Perdere la propria vita significa assumere la vita degli altri come propria ragione di esistenza.

Chi vive fedele al Vangelo viene contestato perché non si conforma alla mentalità di questo mondo, ma agisce per un bisogno assoluto di giustizia in cui trova rispecchiata la sua dignità morale.

Tutto passa solo Dio resta.

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beatitudini

Il vangelo di oggi ci consegna una mappa del tesoro: non indica una scorciatoia per stare bene, ma il sentiero verso la felicità vera. È la felicità che Gesù proclama sul monte, dentro la vita reale, con le sue ferite, le sue contraddizioni e le sue attese. È la strada della santità: non un privilegio per pochi eccezionali, ma la pienezza della nostra umanità, la bellezza che Dio ha seminato nel cuore di ciascuno. Dio ci vuole felici, tutti. È Amore, solo amore, e desidera il bene di ogni suo figlio e di ogni sua figlia. Per questo ci consegna le Beatitudini: non come regole fredde o come una vetta riservata a pochi, ma come il volto stesso di Gesù e come una promessa. La felicità non va rincorsa lontano da noi: è destinata a noi da sempre, quando impariamo ad accogliere con gratitudine ciò che siamo e a lasciare che Dio compia in noi la sua opera d’amore. Nella festa di Tutti i Santi guardiamo una moltitudine immensa di uomini e donne, di ogni popolo e lingua: non eroi senza fragilità, ma persone che hanno riconosciuto la propria povertà e si sono lasciate custodire dal Padre. Vediamo allora queste istruzioni per trovare il cammino verso la felicità...

Beati i poveri in spirito

quelli che non confidano solo in sè stessi, si affidano a Dio, non si appoggiano sul potere, sulle proprie forze, ma si fidano dell'Amore; quelli che non hanno paura a dare tutto se stessi, quello che hanno e quello che sono; che vivono con gioia la dimensione della gratuità.

Beati quelli che sono nel pianto

quelli che vibrano, che sentono tutte le ingiustizie intorno a loro e non fanno finta di niente, che sanno piangere su tutto il male che ci circonda e che é dentro di noi, che non si arrendono a tutto questo, che sanno attraversare le notti dell’esistenza.

Beati i miti

quelli che non reagiscono con prepotenza, ma non si girano dall'altra parte; che non si fanno giustizia da soli, ma continuano a credere che l'amore risolverà anche le situazioni più complicate e vivono per questo, senza rassegnazione, che non vivono i rapporti con gli altri con durezza e rispondono al male con il bene.

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia

che si danno da fare con tutte le loro forze per cercare di risolvere tutte le ingiustizie, per vincere il male dentro e fuori di loro, perché ad ogni uomo venga riconosciuto ciò che gli spetta, che sono assetati per un mondo diverso, altro, per un mondo popolato da santi.

Beati i misericordiosi

quelli che vedono sempre un orizzonte più ampio, sconfinato, di fronte ai torti subiti; non dimenticano, ma lottano perché tutti i contrasti vengano risolti, che non vivono i rapporti con gli altri a partire dagli errori commessi.

Beati i puri di cuore

quelli che cercano di ragionare, decidere, dilatare il proprio cuore sulle misure di quello di Dio, senza divisioni interiori, che guardano sempre al suo amore in tutte le giornate, che non si lasciano travolgere, invadere dal "nero" che ci circonda, dagli interessi meschini.

Beati gli operatori di pace

quelli che lottano ogni giorno per risolvere i conflitti, per abbattere i muri di odio e di indifferenza, quelli che contribuiscono concretamente a costruire una società più giusta dove non ci siano divisioni, diseguaglianze, maldicenze, calunnie, ingiustizie, soprusi ...

 Beati i perseguitati per la giustizia

quelli che non abbandonano il percorso intrapreso nelle difficoltà, che continuano a lottare per una umanità più giusta, anche se tutti gli dicono di mollare, che continuano a perseverare a fare il bene.

Alla fine del percorso delle beatitudini il vangelo ci mette in guardia sugli insulti che si possono ricevere, da chi non vuole un’umanità nuova, ma forse non sono più così importanti se si vive nella pienezza, nella felicità che ci propone Gesù.

Una mappa del tesoro, un cammino verso la felicità non facile. L’unico che ha vissuto tutte le Beatitudini in pienezza, ogni giorno e per tutta la vita, è Gesù, non si limita a indicare la strada: la percorre per primo, mite e disarmato, misericordioso fino alla croce, e ci rivela il volto luminoso del Padre che sta dalla parte dei piccoli e di chi è scartato. Una meta troppo alta? Certo, molto alta: un Everest da scalare. Oggi celebriamo i santi, che ci ricordano che non si cammina da soli, che la santità non consiste nel mostrarsi perfetti. Consiste nel lasciare trasparire, anche nella prova, nella vulnerabilità, nelle fragilità, la luce e la bellezza di Dio.

Otto indicazioni: si può partire da una, oggi, magari in un incontro concreto o in una difficoltà. Si può anche smarrirsi lungo il sentiero, ma in ogni momento possiamo riprendere il cammino, perché siamo figli amati e perché la misericordia di Dio ci precede. Ne vale veramente la pena: è il senso della nostra vita su questa terra, verso una nuova umanità, fino alla comunione piena con Dio.

Revisione di vita

  • In che direzione sta andando la mia vita oggi? Quale felicità cerco? Una felicità fatta di possesso, di consenso, di potere oppure quella che Gesù promette nelle Beatitudini?
  • Quale beatitudine può rendere più bella, vera, libera, felice la mia vita? In quale situazione concreta posso provare a viverla fino in fondo?
  • Il mondo di oggi ha una sete di felicità, spesso cercata nei posti e nei modi sbagliati. Sentiamo la responsabilità di cristiani a cui il Padre ha rivelato il giusto percorso? La responsabilità di far vedere a tutti il cammino verso il tesoro, verso la felicità…
  • C’è una beatitudine che mi mette particolarmente in crisi? Posso condividerla con i fratelli e le sorelle che mi sono accanto, chiedendo aiuto per non camminare da solo?