Sergio Riccardi
Il discernimento spirituale è possibile.Esercizio di ascolto dello Spirito.Una definizione.Culto spirituale del Nuovo Testamento.Condizioni per un buon discernimento.Come attuare il discernimento.Criteri di giudizio.
È esperienza di tutti che la vita richiede continuamente una serie di scelte, alcune delle quali anche molto difficili da fare. E nessuno può negare che sia proprio dell'uomo agire in funzione di un giudizio e che la sua azione è tanto più umana quanto più maturo è il giudizio stesso. È pur vero che non necessariamente ogni azione è frutto di una decisione razionale esplicita, ma è anche vero che in certi campi nessuno può sottrarsi all'obbligo morale di una scelta non superficiale. Basti pensare per esempio alle implicazioni dei diversi utilizzi della tecnica, all'uso che si può fare del denaro, al valore relativo o esclusivo che può essere dato al potere, e come può venire considerato il successo, alle conseguenze che scelte educative diverse possono avere per i propri figli. Ed il cristiano, in più, deve misurarsi con il Vangelo! Se vuoi seguire Cristo deve imparare a coniugare la propria logica umana con quella di Dio. Non può abbandonarsi alla sensazione, al sentimento, all'improvvisazione. È chiamato ad impegnarsi in una strada più difficile: quella del discernimento "spirituale". È questa la strada privilegiata per conoscere la volontà di Dio nel concreto. L'evangelico "non chi dice Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio... " è un invito a non fermarsi al piano universale, fosse pure quello della Scrittura, della ragione, dell'insegnamento della Chiesa - che pure è necessario tener presente per non correre il rischio del paganesimo, dell'arbitrarietà, del soggettivismo morale - ma deve spingere coloro che vogliono rispondere con la loro azione quotidiana alla chiamata del Signore a scendere al livello dell'interiorità, della personalizza-zione, dello spirito. Impegnarsi sulla strada del discernimento spirituale è ancor più necessario oggi quando, di fronte all'ostentata volontà di frantumare nei cuori antiche certezze morali (si pensi alla liberalizzazione dell'aborto o all'eutanasia) e all'apparente venir meno di punti di riferimento già creduti incrollabili (si guardi alla difficoltà che incontra il sacramento della confessione o allo scetticismo con cui è accolta la parola del Papa), anche il credente corre il rischio di brancolare nel buio.
Il discernimento spirituale è possibile
Percorrere il sentiero spesso arduo del discernimento spirituale e pervenire ad una scelta che da esso tragga la sua motivazione non è facile. È tuttavia possibile, ma ad una condizione fondamentale: credere che l'uomo e la donna, al di là di ogni condizionamento contingente, siano fondamentalmente liberi e capaci di un vero atto di volontà. È questo un presupposto oggi non pacificamente accettato da tutti; il credente però non può lasciarsi vincere in proposito dallo scetticismo. La Parola che gli è rivelata inizia infatti con l'affermazione che l'uomo e la donna sono fatti a immagine di Dio, di un Dio sommamente libero. Per cui chi crede in essa non solo è in grado di riconoscere in sé la libertà di scegliere in relazione alla conoscenza delle cose e ai dettami razionali dell'intelletto, ma sente, con il cuore, di essere dotato di una libertà spirituale che gli permette di formulare le scelte "perfette"2 dal punto di vista del suo Creatore, lo rende capace cioè di vedere e scegliere quello che giova di più in ordine al progetto di Dio sulla sua vita.
