L'uomo dell'alleanza con Dio é colui che si mette a servizio dell'essere umano e che misura la sua fede con l'uomo che passando davanti alle nostre istituzioni religiose scuote la testa e se ne va perché non sente dentro il respiro delle sue speranze.

Tutto passa solo Dio resta.

 

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 vergini sagge

Il grande protagonista della parabola del vangelo di questa domenica è il tempo: il tempo dell’attesa, dei ritardi, delle notti in cui sembra che lo Sposo non arrivi. Dieci vergini lo attendono; tutte hanno una lampada, tutte si stancano, tutte si assopiscono e si addormentano. Il sonno, dunque, non è ciò che separa le sagge dalle stolte. La debolezza appartiene a tutti; nessuno attraversa la vita senza conoscere stanchezza, delusione, paura o silenzio.

La differenza è in quei piccoli vasi d’olio. Le vergini sagge hanno compreso che l’attesa può essere lunga e che una lampada non basta se non è alimentata. Hanno un rapporto vero con il tempo: non vivono di un ottimismo superficiale, né rimandano la cura di ciò che è essenziale. Preparano, giorno dopo giorno, una scorta per quando arriverà la notte.

La lampada è la nostra vita, affidata a ciascuno di noi nel corpo e nello spirito. L’olio è il dono dello Spirito, ma è anche ciò che gli permette di ardere concretamente in noi: la Parola ascoltata e custodita, la preghiera fedele, il perdono dato e ricevuto, i piccoli gesti di servizio, la capacità di continuare ad amare nonostante tutto, di mantenere viva la speranza anche quando arriva il buio. Non sono soltanto le grandi decisioni a mantenerci accesi, ma i dettagli quotidiani, quegli atti semplici con cui lasciamo che l’amore penetri nella nostra vita come una nuova linfa.

Nessuno può prestarci questo olio all’ultimo momento. Non perché l’amore sia egoista, ma perché una relazione con Dio e con gli altri non si improvvisa. Nessun amore, umano o divino, si acquista in fretta: va cercato con desiderio e coltivato con pazienza. Alla fine ciascuno porta con sé ciò che ha lasciato crescere nel tempo, ciò che ha scelto di alimentare quando ancora la porta era aperta.

I “venditori di olio” possono essere proprio le persone e le situazioni che ci chiedono attenzione: chi è fragile, solo, stanco, ferito; ma anche chi ci mette davanti ai nostri limiti e ci invita a uscire dall’apatia. Accogliere l’altro non svuota il nostro vaso: al contrario, ci fa scoprire che è sempre più ciò che riceviamo di quanto riusciamo a dare. L’amore donato diventa olio che nutre la fiamma.

Lo Sposo che tarda non è assente: nel tempo dell’attesa Dio matura in noi e nella storia. Vegliare non significa vivere in tensione o rifiutare il riposo, ma custodire il desiderio; significa non lasciar spegnere la speranza, anche quando la notte è lunga. Così, al grido: «Ecco lo sposo!», la nostra vita potrà essere colma di gioia, di chi va incontro a Colui che ha sempre cercato per primo noi.

La porta chiusa non va letta come minaccia: essa custodisce l’intimità e il calore della festa nuziale, chi è dentro può vivere pienamente il rapporto con il Signore!

Il Vangelo ci orienta verso una promessa grande: essere con il Signore, entrare nella gioia delle nozze, lasciarci finalmente illuminare da Cristo. Ora è il tempo dell’olio: il tempo in cui ogni istante può diventare una piccola riserva di luce e di amore.

Non rimandiamo ciò che rende viva la nostra lampada!

Revisione di vita

  • Quali sono oggi le notti, le attese o i ritardi che rischiano di spegnere la mia speranza? Riesco a riconoscere che anche nella stanchezza il Signore non è assente?
  • Quale olio alimenta concretamente la mia lampada: Parola, preghiera, relazioni vere, servizio, perdono, cura del tempo? Quale piccola abitudine posso custodire o ricominciare?
  • Mi accontento di avere una “lampada” — un’apparenza di fede, delle buone intenzioni — oppure mi preoccupo di tenerla accesa con scelte quotidiane?
  • In quali persone, soprattutto fragili o bisognose, posso riconoscere dei “venditori di olio”, occasioni attraverso cui ricevere e donare amore?
  • Che rapporto ho con il tempo: lo vivo con superficialità, ansia o rassegnazione, oppure come spazio concreto in cui coltivare ciò che conta?
  • Quale desiderio di incontro con il Signore vorrei custodire più fedelmente, per andare incontro a Lui con una vita accesa?