto di "berith" (patto di alleanza) dice "comunione" tra i due contraenti: la Bibbia sceglie deliberatamente questo termine per indicare che il Dio della Rivelazione "guida" l'uomo nella sua storia a fare comunione con sé. I segni del berith sono chiari nei riti che Dio fa eseguire ai suoi "alleati"; passa "come forno fumante e fiaccola ardente in mezzo agli animali divisi. In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram: - Alla tua discendenza io do questo paese -" (Gn 15,17-18). Si tratta di un "vecchio rito di alleanza (Ger 34,18): i contraenti passavano tra le carni sanguinanti e invocavano su di sé la sorte riservata a quelle vittime, se trasgredivano il loro impegno. Sotto il simbolo del fuoco è Jahvè che passa; e passa solo, poiché la sua alleanza è un patto unilaterale. È un impegno solenne, sigillato da un giuramento imprecatorio".7 Dio chiede ad Abramo la circoncisione, segno che richiamerà a Dio (come l'arcobaleno in Gn 16-17) la sua alleanza con l'uomo e all'uomo la sua appartenenza al popolo scelto e gli obblighi che ne derivano. Il patto di alleanza è rinnovato sul Sinai, dopo la liberazione di Israele dalla schiavitù egiziana: "Mosè salì verso Dio e il Signore lo chiamò dal monte, dicendo: Questo dirai alla casa di Giacobbe e annuncerai agli Israeliti: voi stessi avete visto ciò che io ho fatto ali 'Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquila e vi ho fatti venire fino a me. Ora, se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra! Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa" (Es 19,3-6). Il patto di alleanza è sancito dal rito del sangue: "Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l'altra metà sull'altare. Quindi prese il libro dell 'alleanza e lo lesse alla presenza del popolo... Allora Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo dicendo: Ecco il sangue dell'alleanza, che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte quelle parole" (Es 24,6-8). "Mosè, intermediario tra Jahvè e il popolo, li unisce simbolicamente spargendo sull'altare, che rappresenta Jahvè, poi sul popolo, il sangue di una stessa vittima. Il patto è così ratificato dal sangue, come la nuova alleanza lo sarà da parte del sangue di Cristo".8 Mentre l'alleanza con Abramo nel segno della circoncisione costituisce i suoi discendenti come membri del popolo di Dio, l'alleanza del Sinai "consacra", dunque, questo stesso popolo come "consanguineo" di Jahvè. Sarà questa l'alleanza continuamente richiamata dai profeti. Con un'audacia che sorprende e una passione che sconvolge, l'anima delicata e violenta di Osea la esprimerà per la prima volta in rapporto di amore tra sposo e sposa.9 E sarà proprio l'esperienza dolorosa del profeta (il suo matrimonio con la donna che lo tradisce, ma che egli continua ad amare appassionatamente) il simbolo della condotta di Jahvè verso il suo popolo. Ripreso da Geremia, il simbolo ha le sfumature della sensibilità del profeta: "Mi ricordo di tè, dell'affetto della tua giovinezza, dell'amore del tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto. Israele era cosa sacra al Signore, la primizia del suo raccolto" (Ger 2,2-3). Il terzo Isaia lo riproporrà a Israele nel momento tristissimo della deportazione e schiavitù in Babilonia: "Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, ne la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio-compiacimento, la tua terra Sposata, perché il Signore si compiacerà di tè e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per tè" (Is 62,4-5). Il profeta Ezechiele nella lunga allegoria del cap. 16 (ripresa al cap. 23 col parallelismo tra Samaria e Gerusalemme), pur esasperando col crudo verismo che caratterizza molte sue pagine le "prostituzioni" di Israele, sposa infedele di Jahvè, termina tuttavia con il perdono gratuito dello sposo che stabilisce una nuova alleanza: "Mi ricorderò dell 'alleanza conclusa con tè al tempo della tua giovinezza e stabilirò con tè un 'alleanza etema. Allora ti ricorderai della tua condotta e ne sarai confusa... e tu saprai che io sono il Signore... quando ti avrò perdonato quello che hai fatto" (Ez 16,60-63).