Esercizio di ascolto dello Spirito
La parola discernimento ha in italiano il significato prevalentemente intellettuale di saper distinguere una cosa dall'altra per poterne dare un giudizio. Il discernimento spirituale è invece qualcosa di più: è un esercizio di ascolto dello Spirito Santo come risuona nell'intimo dell'uomo (7 Cor 2, 10-12) perché questi si possa decidere per un'azione specifica in sintonia con la volontà di Dio. È quindi un'esperienza spirituale volta ad una azione concreta. Ma perché essa sia possibile occorre che chi la intraprende riconosca non solo che la Parola di Dio risuona anche oggi nella Chiesa e nel mondo, nei singoli uomini e nelle singole donne, ma che essa si possa manifestare con una particolare illuminazione e in una sollecitudine della coscienza personale. Il fondamento di questa convinzione è, per il cristiano, nella Bibbia. Si rileggano per esempio il prologo del quarto Vangelo e i versetti 20 e 27 del capitolo 2 della prima lettera di Giovanni ("Ora voi avete l'unzione ricevuta del Santo e tutti avete la scienza". "E quanto a voi l'unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri; ma come la sua unzione vi insegna ogni cosa, è veritiera e non mentisce..."). Ma è necessaria anche una seconda condizione per chi affronta il discernimento spirituale: egli deve vivere abitualmente in contatto con la Parola scritta di Dio. Non con una parte di essa, ma con tutta intera la Scrittura, letta alla luce del suo completamento: la buona novella che è Gesù. Dove "vivere in contatto" significa mettersi nella condizione di far divenire la Parola scritta, con l'aiuto dello Spirito, Parola interiore e individuale. È perciò insufficiente e inadeguata una lettura della Bibbia puramente tecnica, tendente solo a decifrarne il senso. Questa seconda condizione è assolutamente indispensabile, tra l'altro, per non correre il rischio di leggere nei tempi esclusivamente i segni che uno, coscientemente o incoscientemente, si aspetta di trovarvi in funzione delle proprie preferenze ideologiche.
Una definizione
Trattandosi di un'esperienza spirituale, il discernimento non è facilmente riconducibile ad un'unica definizione. Ne proponiamo una, solo per avere un riferimento e un linguaggio comune.3 Il discernimento spirituale è uno strumento che permette di avvertire, di cogliere, di distinguere e di separare i valori reali, le situazioni storiche positive dai valori apparenti e dalle situazioni storiche negative o confuse che affiorano nell'esistenza e poi di integrare tutti gli elementi positivi, sia quelli di ordine universale, come i principi o i valori della fede e della ragione, che quelli di ordine particolare, come fatti o situazioni storiche, in ordine al piano di Dio da attuare nella storia concreta. Il discernimento spirituale può essere vissuto sia come stile di vita che come esperienza forte. Come stile di vita è come un'esperienza cristiano-spirituale continua e spontanea che si attua nella quotidianità. È un dinamismo di continua ricerca della volontà di Dio nella propria vita e nella propria missione. Questo dinamismo continuo è vissuto in modo quasi inconscio come un atteggiamento di fede, come un modo di stare davanti a Dio, alla Sua Presenza, come preghiera continua. Nella seconda accezione, il discernimento spirituale è il tempo forte di questa spiritualità concretamente vissuta, di questa esperienza quotidiana. È un'esperienza limitata nel tempo e intermittente. È un'esperienza particolare, puntuale, nella quale si vive - ad un livello di più esplicita coscienza - la realtà del discernimento;si realizza più come atto o operazione che come atteggiamento di fondo e, in quanto tale, si presenta come metodo, come pedagogia spirituale, come mezzo rispetto al discernimento spirituale vissuto come atteggiamento e come stile di vita permanente che ne è il fine. Come esperienza forte il discernimento spirituale è ordinato prima di tutto a far maturare uno stile di vita di costante ricerca della volontà di Dio. Pertanto non può essere vista come una esperienza o un momento a se stante.
Culto spirituale del Nuovo Testamento
Già da quanto detto finora emerge che il discernimento spirituale è un impegno non facile, ma che non può essere lasciato tanto leggermente tra le attività facoltative. Perché nel Vangelo c'è un chiaro invito in proposito. Anzi, sembra quasi che nel discernimento spirituale consista principalmente il culto "spirituale" del Nuovo Testamento.4 Per convincersene si ripercorrano con attenzione le tre seguenti considerazioni: a. A coronamento di un gran numero di testi del Nuovo Testamento stanno i due versetti che aprono il Cap. 12 della lettera ai Romani: "Vi esorto, dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come un sacrificio vivente, santo e gradito a Dio. È questo il Vostro culto "spirituale". E non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto". b. Si tratta qui della rivelazione di una svolta fondamentale nella vita religiosa (= cultuale) del popolo di Dio. Dopo il dono dello Spirito, l'intera esistenza storica della sua persona (= il suo corpo) diventa il sacrificio da immolare nel culto di Dio, mediante il discernimento nell'esercizio responsabile della libertà. e. Il cristiano pertanto se vuole onorare il suo Dio in Spirito e Verità, come è comandato da Cristo (Gv 4,23-24), deve impegnarsi ad entrare e vivere in una situazione permanente di discernimento spirituale perché l'unica cosa che gli è richiesta è di conformarsi allo Spirito Santo che gli è dato come guida per la sua nuova esistenza (2 Cor 5,16-17).
