
Luca inizia il racconto della nascita di Gesù con un'indicazione storica. E’ il tempo di Erode il Grande, il tiranno sanguinario, è l’epoca d'oro della storia di Roma. L’impero romano sembra invincibile, Ottaviano domina sul mondo. Luca nel vangelo lo chiama con il suo titolo: Cesare Augusto. Forse ci vuole dare un messaggio forte. Si comporta come fosse un dio, può fare e disfare quello che vuole. E’ una storia terribile di sangue; con la forza, con la brutalità, con gli omicidi ha imposto il suo dominio su tutto l'impero. E’ una storia che si è ripetuta innumerevoli volte in tanti secoli dell’umanità, che si ripete anche oggi. Dittatori, tiranni, finti presidenti che si ritengono dio, onnipotenti, che vogliono dominare tutti e tutto; sul prezzo del sangue e dei morti di tanti uomini costruiscono il loro potere.
Gesù, il Figlio di Dio, nasce in un’epoca buia; quel bambino indifeso viene alla luce in una realtà a tinte fosche.
Luca ci racconta di un censimento, forse difficile da individuare a livello storico, ma è più importante il messaggio teologico che ci vuole dare. I censimenti nell’antichità erano utilizzati per contare le persone al fine della guerra e per riscuotere le tasse. Il tiranno può dominare su tutte le persone, per lui sono solo un numero. Non così per Dio. Tutti siamo di Dio, ci conta solo per verificare se qualcuno si è perso per strada. Tutto gli uomini appartengono a Dio. Quanto differente il censimento del potere assoluto! Il Figlio di Dio viene per liberarci da questi poteri dominatori, disumani.
I censiti sono gente povera, che non conta nulla, solo un numero in un registro. Luca ci presenta Giuseppe, della dinastia di Davide, ma è una dinastia dissolta, non vale più nulla nella società di quel tempo. Maria, una donna, all'ultimo posto nella società; poi un bambino: all'ultimo posto della scala sociale. Ma adesso questa scala di valori viene capovolta. Il bambino rimarrà su quel gradino, non scalerà la società, rimarrà servo, vivrà solo per fare felice qualcuno. Ecco chi è grande agli occhi di Dio.
Il mondo nuovo inizia da Betlemme, dove era iniziata la dinastia di Davide. Ma ora nasce una dinastia che non avrà mai fine, la dinastia di chi è grande solamente nell'amore.
Arrivano i giorni del parto mentre sono a Betlemme. Maria dà alla luce il figlio primogenito. Tutto è dono di Dio e tutto viene offerto a Dio, l'uomo appartiene a Dio. Gesù lo realizzerà pienamente nella sua vita.
Maria avvolge in fasce quel bambino, piccolo, indifeso; il Figlio di Dio nasce come tutti gli uomini. La sua prima voce è un pianto, necessita le cure come tutti noi. Gesù è un uomo come noi, mortale come noi, avvolto in fasce e piange come tutti gli altri uomini. Ma la storia si divide da quel momento in due parti: prima e dopo la sua nascita. E’ il capovolgimento della storia. E’ il rovesciamento dei criteri: chi è grande e chi è piccolo?
Il Figlio di Dio entra nella storia condividendo la condizione più povera dell'umanità; avrebbe potuto nascere in un altro posto, in un palazzo, e invece … il Dio vero nasce all'ultimo posto.
Quel bambino ha bisogno di tutto, di baci, di carezze, di attenzioni: non è una recita, non è una parentesi infelice. Quel bambino parla già di Dio, è la rivelazione del suo volto, arriverà fino al dono del Calvario, apice dell'amore: vi voglio bene anche se mi uccidete. Parlerà solo di amore.
Arrivano i pastori, certamente persone non stimate nella società dell’epoca, tenute ai margini della vita sociale e della vita religiosa. Vegliavano di notte facendo la guardia al gregge. Simboleggia la notte dell'umanità, l'oscurità avvolgeva tutti gli uomini. Quel bambino rischiara l'umanità, porta la luce che non si spegne.
Un angelo si presenta, la gloria li avvolge di luce e sono colti da un grande spavento: pensavano di non meritarsi niente, di essere lontani da Dio, ma l'angelo li rincuora: non temete!
Una grande gioia per tutti! E' nato un salvatore , Cristo Signore!
E’ la rivelazione del volto di Dio, amore, solo amore. Amati così come siete, così come siamo.
Il Signore, il Dio con noi, si rivela, dissolve tutte le tenebre, iniziando dagli ultimi, dagli emarginati.
Tutte le idee su Dio di prima sono spazzate via.
L’unico segno è quel bambino, avvolto in fasce. Un bambino, come tutti i bambini, povero tra i poveri. All'ultimo posto.
Compare in scena la moltitudine dell'esercito celeste: un nuovo esercito, non le legioni di Ottaviano, non il potere che domina su tutti e su tutto. La moltitudine di quelli che si sono lasciati avvolgere dall'amore di Dio. La moltitudine della nuova umanità che crede solo nell’amore.
Prorompe un canto: gloria a Dio nell'alto dei cieli! Pace in terra! Pace agli uomini amati dal Signore, i piccoli, quelli che non contano. Gli ultimi.
Esplode la gioia di chi ha capito che Dio ti ama così come sei, perché sei suo figlio, grazie a quel bambino.
Revisione di vita
- In quale momento della nostra storia personale il Figlio di Dio è entrato nella nostra vita?
- Gesù nasce in un’epoca buia, dominata da tiranni sanguinari, da potenti illusi di essere onnipotenti. Quali paralleli con oggi? La luce di quel bambino indifeso non si è spenta fino ad oggi, la luce che dobbiamo preservare noi…
- Per i potenti le persone sono solo dei numeri da contare: il censimento. Quel bambino è venuto a dirci che ognuno di noi è importante, ogni uomo è irripetibile, unico. Le persone che incontriamo nella nostra vita di ogni giorno: sono dei “numeri” che passano? Vedere tutti con gli occhi di Dio…
- Il capovolgimento della storia: prima e dopo quel bambino. Ecco il significato profondo del Natale. Andare controcorrente con tutti gli altri messaggi che ci vengono proposti per questo Natale.
- Un bambino indifeso, come tutti i bambini, povero tra i poveri, all’ultimo posto della scala sociale. Avere il coraggio di annunciare a tutti quel bambino…
