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Progettare la famiglia Oggi, nella società in cui siamo inseriti, con tutte le problematiche relative alle coppie e alla famiglia (convivenze, coppie di fatto, pacs, famiglie ricostituite, ) con nomi che bisogna inventare di nuovo perchè le situazioni sono tante e variegate, che cosa significa per una coppia progettare la famiglia? Come possono muoversi le coppie che desiderano stare insieme? È possibile? In che modo?

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Agire (L'educazione dei figli) Stampa Email


Agire

 

 

Educatori ... si diventa!

Alla base dell'educazione deve esserci l'amore, elemento vitale per il singolo, la coppia, la società. Se manca questa convinzione non si cre de in Dio come vera fonte dell'Amore; se nella sua piena libertà l'uomo non sceglie di rispettare la legge d'amore del suo creatore, è difficile es sere veri educatori e si corre il rischio di dedicarsi più all'approfondimento della conoscenza e del sapere nel campo educativo che nella sua applicazione concreta.

 

 

Educare si impara poco per volta ...

 

Genitori si diventa poco per volta ...

La nascita è spesso un'esperienza sconvolgente che trasforma e stravolge la vita di coppia in forme e intensità che i due sposi non immaginavano. Avere un figlio è anche un atto di fiducia e di speranza: sono sentimenti che devono accompagnare i due genitori in tutta la loro vita educativa.

Educare i figli è anche educare se stessi: la vicinanza ad una vita che nasce e che cresce è per i genitori un momento molto intenso, che li proietta verso il futuro.

Ogni vita nuova ringiovanisce e non lascia che ci si chiuda in se stessi.

Atteggiamenti interiori

EDUCARE E' OFFRIRE SE STESSI

Procreare è essere mediatori e datori della vita fisica; educare è offrire, donare la nostra vita, essere strumento per trasmettere la vita spirituale ai figli.

CONSIDERARE IL FIGLIO ESSERE AUTONOM09 DIVERSO DA NOI

Educare un figlio significa considerarlo, fin dal suo concepimento, essere autonomo, che deve svilupparsi nella sua identità di persona, e non come prolungamento di noi stessi, capace di realizzare le nostre ambizioni fallite. Né, tantomeno, egli va consìderato come un intruso che disturba la vita di coppia. Se il figlio sì sente amato, accettato per se stesso, comunque egli sia, acquisirà una serenità, una fiducia di base - in se stesso e negli altri - che caratterizzerà tutta la sua vita futura. Sarà poi compito dei genitori valorizzare le qualità positive del figlio.

IL FIGLIO E' DONO

I genitori devono accogliere il dono quale esso sia, in riferimento al sesso ed alle qualità fisico-psichico-intellettive. 1 figli si amano e si educano dal primo istante del loro concepimento fino alla morte ed oltre.

E' dimostrato che già nella vita intrauterina il feto percepisce rumori, suoni, e "intuisce" sentimenti e affetti che sono vissuti all'esterno. Si potrebbe dire che al feto giungano le ragioni del cuore attraverso il sangue materno.

Le basi dell'educazione si pongono nel periodo prenatale e nella primissima infanzia. E' accertato che ì primi tre anni di vita del bambino sono i più importanti e fondamentali momenti educativi.

LA GENEROSITA'

Fa comprendere che il figlio unico può avere maggiori difficoltà nella vita di relazione e nella socializzazione; quindi il dare dei fratelli al primogenito è un valido strumento educativo.

UN' EDUCAZIONE CHE CONTINUA...

L'educazione non ha mai fine perché anche dopo la morte dei genitori il figlio troverà nei ricordi, nelle parole e nei comportamenti dei genitori le motivazioni e la forza per superare gli ostacolì.

EDUCARE E' FATICA

Più fatica e attenzione amorosa affinché tutti gli elementi e tutti gli interventi stabiliscano attorno al fanciullo che cresce un ambiente adatto ad uno sviluppo armonico. Occorrono attenzione e generosità. Oggi, sempre più frequentemente, entrambi i genitori lavorano. Non sempre è positivo per l'educazione dei figli che i genitori stiano tanto tempo lontani da casa. Dialogare, infatti, se è fondamentale per la coppia lo è anche per i bambini. Occorre avere tempo. Non è solo importante la qualità del nostro stare con i figli, ma anche la quantità.