Condizioni per un buon discernimento5
Se il cristiano è chiamato ad un impegno tanto serio da sfociare in un vero e proprio culto spirituale, è necessario esaminare attentamente le condizioni che lo possono favorire e per contrasto quelle che lo rendono difficile. Conviene distinguere quanto riguarda il soggetto che opera il discernimento da ciò che è relativo all'ambiente in cui si attua in concreto il processo di discernimento. Per quanto riguarda il soggetto occorre innanzi tutto che questi abbia una sufficiente maturità sia umana che spirituale. È pur vero che la maturità, intesa qui come capacità di integrare nella propria persona le molteplici esperienze della vita, piuttosto che un dato acquisito è un processo continuo e perciò sempre perfettibile. Quello che si richiede è comunque quel livello minimo che consenta alla persona di essere consapevole delle proprie caratteristiche e che gli faccia riconoscere nel contempo i propri limiti; che le permetta di accettare le esigenze degli altri; che la renda capace di attenzione alle situazioni; che abbia creato in lei una certa abitudine alla riflessione. Deve inoltre essere in grado di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Un secondo presupposto di carattere personale è l'attitudine fondamentale di ricerca e di scelta che significa, tra l'altro, desiderio di trovare e compiere la volontà di Dio, coscienza del primato di Dio, generosità, speranza e senso del futuro. Una terza condizione per un proficuo discernimento va vista nella conversione e nella purificazione del cuore intese non solo come distacco dal peccato, ma anche dalle proprie idee preconcette e dai gusti mondani. Indispensabile è inoltre avere un intenso rapporto con Cristo attraverso i sacramenti e la preghiera e ricordarsi sempre che il vero discernimento è possibile solo nella Chiesa. Discernere comporta infatti cogliere la continuità tra Cristo e la sua Chiesa. Ed infine non può raggiungere un vero discernimento se non chi ha raggiunto un minimo di capacità di apprezzare e far emergere la positività delle situazioni, di valutare dove "meglio" compiere la volontà di Dio e cosa sia "più" gradito a Lui, senza limitarsi alla sola capacità di critica negativa. Per quanto riguarda le condizioni "ambientali" nelle quali attuare il discernimento occorre tener presente quanto già detto circa la "spiritualità" del metodo. Ne discende la necessità di un clima di fede, di speranza, di amore, un clima di ascolto della Parola e di docilità allo Spirito, di libertà intcriore e di verità con se stessi. Per questo l'ambiente non deve essere disturbato, ma discreto, tale cioè da facilitare il raccoglimento, l'interiorizzazione ed il colloquio con Dio. Va da sé che la completa realizzazione di tutte le disposizioni interiori e di tutte le condizioni esterne sia un'impresa pressoché impossibile. È però importante tenerle sempre presenti e tentare di avvicinarsi alla loro pienezza se si vuole utilizzare bene lo strumento del discernimento. Senza contare che lo sforzo che facciamo per realizzarle anche parzialmente è già di per sé uno stimolo potente per una maggior crescita spirituale. È questo, se si vuole, un frutto indotto del nostro impegno primario: la ricerca della volontà di Dio.
