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La fede non deve essere vissuta come rischio o scommessa, ma come certezza vitale, come tesoro nascosto, come intimo segreto, frutto di profonde  esperienze che crescono pian piano lungo tutta una vita.

Tutto passa solo Dio resta.

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Con questa domenica iniziamo a leggere il capitolo 13  di Matteo: Gesù ci vuole fare capire che cos'é il regno di Dio... e forse pensiamo subito al futuro, l'altra vita. 

No... ci vuole far comprendere come si fa ad iniziare il Regno qui, in questa vita, adesso, nel nostro tempo...

Leggeremo sette parabole: Gesù cambia il linguaggio. Non si rassegna a chi non vuole capire, a chi ha rifiutato il messaggio (i capitoli precedenti ...) riprende l'annuncio del vangelo cambiando tono, cerca di farsi capire da tutti ( e qui forse c'é già un insegnamento per ciascuno di noi...).

La prima parabola che leggiamo é molto nota, la parabola del seminatore. Il seminatore é Dio che sparge il seme della sua Parola, della sua sapienza, del suo Spirito, del suo amore su tutti, senza distinzione, senza risparmiarsi, senza guardare al risultato, incessantemente sparge il seme, non smette mai.

... ma forse possiamo  puntare l'attenzione su un altro aspetto, che ci riguarda da vicino, su cui possiamo fare qualcosa, su cui possiamo agire: il terreno.

Nella parabola Gesù descrive quattro tipi di terreno e viene immediato dividere le persone con queste categorie. Chi é in questo terreno ? Noi dove ci posizioniamo ? E gli altri ?

Sarà così l'interpretazione corretta ? O forse in noi sono presenti tutti e quattro i tipi di terreno, in momenti diversi della nostra vita, alternandosi, e dobbiamo imparare a lavorare su tutti e quattro ?

Il primo terreno: la terra dura, battuta. Qui il seme non penetra, rimane fuori dal terreno. E' un guaio grosso: così non porterà mai frutto, anzi arrivano gli uccelli "rapaci" (ne facciamo esperienza anche noi di tipi di "rapaci" ?)  e portano via il seme, non c'é più neanche la speranza di un frutto futuro. Forse succede quando abbiamo il cuore indurito, insensibile , impenetrabile, arrivano le tante distrazioni e portano via tutto quello di positivo che abbiamo sentito. La Parola per penetrare richiede silenzio, attenzione, un po' di sforzo. Se ci succede dobbiamo avere l'umiltà di capire che dobbiamo "dissodare" il terreno, rigirarlo, fare dei solchi... prendere in mano il vangelo, leggerlo con costanza, insistere anche se ci sembra sterile...

Il secondo terreno é roccioso, c'é poca terra, il seme germoglia ma ha poche radici, corte. Forse é quando partiamo con tanto entusiasmo dopo una bella esperienza spirituale ma poi la fatica quotidiana ha il sopravvento, forse non é stata abbastanza profonda da penetrare nel nostro cuore seriamente. Se rimaniamo da soli, se non cerchiamo di vivere e ri-vivere con i nostri fratelli, il seme ha poca terra su cui attecchire. Allora ? Cercare tutte le occasioni per mantenersi uniti ai nostri fratelli di fede, a quelli con cui abbiamo vissuto l'esperienza spirituale profonda, significa buttare terra buona, dare respiro al seme ...

Il terzo terreno é pieno di spine. In questo caso la terra c'é, il seme può svilupparsi, arriva anche a produrre qualche frutto, ma poi le preoccupazioni quotidiane della vita (come andremo avanti ? cosa succederà ? come faremo ?) hanno la meglio, soffocano tutto il frutto buono che era cresciuto. Il rimedio é riuscire a togliere le spine, attività a volte dolorosa, ma l'unica soluzione per salvare il frutto buono, bello. Utilizzare la preghiera... Riuscire a pregare con costanza, anche quando sembra arido, riuscire a rimanere in sintonia con il pensiero di Dio anche nelle difficoltà, nelle preoccupazioni. Se si interrompe il dialogo le spine vincono...

Il quarto terreno é (finalmente...) la terra buona, la terra bella. In questo caso si ha una produzione di frutti buoni, belli, una produzione grandiosa : il seme si moltiplica per 30, per 60, per 100. Se il vangelo penetra in noi, se lo prendiamo sul serio, allora  "produce" uomini nuovi, un'umanità bella, un mondo bello. Si coltiva con facilità questo terreno, si intravede durante la lavorazione quello che la Scrittura chiama: cieli nuovi e terre nuove.

Un sogno ? Ci viene da fare un bilancio tra seme sparso e frutti belli nei secoli, nel nostro tempo ?

Dio non guarda al risultato, Dio continua a gettare il seme, non smette di lanciare semi a piene mani, non si stanca mai... Sta a noi lavorare il terreno.

Revisione di vita

  • I quattro terreni: li ritroviamo presenti nella nostra esperienza ? Quali "lavorazioni" possiamo mettere in atto?
  • Leggere il vangelo ogni giorno, cercare le occasioni di condividere con i nostri fratelli di fede, pregare... rimedi validi per i vari terreni ?
  • I frutti belli del vangelo, cieli nuovi e terre nuove. Conserviamo le tracce preziose, i segni  che abbiamo vissuto, incontrato nella nostra vita ?