Il mistero della pienezza dei tempi in Ef 1,3-14

Nel mirabile prologo della lettera agli Efesini, Paolo rivela, cioè fa "conoscere, comunica" il mistero della volontà di Dio, in conformità a ciò che egli aveva in Cristo prestabilito a compimento della pienezza dei tempi: di ridurre sotto un capo in Cristo il tutto, ciò che è nei cieli e ciò che è sulla terra (cf Ef 1,9-10). In Cristo, il Dio e Padre del Signore Nostro Gesù Cristo ci ha eletti prima della costituzione del mondo (Ef 1,4-5). Cioè, "in quanto siamo in lui, abbiamo avuto un'esistenza eterna. La nostra esistenza in lui è prima, eternamente prima di ogni cosa, è la prima forma della nostra esistenza. In quanto cristiano, cioè in quanto benedetto in Cristo, presentemente io sono ciò che, secondo l'eleggente volontà di Dio, ero eternamente e prima di ogni cosa. Per il cristiano "essere" non significa mai solo "essere nel mondo", essere una creatura, ma anche essere eternamente e prima di ogni cosa eletto da Dio (cf Col l,15ss; Gv l,lss; 17,5.24; ecc.)".10 L'autore del Salmo 139 ammira commosso questa sua presenza negli occhi di Dio: "Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro" (Sai 139,16; cf 1-18). Giobbe avverte invece questo sguardo di Dio su di sé come quello del nemico che colpisce: "Fino a quando da me non toglierai lo sguardo e non mi lascerai inghiottire la saliva?" (Gb 7,19). Tuttavia anche lui, come ogni uomo "cerca" il Dio della misericordia: "Perché non cancelli il mio peccato e non dimentichi la mia iniquità?" (7,21). "Per Paolo, nel testo che abbiamo dinanzi, questa "elezione" è fatta nella "carità", cioè nell'amore che Dio ha per noi che ispira questa elezione e che chiama l'uomo alla santità. Questa "elezione prima del tempo" sfocia in una "disposizione prima del tempo" che Paolo chiama "predestinazione": la nostra eterna elezione in Cristo alla santità è prevista per la nostra destinazione a "essere figli adottivi di Dio per opera di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà" (Ef 1,4-5)".11 Ma in che cosa consiste l'amore e quindi la grazia di Dio che egli ci ha benignamente elargito nel Cristo? Dio ci ha resi felici nel "Diletto", perché in lui abbiamo, per mezzo del suo sangue, la liberazione, cioè la remissione dei peccati (cf Ef 1,7): è questa l'opera storica della redenzione per mezzo della croce del Cristo. E tutto questo "a compimento della pienezza dei tempi" (Ef 1,10); per portare a compimento la storia, Dio comunica l'etemo mistero della sua volontà: ridurre sotto un capo, in Cristo, il tutto. Mirabile sintesi questa di tutta la storia: in 1 Cor 15,26-28 Paolo dice: "ogni cosa Dio ha posto sotto i piedi di Cristo; l'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte". Allora Gesù si ripresenterà davanti al Padre per rendergli conto della missione compiuta: "Gli consegnerà il regno" (15,24) e allora "Dio sarà tutto in tutti" (15,28). Colui che è "l'immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura e per mezzo del quale sono state create tutte le cose" (Col 1,15-17) è la persona storica, concreta del Figlio di Dio fatto uomo. Gesù di Nazaret. "Piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose" (Col 1,19-20). L'incarnazione del Figlio di Dio coronata dalla risurrezione (vittoria sulla morte, la grande dominatrice della storia) è vista, dunque, da Paolo come il momento in cui la natura umana del Cristo viene posta da Dio alla testa non solo di tutta la famiglia umana, ma anche di tutto l'universo creato, interessato alla salvezza così come è stato coinvolto nella colpa.12