Come attuare il discernimento6
Abbiamo inteso via via il discernimento spirituale come uno strumento, un esercizio, un'esperienza di vita. Partiamo da quest'ultima e più pregnante definizione per illustrarne la tecnica o meglio, per individuare le tappe del cammino attraverso il quale essa si realizza. La prima tappa è quella dell'esperienza - del sentire - della memoria. Il discernimento spirituale non parte da principi astratti ma dall'esperienza. Comporta un sentire, una sensibilità per i dati dell'esperienza interiore (consolazioni, desolazioni, emozioni interiori, sentimenti, ecc.) e dell'esperienza storica esterna, per i fatti. Si tratta di sentire, di accorgersi di quello che avviene in noi e fuori di noi. Si tratta di raccogliere i dati: quelli dell'esperienza storica, ma anche quelli della ragione e della fede, i principi universali e i criteri. È questo il momento della memoria: perché? Perché la memoria è la facoltà che raccoglie, che porta al presente quello che è passato. L'esercizio della memoria nella vita spirituale, purtroppo, è stato spesso sottovalutato a scapito di un'esclusiva attenzione all'intelletto o alla volontà, col risultato che si è caduti facilmente nel razionalismo o nel volontarismo a scapito di un sano realismo che nella vita spirituale è di fondamentale importanza se siamo convinti che il Mistero dell'Incarnazione è uno dei due Misteri principali della nostra fede, è al centro del nostro credo. Il secondo momento è quello della riflessione, del discernimento, dell'intelletto. È il momento del discernimento spirituale inteso in senso stretto e specifico. È il momento del riflettere, del ponderare, del valutare, del soppesare, del vagliare i dati raccolti. Si tratta - a questo punto - di confrontare, di separare e di distinguere, di giudicare e di esaminare tutto. Qui interviene, pertanto, l'intelletto. Un intelletto però, spirituale, illuminato dalla fede e dai doni dello Spirito, un intelletto sostenuto dai criteri evangelici. L'intelletto valuta i dati, analizza il valore, il peso o l'autenticità di ciascuno di essi, individua e analizza le diverse opzioni possibili e pesa i "prò" e i "contro" di ciascuna di esse, soprattutto per arrivare a trovare il punto di integrazione tra la molteplicità dei dati. Questa è la tappa più delicata e generalmente più faticosa. Per quanto uno possa usare bene del suo intelletto, spesso non arriva da solo alla decisione che è secondo la volontà di Dio. L'intelletto deve essere corroborato dalla sapienza, dalla prudenza, dall'amore che discende come dall'alto, dalla caritas discreta, amore che fa discernere (cf Sap 9 e FU 1,9-10); soprattutto deve essere corroborato dal dono del discernimento che bisogna umilmente chiedere a Dio. Perciò questa tappa deve essere vissuta in clima di intensa preghiera: il lavoro dell'intelletto non è sufficiente a determinare la volontà che liberamente e amorosamente si decide per la volontà di Dio. Tra il lavoro dell'intelletto e il successivo momento della decisione c'è un salto, perché la decisione è un atto di libertà e la libertà non può essere determinata dall'intelletto, ma necessita dell'azione dello Spirito Santo e della Luce dall'Alto: questo intervento è insostituibile. Il terzo momento è quello della decisione, della liberazione, dello scegliere la volontà di Dio sotto l'azione dello Spirito Santo. Qui interviene la volontà, è il momento dell'atto libero. È anche il momento dove è più utile poter contare su una Guida. Nel passaggio tra l'intelletto e la volontà c'è il doppio pericolo dell'intellettualismo e del volontarismo. Si ha volontarismo quando si prende una decisione senza tener troppo conto di quello che precede: si trascurano cioè i dati e la riflessione e ci si decide un po' capricciosamente in base a un sentimento immediato. Questo può condurre ad una specie di autoritarismo. Si cade invece nel pericolo dell'intellettualismo quando si prende la decisione unicamente in base ai principi della ragione, quasi come un gioco logico e matematico che viene a trascurare il salto tra intelletto e libertà e soprattutto senza tener conto dei principi della fede e della grazia, quasi che si possa conquistare dal basso, con le nostre sole forze, la volontà di Dio che, invece, prima di tutto è dono. Il quarto momento, infine, comporta un ritorno all'esperienza. La volontà di Dio conosciuta e amata va poi eseguita. È questo il momento delle potenze o facoltà esecutive che traducono nella prassi la decisione. Non basta decidersi e volere la volontà di Dio, bisogna anche metterla in pratica (Gc 1,22-25; Mt 7,24-27; Lc 8,21; Mt 1,28-31). Il vero discernimento infatti, quello almeno che è valido in una spiritualità laicale, deve portare ad incarnare la volontà di Dio nella storia e prolungarsi, pertanto, nella vita quotidiana.
