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Battesimo del Signore. Anno B

Is 55, 1-11

1Gv 5, 1-9

Mc 1, 7-11

«[In quel tempo Giovanni Battista] proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.

9Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10E subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. 11E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento”»

Stamani ho ricevuto da un caro amico questo messaggio: ‘Perché Gesù è andato a farsi battezzare? Per fare esperienza di una goccia immersa nell'acqua del Giordano. E sentire attraverso "il cielo squarciato" la Parola creatrice: "Sei mio figlio, sei acqua, sei Uno".

L’ho trovato un pensiero bellissimo. Gesù fa esperienza di essere uno nell’Uno. Anzi, di più, ricorda a ciascuno di noi ciò che siamo: una cosa sola col tutto. In quell’acqua viene ad estinguersi ogni dualità, non più divino/umano, ma ‘una cosa sola’ col Tutto. Il cielo è ‘squarciato’, è aperto per cui non vi è più un ‘di qua’ e un ‘di là’, un sotto e un sopra. Più alcuna mediazione, intermediario, compartimenti stagni.

‘Tu sei ciò’.

Al Giordano impariamo finalmente: “Chi è Dio?” Come si fa a rispondere essendone parte? Sarebbe come domandare all’onda cos’è l’oceano. È sì altro, ma al contempo ne è parte, indissolubilmente parte, della medesima sostanza. Unione senza confusione. Questo è il nostro rapporto con la divinità. E di questa divinità possiamo solo fare esperienza. Non definirla, pronunciarla, inglobarla. Ma assaporarla, nuotarci dentro, gustarla. Accorgendoci che la realtà che tanto aneliamo, cerchiamo, invochiamo in realtà la stiamo già abitando, perché ci sta inglobando.

“Tu sei ciò”.

E occorre solo fare silenzio, per percepircene partecipi. E grati, di poter naufragare in questo mare e poterci così ritrovare.