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Frammenti di luce

Amare in piena libertà fino alla morte    Gv 10, 11-18

Abbiamo bisogno del tempo di Pasqua per trovare il coraggio di parlare della morte come fa Gesù in questo vangelo. Abbiamo bisogno di questo tempo, che di per sé è già un tempo al di là della morte, per osare parlarne con tutta serenità. La morte di Gesù è il luogo dove si manifesta tutta la sua libertà e il suo grande amore.

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La parola e il pane       Lc 24, 35-48

Il percorso di fede dei discepoli nella risurrezione di Gesù non è stato né immediato né facile. Gesù appare e poi scompare o riappare di nuovo, prima a uno solo poi a due e in fine a tutti quando sono riuniti insieme. Spesso era già presente ma nessuno lo aveva riconosciuto e, se anche lo avevano riconosciuto, nessuno osava credervi per paura o per una strana imbarazzante gioia.

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Le ferite dell’amore         Gv 20,19-31

È passata una settimana dal mattino di Pasqua e i discepoli non sono ancora pienamente rassicurati. Hanno paura dei giudei fanatici e si sono nascosti.

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Quella pietra              

Gesù giaceva nella sua tomba e stava oltre una pietra pesante. Eppure Gesù, anche senza vita, ha continuato a donarla "scendendo agli inferi", ossia nel punto più basso possibile, portando fino al limite estremo la sua solidarietà con gli uomini.

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Felice colpa  

Di buon mattino, tre donne corrono al sepolcro, le guida Maria di Magdala. L’amore spinge ad affrettare i passi. Cosa possono fare per un morto? Ormai l’irrimediabile ha avuto il sopravvento e non si può cambiarlo. Le donne possono solo portare il balsamo per ungere il corpo perché riposi decentemente e rallentare la decomposizione.

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Un amore più forte della morte

“Tutto è compiuto”. Nel momento stesso in cui muore Gesù ne fa serenamente la costatazione. Quando diciamo di una persona o di un avvenimento che tutto è finito, ci riferiamo al punto finale molto vicino al nulla o ci riferiamo a quando un avvenimento tocca il suo punto più alto e culminante.

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Un amore umile  

Al momento di entrare nel cuore del mistero pasquale Gesù compie un gesto che riassume tutto quanto egli è, e tutto ciò che il Padre gli ha chiesto di fare per la salvezza del mondo.

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I gesti di quel giovedì santo    

Di quella sera, quando Gesù celebra la cena della Pasqua antica, prima di affrontare la sua Pasqua di morte e risurrezione, gli evangelisti ricordano due gesti diversi. Non tutti e due, ma o l’uno o l’altro.

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Come il chicco di frumento      Gv 12,20-33

“Vogliamo vedere Gesù”. È questo il desiderio di alcuni Greci ed è con questo sogno nel cuore e sulla bocca che si presentano. Gli apostoli interpellati sono Andrea e Filippo. Sono gli stessi che Gesù ha coinvolto nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. Hanno imparato da Gesù ad accogliere i desideri veri della vita.

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Ritorniamo nel deserto     Gv 3, 14-21

Il vangelo di oggi ci riporta nel deserto. Nel deserto Dio guidava il suo popolo fino alla terra promessa. Era Dio che lo accompagnava giorno e notte. Era Dio che lo nutriva con la manna, nonostante le mormorazioni di chi rimpiangeva la schiavitù dell’Egitto.

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La tentazione del tempio   Gv 2, 13-25

Per quanto ci sforziamo di addolcire la scena, non riusciamo a nascondere la spigolosità imbarazzante del gesto di Gesù che caccia i mercanti dal tempio. Ci disturba questo scoppio di collera, questo ricorso alle maniere forti. 


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Una cascata di luce   Mc 9, 2-10

Questo fatto doveva rimanere segreto. Del resto nessuno lo avrebbe compreso. Perciò le indicazioni di Gesù erano precise. Nessuno ne deve parlarne “se non dopo che il Figlio dell’uomo sia risorto dai morti”.

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Il deserto profuma   Mc 1, 12-15

Nel deserto, Gesù sembra Adamo che affronta la prova della lontananza da Dio. Solo nel deserto un uomo sa quanto vale: vale quanto i suoi ideali. A differenza degli altri evangelisti, Marco non si ferma sul contenuto delle tentazioni di Gesù ricordandoci però che le tentazioni non si evitano ma si attraversano.

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Gesù lebbroso   Mc 1, 40-45

Il lebbroso avrebbe dovuto fermarsi a distanza, Gesù avrebbe dovuto evitare il contatto. Questo prescriveva la legge. Ma succede il contrario. Il lebbroso e Gesù sfidano le regole.

Il lebbroso ha atteso Gesù con impazienza e Gesù non si sottrae. Si ferma davanti a lui. Non solo si ferma ma lo ascolta, gli rivolge la parola, e, peggio, arriva anche a toccarlo. Gesù tocca l’intoccabile.

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Tutti ti cercano   Mc 1, 29-39

“Tutti ti cercano”. È quanto dicono a Gesù che si è allontanato per stare in disparte e pregare. “Tutti ti cercano” e probabilmente i discepoli ne sono lusingati. Gesù è al centro dell’attenzione, inseguito da un successo che, sperano, abbia, in qualche misura, delle ricadute anche su di loro.

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Don Bosco padre, maestro, amico  Mt, 4, 1-6.10

Voglio raccontarvi due storie che possono aiutarci a capire qualcosa del mistero della vita e della santità di Don Bosco. Padre, maestro e amico. Queste parole sono tre prospettive, tre angolature, tre piani, tre dimensioni, tre colori che possono racchiudere come in un mosaico la grandezza di Don Bosco. Tre aspetti di una vita tutta spesa fino a consumarsi per i suoi giovani.

