Paglia e trave    Lc 6,39-45

Una delle scene più comiche nel vangelo è quella di questi due fratelli, uno con la trave nell’occhio, l’altro con la pagliuzza, dove quello della trave si dispera per togliere la pagliuzza dall’occhio dell’altro.

In un’altra parabola Gesù aveva suggerito di attendere il tempo della mietitura prima di separare il grano buono dall’erba cattiva. E anche il vangelo di oggi ci rimanda alla stagione dei frutti. “Non c'è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto”.

Ma prima che il frutto maturi c’è il tempo della pazienza e dell’attesa, del rispetto per la linfa che sale e per la vita che germoglia e, se debitamente assecondata, lentamente prende corpo prima di riservarsi ancora un tempo per maturare. È al momento dei frutti che si potrà riconoscere veramente la qualità dell’albero.

Nell’attesa di quell’ora, tutti gli arbusti possono somigliarsi e tutti i fiori essere ugualmente seducenti. Solo il raccolto deciderà. Quanti funghi velenosi scambiati per appetitosi. Ricordo alcune lezioni di erboristeria per non confondere la genziana con il veratro velenoso e il mirtillo con l’erba delle streghe (la belladonna!) per i suoi effetti mortali.

Gesù lo ha ripetuto. Nessuno sarà giudicato sulla base di osservanze e riti imposti dall’esterno, ma su ciò che accade nel suo mondo interiore, a partire dal cuore. La conversione non si limita a modificare abitudini o modi di comportarsi anche se si cambia in meglio. Solo un radicale mutamento del cuore può convertirci.

Perché è il cuore che è buono o cattivo, pianta che dà frutto o arbusto che produce spine. Le parole che diciamo, le opere che facciamo, ci giudicano perché riflettono il nostro cuore. E si può fare un uso mistificatorio della parola per dissimulare la verità con la menzogna. “Specchio, specchio delle mie brame chi è la più bella del reame?”

Anche Erode ci aveva provato con i Magi: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra, strada fecero ritorno al loro paese”.

Cattivo maestro è colui che usa l’autorità per imporre comportamenti e false letture del vangelo. È colui che ripete bene ciò che Gesù ha detto ma lo applica solo agli altri: così il vangelo non serve a convertire ma diventa “rappresaglia”.

La critica che cade come una mannaia non è correzione fraterna. È una violenza che trascina in un vortice di male. La critica, a volte necessaria, non deve essere sopraffazione, insulto, arroganza o durezza ma aiuto al discernimento! Prima di tutto sulla “propria” testimonianza di vita!

Gesù ce lo insegna. Pensiamo al giovane ricco “Lo fissò e lo amò!” e ai mille altri incontri “misericordiosi” del Signore. Una donna è trascinata dai farisei per essere lapidata. Gesù dice: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra”. E alla donna: «Dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va’ e d'ora in poi non peccare più».


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