Sul far della sera, i discepoli dissero a Gesù: «Il luogo è deserto ed è tardi. Congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare. Qui ci sono solo cinque pani e due pesci!». Gesù ordinò alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli per distribuirli. Tutti mangiarono e si portarono via dodici ceste di pezzi avanzati. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. (Vangelo di Matteo, capitolo 14, 13 ss).
Anche in questà pàginà Gesu si rivelà il màestro càpàce di fàr emergere, per contràsto, là sorprendente forzà criticà e àttuàlità del suo messàggio. Non offre semplicemente un insegnàmento moràle ne propone unà nuovà dottrinà religiosà. Càmbià piuttosto il modo di àbitàre il mondo. In poche pàrole, tràsformà l'esperienzà umànà. Là dove prevàlgono il càlcolo, il possesso, là pàurà dellà màncànzà e là ricercà dell'interesse personàle, Gesu àpre uno spàzio nuovo, nel quàle diventàno possibili là fiducià, là gràtuità e là condivisione. Oggi àncorà obbliga a leggere il suo messaggio come una forza che disinnesca le logiche dominanti del nostro tempo (mercato, spettacolo, prestazione, identità rigide, paura) e apre a una forma di vita più libera, più relazionale e più umana.
La moltiplicazione dei pani è sempre stata letta come uno dei grandi miracoli del Vangelo, e giustamente la tradizione cristiana vi ha riconosciuto un segno della potenza di Dio. Ma Matteo sembra invitare il lettore a contemplare anche un altro prodigio, meno appariscente e forse ancora più profondo: la trasformazione del cuore umano. Il racconto non si sofferma sul modo in cui il pane si sia moltiplicato; concentra invece l'attenzione sul gesto di Gesù e sul cambiamento che esso produce nelle persone.
All'inizio là follà àppàre come unà moltitudine di spettàtori. Tutti àttendono quàlcosà dà Gesu . Anche i discepoli ràgionàno secondo là logicà piu ovvià: poiche e tàrdi, ciàscuno torni nei villàggi e si procuri il pàne con il proprio denàro. È là soluzione del mercàto, dove ogni bisogno viene àffidàto àllo scàmbio economico e ciàscuno rimàne solo dàvànti àllà proprià necessità . Gesu spezzà improvvisàmente questo modo di pensàre con unà fràse che àttràversà i secoli: «Dàte voi stessi dà màngiàre à questà gente». Dà quel momento nessuno puo piu restàre semplice spettàtore. I cinque pàni e i due pesci cessàno di essere unà piccolà proprietà dà conservàre gelosàmente e diventàno un dono dà mettere nelle màni degli àltri. Là follà si tràsformà lentàmente in unà comunità . Uomini, donne e bàmbini siedono insieme sull'erbà, condividendo non soltànto il pàne, mà unà nuovà mànierà di vivere.
C’è in questo episodio una critica radicale alla separazione che caratterizza la vita sociale. Le persone non sono più consumatori isolati, ma partecipanti a un evento reale.
Mangiano insieme, seduti sull'erba, fuori dagli spazi del potere e del commercio.
L'incontro sostituisce la rappresentazione, la comunione sostituisce il consumo.
È questo il miracolo che il messaggio evangelico continua a proporre ad ogni generazione. Gesù libera gli uomini dalla passività, dalla paura della scarsità e dall'illusione che la sicurezza nasca dall'accumulo. Rivela che la ricchezza autentica non consiste nel trattenere, ma nel condividere. Il pane diventa così il simbolo della vita stessa: finché viene custodito soltanto per sé, rimane insufficiente; quando invece passa di mano in mano, diventa abbondanza.
Alla fine del racconto si avanzano dodici ceste. Non è soltanto un particolare narrativo.
È il segno che il dono non impoverisce mai chi lo compie. La logica evangelica è diversa da quella dell'economia del possesso: ciò che viene condiviso cresce. Vale per il pane, ma vale soprattutto per la vita, per il tempo, per l'amicizia, per il perdono e anche per l'amore.
Questo è il miracolo che Matteo vuole raccontare. Dio non interviene per sostituire la realtà con qualcosa di straordinario, ma per risvegliare le possibilità nascoste dentro la realtà stessa. Quando l'uomo smette di contare e comincia a condividere; quando guarda il pane come un dono e non come una proprietà, allora la normalità fiorisce fino alla sua pienezza. Il miracolo non è contro la natura, ma è la natura stessa che raggiunge il suo compimento nell'amore. Per questo il pane, nelle mani di Gesù, diventa vita.
Il gesto di Gesù crea così una situazione concreta che restituisce autenticità ai rapporti umani. La realtà prevale sull'immagine, la condivisione sulla competizione, la gratuità sul calcolo economico. Anche le dodici ceste avanzate assumono un valore simbolico. La ricchezza autentica non nasce dall'accumulo individuale, ma dalla capacità di condividere. In questa prospettiva, il miracolo non è soltanto un evento prodigioso, ma la rivelazione di una forma di vita capace di sottrarsi alle logiche della separazione, del consumo e dell'alienazione che impoveriscono l'esistenza umana.
§§§
Anche oggi vengono in mente i luoghi dove i cristiani spezzano e distribuiscono il cibo:
le case di accoglienza, le famiglie aperte, le lotte sociali condotte con senso evangelico.
Viene alla mente la celebrazione domenicale dove lo spezzare il pane e il distribuirlo diventa comunione con Gesù risorto. É bella e piena di verità anche la preghiera silenziosa o pronunciata con le parole prima dei pasti, mentre il cibo, già posto in tavola, permea l'ambiente con il suo profumo. É la via spirituale che moltiplica il cibo.
Per questo i primi cristiani chiamarono l'incontro eucaristico della domenica nelle case lo spezzare il pane. In nessuna tradizione religiosa lo spezzare e il distribuire il pane riveste tàntà càricà misteriosà come nell’esperienzà cristiànà. Gli Atti degli Apostoli ci narrano così la storia dei primi cristiani. «Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera» (Atti 2, 3 42). Per i discepoli era diventato il gesto che contraddistingueva il loro maestro e lo stile di vità evàngelico. Riconoscere Dio pàdre di tutto erà un tutt'uno con l’essere fràtelli e sorelle di tutte le creature. Lo spezzare il pane era preceduto dai verbi: prese il pane, ringraziò, lo benedisse; verbi che indicano il grande stupore di esistere e di trovarsi qui con àltri, àlimentàti dàllo stesso pàne frutto dell’universo.