Conclusione

Mi sembra possibile, riflettendo su questi appunti, giungere a concrete attualizzazioni nella nostra vita di ogni giorno. Tutto di qui acquista un "nuovo" senso: "Ecco io creo nuovi deli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, poiché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare" (Is 65,17s). Il passato è nella finitudine e nella morte, perché tutto è segnato dalla legge del tempo; in Cristo morto e risorto tutto riprende vita. Nel battesimo, rinascita nell'acqua e nello Spirito (cf Gv 3), Dio mi riveste dell'uomo nuovo "ricreato nel Cristo a immagine del Creatore per giungere alla vera conoscenza del bene e del male" (Col 3,9). E questo è realizzare il progetto ('e§à) di Dio, essere autenticamente se stessi, accogliersi come dono-grazia per sé e per gli altri: per cui "qualunque cosa fate in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie (nel greco: "eucharistuntes") per mezzo di lui a Dio Padre". In 1 Cor 10,31 Paolo specifica: "sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio". La mia semplice storia di ogni giorno diventa storia "sacra", perché è "Eucarestia". Altri in questo stesso numero di Famiglia Domani, all'interno del grande progetto di Dio di fare della "storia degli uomini" la mirabile storia della sua alleanza con l'uomo, ci aiuterà a vedere quale ruolo unico e insostituibile abbia la famiglia per essere "segno" di fronte agli uomini dell'amore di Dio per l'uomo.

1) Cf X. LEON DUFOUR, Dizionario di teologia biblica, Marietti, Torino 1967, pagg. 1024 - 1031. 2) GIANFRANCO RAVASI, Giobbe, Borla, Roma 1979, pag. 742 3) RAVASI, op. cit., pag. 740 4) RAVASI, op. cit., pag. 742 5) Cf X. LEON DUFOUR, op. cit., pagg. 1122ss 6) BRUNO FORTE,Gesù di Nazaret, Storia di Dio, Dio della storia, EP, Milano 1985, pagg.72s ;cf J.MOLTMANN, Teologia della speranza, Brescia 1971, 23-24 7) BJ, NOTA Gn 15,17, pag. 61 8) BJ, nota ES 24,8, pag. 175 9) BJ, pag. 1540 10) Cf H. Schlier, La lettera agli Efesini, Paideia, Brescia 1973, pag. 66s 11) Ib pag.71 12) Cf BJ nota Col 1,19 e testi citati in essa.

Traccia per la revisione di vita

 

 

 


Vedere Alla luce di quanto presentato nell'articolo riflettiamo sulla nostra vita con l'aiuto di alcune delle seguenti domande: Gli antichi pagani adoravano gli "idoli", ma avevano vivo il senso del "sacro"; noi adoriamo il vero Dio, ma questo rende "sacra" la nostra vita di ogni giorno? C'è stato qualche momento nella nostra storia di singoli o di coppia in cui abbiamo avvertito che Dio realizzava in noi un suo progetto? Come abbiamo risposto? Ci sembra possibile una lettura "sistematica" della nostra vita, che ci aiuti a collocarne gli aspetti più salienti in una prospettiva di salvezza per noi e per i nostri cari? Quando sono nati i nostri figli abbiamo capito che ci erano stati "donati". Li sentiamo anche oggi "suoi"? Anche per loro c'è un progetto di Dio: è questo anche il "nostro" progetto? Dio ha riconciliato il mondo con sé per mezzo di Cristo e ci ha dato l'incarico di portare altri alla riconciliazione con Lui (cf 2 Cor 5,18s). Come, nella nostra storia quotidiana, aderiamo all'invito di essere "ambasciatori" e "collaboratori" di Dio? Guardando alla storia contemporanea, di fronte alle analisi pessimistiche sul futuro dell'umanità, sappiamo conservare e coltivare in noi la speranza? Quali germi positivi e quali segni dell'evento di salvezza che sta lievitando la storia umana riusciamo a cogliere?

 

Giudicare Apriamoci all'ascolto della voce dello Spirito che parla dentro di noi. Richiamiamo alla memoria situazioni e brani evangelici e lasciamoci giudicare e illuminare.

Agire A quale cammino di conversione sento che Dio, oggi, mi chiama?