COME UN GIARDINIERE

Come il giardiniere lavora attorno ad un fiore, così i genitori devono operare educativamente attorno al figlio. Ma chi fa crescere è il Signore.

ANCHE UN FIGLIO CHE HA DEI PROBLEMI E' GRAZIA

Molte volte i figli che hanno difficoltà o carenze psicofisiche educano i genitori e quanti sono loro vicini. Emergono nei genitori doti di pazienza, di umiltà, di accettazione che non sarebbero mai emerse in situazioni "normali". Tutto è grazia di Dio se si accoglie come valorizzazione dell'essere sull'avere. Sostenere, sopportare, incoraggiare è esercizio di vera "pietas", di amore, di donazione. Sarebbe veramente una sventura se con metodi scientifici si sopprimessero tutti i portatori di insufficienze. Verrebbero perse tutte le doti di sentimento e di affetto, indispensabili per vivere e costruire una società di "normali".


APPREZZARE LA LIBERTA'

Educare significa far apprezzare la libertà come conquista. Occorre scegliere di volta in volta tra ciò che si permette e ciò che si rifiuta, in funzione della crescita del figlio.

AUTOEDUCARSI AD ESSERE GENITORI

Genitori non si nasce, ma si diventa, camminando con i figli. L'educazione non è unidirezionale, ma reciproca. Più i genitori praticano i valori che vogliono trasmettere al figlio, più il figlio li accoglierà e più i genitori si autoeducheranno...

 

Educare ad essere persona

Educazione è rispetto della dignità dell'educando. Dovremmo educare i figli a prendere coscienza della loro dignità psico-fisica, e quindi dovremmo controllarci nell'usare espressioni, parole, gesti o punizioni fisiche che ledano tale dignità.

E' meno pericoloso un vizio o un difetto - che potranno essere emendati con il tempo - che non la perdita di fiducia nella propria dignità nel sapersi "uomo" e, se credente, immagine di Dio.
L'educazione impartita da padre e madre, pur nella loro diversità, aiuta il figlio a rendersi conto che vi possono essere modi e sensibilità diverse per esprimersi, che la diversità è una ricchezza.

Solo nella famiglia un giovane impara a entrare in relazione con persone adulte, con gli anziani, con i più piccoli.

La famiglia educa alla solidarietà, alla tolleranza, al perdono. Solo attraverso la famiglia si impara il rispetto dell'altro, l'attenzione al diverso, la comprensione degli errori e delle debolezze.

Possiamo quindi dire che la famiglia è mediatrice tra i sessi, tra le generazioni, ed educa i suoi membri - e soprattutto i figli - a vivere in armonia con le realtà che li circondano nel loro vivere quotidiano.

Il ruolo della famiglia nell'educazione

I genitori devono essere profondamente convinti che la famiglia ha un proprio ruolo da giocare nell'educazione dei figli, nel loro inserimento, come persone adulte e mature, nella società.

La famiglia "tiene": non è un retaggio del passato, un reperto archeologico. Essa, intesa come coppia di sposi unita stabilmente, che hanno generato dei figli e mantengono mutue relazioni con ascendenti e collaterali, ha ancora un ruolo primario da svolgere, oggi e in futuro.

Una convivenza serena, anche se ha momenti conflittuali, è la base educativa perché il neonato, il bambino, l'adolescente possano fare un cammino di maturazione e compiere scelte libere.

Educare è testimoniare i valori del sacrificio, dell'impegno, della fatica, della solidarietà, della condivisione.

Educare non è mascherare le situazioni conflittuali, ma evidenziare la possibilità di risolverle con la tolleranza reciproca.

Educare è la testimonianza della generosità, del donare e del donarsi. L'egoismo è l'aspetto negativo che mina i rapporti umani. Il genitore-educatore fa vivere ai figli esperienze di gratuità e di offerta.

Educare è far vivere esperienze di tenerezza.