Criteri di giudizio
Per completare l'argomento tecnico occorre accennare, sia pure brevemente e senza poterli convenientemente sviluppare, anche ai criteri di giudizio da applicare al discernimento spirituale. Tuttavia quanto detto finora ne faciliterà la comprensione. Il criterio fondamentale è, innanzi tutto, la persona di Cristo, il suo insegnamento, le sue azioni. Poi la Sacra Scrittura e la Chiesa con la sua dottrina e le sue leggi. L'attenersi a questo criterio oggettivo garantisce normalmente una scelta sicura, ma alle volte esso è insufficiente, parziale, esistenzialmente incompleto. Se assolutizzato infatti diventa, o può diventare, erroneo, conducendo di fatto al legalismo, al fariseismo. Un terzo criterio può essere individuato nei "segni dei tempi". Dio si manifesta continuamente attraverso gli avvenimenti che divengono "messaggio di Dio per gli uomini del nostro tempo quando, letti alla luce di Cristo - Parola vivente - della Scrittura e della Chiesa,manifestano esigenze o bisogni spirituali, nuovi valori o particolari sottolineature di valori tradizionali " (VI Assemblea F.I.E.S., 1972). Da Parola di Dio per gli uomini del nostro tempo diventano criterio e norma di discernimento per il singolo.7 Occorre infine prestare molta attenzione a quelle che vengono chiamate le mozioni interiori della grazia. Sono queste le spinte ad agire in un determinato modo che vengono avvertite da chi esercita il discernimento. Esse vengono per lo più riconosciute indirettamente dai frutti, dagli effetti, dalle conseguenze (e pertanto questo è un criterio che deve essere a sua volta sottoposto ad un attento discernimento e presuppone altri criteri). Di questi frutti-effetti alcuni sono esterni (opere di carità, edificazione della Chiesa, diffusione del bene, ecc.), altri interni (risonanza inferiore, consolazione, desolazione).8 Toccando questi ultimi il livello emotivo, affettivo, vanno riguardati con particolare cautela. S. Ignazio di Loyola suggerisce, per interpretarli, alcune regole che chiama "per il discernimento degli Spiriti". Sono basate su due principi fondamentali che occorrerà sempre tenere presenti quando si dovrà giudicare questo tipo di mozioni interiori: a. Dio e Satana si comportano in maniera opposta, non solo tra loro, ma anche secondo il dinamismo e l'orientazione fondamentale spirituale dell'individuo. b. Dio e Satana operano secondo quello che è loro proprio (ad es. Dio apre all'universalismo che vuoi dire: pienezza, tranquillità, pace, luce, integrazione verso il giusto mezzo, carità, amore; Satana ripiega sul particolarismo, che vuoi dire: strettezza, vuoto, insicurezza, tenebra, contrasti, dubbi, polarizzazione verso gli estranei, egoismo, egocentrismo).
Conclusione
Al termine di questo articolo, nel quale mi sarebbe piaciuto fare anche qualche considerazione sul discernimento di coppia, desidero ritornare all'assunto sintetizzato nel titolo: il discernimento spirituale va visto come un impegno irrinun-ciabile del cristiano che vuole entrare in sintonia con la volontà del suo Signore in ogni momento della sua vita; e, partendo da esso, porre una questione fondamentale: il discernimento va considerato come una conquista dell'uomo o non piuttosto come un dono dall'alto? Da tutto quanto detto dovrebbe risultare chiaro che in questa esperienza il ruolo principale spetta allo Spirito Santo. La decisione di chi fa il discernimento, se vuole essere una decisione nella fede, non può che essere un Suo dono prima che una conquista dell'esercitante. Fatto salvo però l'impegno di quest'ultimo, perché Dio non concede all'uomo nessuna grazia, neppure la salvezza, contro la sua volontà.