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Taci! Esci!     Mc 1, 21-28

Incredulità e stupore. Questa è la reazione della gente che, di sabato, affolla la sinagoga di Cafarnao. La parola di Gesù suscita meraviglia per la sua forza e autenticità. Le sue parole non sono scontate né ripetitive ma scavano in profondità. Gesù non cavalca il buon senso comune, non addormenta le coscienze ma le risveglia e le orienta. Soprattutto suscitano una sincera nostalgia di Dio, nel profondo dei cuori.

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Vi farò pescatori     Mc 1,14-20

Il vangelo racconta una giornata di pesca sul lago. Sulla spiaggia compare Gesù. La sua presenza viene a scombinare la quotidiana fatica di una cooperativa di pescatori. Sono Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni, due coppie di fratelli. Gesù entra nella loro vita fatta di reti, di attesa, di fatica e di barche.

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Dove abiti?   Gv 1,35-42

“Maestro, dove abiti?” È una domanda importante. Gesù si è fatto uomo per abitare in mezzo a noi. È sua missione mettere le radici da qualche parte. Ed è desiderio dei discepoli incontrarlo e ritrovarsi con lui per godere della sua intimità, per ascoltare la sua parola, per capire il perché della sua scelta e della loro chiamata.

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Amati per sempre   Mc 1,7-11                                                           

Il racconto del Giordano ci riporta alla genesi, all’inizio, quando la Bibbia prende avvio con una immagine d'acqua: in principio... lo spi­rito di Dio aleggiava sulle ac­que. L'origine del creato è scrit­ta sull'acqua. Allo stesso mo­do anche la vita di ognuno di noi ha inizio nelle acque di un grembo materno. 

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Re di un’altra strada   Mt 2, 1-12

Il vangelo di oggi è solo in parte in sintonia con la gioia dell’annuncio degli angeli nella notte di Natale. “Vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Gerusalemme, invece, alla notizia dell’evento, non partecipa alla gioia ma precipita nel sospetto.

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Maria regina della pace    Lc 2,16-21

La parola di Dio oggi aiuta tutti a entrare nel mistero dell’essere “figli”. Si tratta di una dignità ricevuta per dono di grazia ed una grazia “a caro prezzo”. Per diventare figli, infatti, il Figlio di Dio si è lanciato in quella caduta a picco, in quel precipitare nell’abisso più profondo della condizione umana fino alla morte.

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Sacra Famiglia  Lc 2,22-40

Oggi la luce del Natale brilla e illumina la famiglia, ogni famiglia, che si sforza di essere sacramento dell’amore di Dio nel mondo. Guardando la famiglia di Nazareth, cosi uguale alle altre e così singolare rispetto ad ogni altra, non fatichiamo a far nostre le parole del vecchio Simeone: “i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te per tutti i popoli, luce per illuminare le genti”. Il vangelo ci testimonia che sono due anziani profondamente religiosi, come tanti nei secoli, che hanno tramandato alle nuove generazioni una fede genuina e forte come una quercia.

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La casa   Lc 1,26-38

Davide vuole preparare una casa per il Signore e Maria diventa casa di Dio. Ciascuno di noi è invitato a essere questa casa. È la Parola che edifica in noi la casa di Dio. L’accoglienza della Parola costruisce una dimora interiore nella quale abita lo Spirito.

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La voce   Gv   1,6-8.19-28

Il polverone alzato da Giovanni Battista nel deserto di Giuda è così spesso che giunge fin nella capitale, a Gerusalemme, e spinge i giudei, gelosi custodi della legge e della tradizione, a mandargli una delegazione: insomma a comunicargli che il suo nome è finito sul libro degli indagati.

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Il porta ombrelli       Mc 1, 1-8

Sono anni che lo vedo. Non ha nulla di eccezionale: è un porta ombrelli, per di più pure brutto. Anche un cieco se ne accorge che c’è. Ho il sospetto che sia un’altra cianfrusaglia inutile. "Lascialo lì, diceva mia mamma, non si sa mai, un giorno potrebbe servire".

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Piena di grazia   Lc 1,26-38

In Avvento contempliamo Maria grembo che accoglie Gesù. Questa festa ci aiuta a vivere l’Avvento come tempo di speranza e risveglia un clima di serenità, di gioia, di leggerezza nell’attesa fiduciosa del Signore che, come è entrato in modo sorprendente nella vita di Maria, così continua a camminare con noi se siamo disposti a lasciarlo entrare nella nostra vita.

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Argilla    Is 63, 16b-17.19b; 64, 2-7

Il torchio girava. Rapida la mano dava forma all’umida argilla e la plasmava con passione. L’artigiano già vedeva il suo vaso e ne gioiva per la bellezza: era destinato a contenere un prezioso profumo. Gioiva pensando al nobile dono frutto delle sue mani e all’emozione segreta di chi l’avrebbe ricevuto. La certezza di quell’amicizia, che riteneva eterna, lo ripagava.

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Il grembiule del re     Mt 25, 31-46

Concludiamo l’anno liturgico che abbiamo trascorso in compagnia dell’evangelista Matteo. Matteo è stato per qualche tempo uomo d’affari poco puliti poi fu capace di gettare alle ortiche le ricchezze ammucchiate perché affascinato e conquistato da un’altra ricchezza, da Gesù e il suo vangelo.

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Talenti scintille divine Mt 25, 14-30

La parabola dei talenti è una bella notizia contro la paura che rovina il rapporto con Dio e spegne la vita. Il servo timoroso e diffidente non ha capito che, con il talento donato, il padrone voleva fare di lui un amico. Il talento era un dono di comunione, di amicizia, un gesto di fiducia.

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25° Anniversario della morte di Don Tonino Bello

 

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