Bisogna che i figli abbiano la certezza che la vita affettiva svolge un ruolo importante nelle relazioni, ed è qui che è importante valorizzare l'interscambiabilità dei ruoli. La tenerezza, la gentilezza, l'affettività in genere non sono appannaggio di un sesso solo, ma ambedue i genitori devono possedere queste doti per evitare l'aridità, la freddezza, la insensibilità dei rapporti.


Educare alla misericordia e al perdono. 1 giovani devono assaporare la gioia del perdono. Non devono considerare umiliante chiedere perdono. Non devono diventare falsi per paura.

Educare alla apertura agli altri. La famiglia non può rinchiudersi su se stessa, non può essere timorosa, barricarsi in casa come in un fortino.

Educare i figli con la testimonianza che si può andare verso (non "contro") gli altri con la sola arma della bontà e dell'amore. Se la fede, la speranza e la carità sono ben radicate, se si ha una identità matura, si ha la certezza di migliorare la convivenza umana.

Educare al bene comune con atti concreti di partecipazione e solidarietà, non enunciando principi astratti e valori che stanno "in alto", ma vivendo la propria fede.

Educare sempre con le parole e i fatti concreti.

Educare ad andare verso i poveri, gli abbandonati, gli emarginati dicendo: "Dio ha per loro un'infinita tenerezza e attraverso noi genitori e te figlio li aiuta e li sostiene".

Educare affinché ogni figlio trovi la propria strada, il proprio orientamento in base alle capacità e ai doni che gli sono stati elargiti. 1 figli vanno accompagnati sui loro e non sui nostri sentieri della vita e dobbiamo vederli allontanare, con animo e cuore dolorosamente sereni, verso un mondo che mai noi potremo esplorare... Anche il distacco è un servizio, e ad esso i genitori devono essere disponibili.

Questa disponibilità è evocatrice di responsabilità e di sicurezza nei figli, evita il mammismo e il paternalismo, permette alla coppia di rimanere nell'amore reciproco non riversando sui figli progetti e aspettative frustranti, e rimanendo poi vuoti e insignificanti quando essi si allontanano.

 

Educare con il gioco

Può essere vero che è più importante la qualità che la quantità di tempo che si dedica ai figli. Con loro, però, bisogna trovare il tempo di giocare. Attraverso il gioco si possono suscitare, stimolare, praticare percorsi educativi che istruiscono in modo semplice, non impositivo, valori che sono fondamentali nella vita.

Ne suggeriamo alcuni, senza svilupparli.


Si spiegano e si motivano i comportamenti, ci si assicura che siano capiti. Si impara a dare risposte adeguate ai "perché" dei figli.

Si educa al rispetto ed alla lealtà nei confronti dell'avversario (che non è mai . un "nemico").

Si educa alla libertà ed alla fiducia perché il gioco lascia la possibilità di alternative, di sorprese, di creatività.

Si fa comprendere che occorre impegno e preparazione anche nel gioco che però non è fine ultimo da coinvolgerci totalmente e che il nostro essere non è legato alla vittoria o alla sconfitta.

Si fa comprendere che non bisogna avere idoli.

 

La correzione

Per quanto possibile (e dovrebbe essere sempre possibile) la correzione deve essere solo verbale, motivata e fatta capire. Il figlio obbediente è quello che consente (per acquisito convincimento) di accettare i valori proposti dai genitori, adattandoli alla propria personalità e completandoli.

I castighi che comportano il rischio di ledere la dignità della persona (divieti, ritorsioni, percosse) non sono certo mezzi educativi consigliabili. Si fa l'abitudine anche agli schiaffi!

Se la correzione trascende, vi è il rischio che, oltre a ferire la dignità, essa leda la volontà e la capacità dell'autocorrezione e che stimoli la reazione e l'opposizione sistematica.

Deve essere quindi chiara e precisa, non sproporzionata, deve tener conto della diverse sensibilità e del sesso dell'educando. Sono da evitare le punizioni ritardate, mentre devono essere mantenute quelle decise.