1 All'espressione discernimento spirituale viene dato nel seguito il significato, che da S. Ignazio di Loyola in poi è divenuto classico, di esercizio tendente a chiarire quale sia il bene e quale sia il male di un dato comportamento quando ciò non risulti immediatamente percepibile (le situazioni confuse o ambigue non mancano nella realtà della vita quotidiana!); o più comunemente, di esperienza specifica vissuta per il desiderio di pervenire alla comprensione della particolare volontà di Dio circa la scelta da fare tra diverse alternative tutte moralmente buone. Il discernimento spirituale così inteso da perciò per scontato che chi lo pratica ha già fatto in cuor suo una scelta di fondo: seguire il Cristo e il suo insegnamento. Perciò egli non si pone più il problema di scegliere tra il bene e il male, ma solo come meglio rispondere all'amore di Dio. Ciò non significa che per praticare il discernimento spirituale occorra aver raggiunto un grado elevato di perfezione, ma solo che è necessario sentire un grande desiderio di compiacere il proprio Creatore. Deve essere perciò chiaro che il discernimento spirituale - e qui va sottolineato l'aggettivo spirituale - si situa ad un livello diverso da quello della morale. Quest'ultima dice che cosa è bene e che cosa è male, mentre il primo indica al fedele che cosa è "meglio" fare per amare concretamente Dio nelle diverse circostanze della vita. Vale forse ancora la pena di precisare che il risultato di un discernimento spirituale è comunque frutta di una certezza morale, non di una certezza di verità assoluta. In altre parole chi affronta questo esercizio può giungere a percepire con sufficiente chiarezza che quello che si sente spinto ad intraprendere è gradito a Dio, ma non può affermare che il suo sia l'unico modo di rispondere a quella chiamata dal Padre. Ne discende una conclusione che può lasciare perplessi: due persone possono, praticando il discernimento sulla stessa situazione, pervenire a decisioni comportamentali differenti. E questo in obbedienza al medesimo Spirito! È molto importante comprendere questo punto. In caso contrario si rischia di attribuire al discernimento una facoltà di ricerca della verità che non gli compete in quanto esso ha una funzione eminentemente pratica: ricercare la volontà di Dio, per me, qui e ora.
2 "Siate perfetti come è perfetto il Padre Vostro che è nei deli" (Mt 5,48). 3 Cf MAURIZIO COSTA S.J., Lo spirito del Padre parlerà a voi, END ITALIA: DOCUMENTI, 1981. 4 Cf Rossi DE GASPERIS S.J., Il discernimento spirituale del cristiano oggi, a cura della F.I.E.S. (Federazione Italiana Esercizi Spirituali), Roma 1984. 5 Cf MAURIZIO COSTA S.J., Tracce di riflessione su alcune questioni riguardanti il discernimento spirituale, P.U.G., Roma 1973-74. 6 Cf MAURIZIO COSTA S.J., Lo spirito del Padre parlerà in Voi, op. cit. 7 Cf MAURIZIO COSTA s.J. Tracce di riflessione su... il discernimento spirituale, op. cit. 8 Ib.
INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE
La bibliografia specifica in materia è per lo più costituita da articoli apparsi in riviste specializzate e perciò difficilmente reperibili dal lettore comune. Opere di carattere generale scritte o tradotte in italiano non siamo riusciti a trovarne, almeno per quanto riguarda gli ultimi anni. Riportiamo perciò solo alcuni titoli, che con un po' di fortuna, potrebbero essere ancora rintracciati in qualche libreria di ispirazione cristiana. S. IGNAZIO DI LOYOLA, Gli scritti, UTET, Torino 1977. Rossi DE GASPERIS - IGNACE DE LA POTTERIE, Il discernimento spirituale del cristiano oggi, F.I.E.S., Roma 1984. CUSSON, Conducimi su vie d'eternità, Ed. Comunità di vita cristiana. Roma 1980. GOFFI, Uomo spirituale, in Nuovo Dizionario di Spiritualità, Ed. Paoline, Roma 1979. SCHIAVONE, II progetto del Padre, Ed. Rogate, Roma 1981. DE LA POTTERIE - LYONNET, La vita secondo lo Spirito, condizione del cristiano, AVE, Roma 1967. Il discernimento dello Spirito in "Concilium", n. 9/1978. TOMASO BECK - GIOVANNA DELLA CROCE, Non so vedere: il discernimento dello Spirito, Ed. Dehoniane, Bologna 1978.