La correzione non deve condizionare il figlio nella negatività, né farlo ritenere incapace di recuperare. La correzione deve sempre mettere in rilievo ciò che il figlio può fare, che lo renderebbe contento di sé, che lo gratificherebbe. Deve essere un aiuto verso il meglio, non verso il bene dei genitori. E' uno stimolo propulsivo.

 

Educare alla fede

La famiglia è educatrice e provocatrice di fede.

E una evangelizzazione ed una catechesi che deve coinvolgere in modo adeguato sposi, genitori e figli.

La preghiera tradizionale, la preghiera spontanea, la lettura e la riflessione della parola di Dio devono essere sempre proposte in modo comprensibile alle varie età. E' bene che comunque i genitori preghino, dando così testimonianza ai figli che non volessero partecipare. E' questa una catechesi possibile se la vita è vissuta in una prospettiva di fede. Questo oggi è piuttosto difficile da realizzare perché la vita di fede è stata troppo tempo (o totalmente) clericalizzata, staccata dalla realtà "qui ed ora" della famiglia.

Dio è il Dio della storia. Egli ha posto la sua tenda in mezzo a noi. E la famiglia fa la storia, nel quotidiano.

E' urgente recuperare la cultura ebraica e dei primi secoli della cristianità. Il "pater familias" presiedeva la liturgia domestica.

Educare alla lettura, alla meditazione della Parola. Fare "revisione di vita". Educare alla preghiera. Pregare assieme ai figli ancora piccoli, o meno piccoli, lascia in loro ricordi indelebili. Pregare con i figli fa crescere anche i genitori nella vita di preghiera e di colloquio con Dio. Noi adulti abbiamo spesso difficoltà a pregare in coppia perché siamo stati poco educati a pregare con i nostri genitori. La partecipazione attiva della famiglia alla vita della Chiesa locale educa alla vita comunitaria. La comunità cristiana deve approntare spazi liturgici e spazi di accoglienza perché le famiglie possano incontrarsi e fare festa. Deve inoltre adattare le liturgie alle varie età per consentire una partecipazione attiva di tutti.

CONCLUSIONE

Ascoltare una generazione in ricerca

Vorremmo concludere questo capitolo vedendo qual è il compito della Chiesa, di tutta la comunità cristiana, sul piano educativo. Lo facciamo con le parole di un gesuita francese, Luc Pareydt, autore di un libro sui problemi educativi nei confronti delle giovani generazioni (Una generazione da scoprire, Editrice Elle Di Ci, Leumann 1996).

"Sarebbe bello che la Chiesa si decidesse a tenere ferme tre convinzioni. In primo luogo, accettare di incontrare una generazione e non solo più "i giovani". Ciò implica alcuni slittamenti: un cambiamento del punto di osservazione, un'altra maniera di analizzare la realtà, il coraggio di una inventiva apostolica. In seguito, integrare positivamente la ricerca di senso dei più giovani, anche se essa si esprime sotto forme sconcertanti per i suoi riferimenti abituali. L'appuntamento è tuttavia possibile se non abbiamo paura delle mediazioni quotidiane, psicologiche, spesso provocatorie. Infine, acquisire una reale competenza all'ascolto, al discernimento e all'aiuto. Per questo, non eviterà di fare il punto sul suo rapporto con il corpo, con la sessualità, con l'affettività.

La Chiesa deve lasciarsi sorprendere da questa generazione. Dovrebbe avere familiarità con questa prima esigenza missionaria. Ha buone carte da giocare nell'ascolto e nell'accompagnamento, dato che i giovani lo aspettano e lo sperano. Ami dunque le domande riflettute pazientemente, senza cedere alla illusoria fretta delle certezze, di cui si sa che, se poste troppo presto, preparano più all'infelicità che alla pienezza.

Se oggi i giovani, autenticamente, ma anche con incoerenze, ricercano la memoria e il senso, la Chiesa deve essere pronta a tendere loro la mano e ad accompagnarli sul cammino. Con questa generazione, il suo futuro non è affatto incerto" (pagg. 122-123).

E' questa anche la nostra speranza, come genitori e come educatori dei giovani che si preparano a formare una famiglia.

 

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