Non si può fermare il vento   Lc 4,21-30

 

La gente nella sinagoga era rimasta incantata davanti al sogno di un mondo nuovo che Gesù aveva annunciato. “Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”. Ma poi, improvvisamente, “pieni di sdegno, lo condussero sul ciglio del monte per gettarlo giù”. 

Nazareth passa in fretta dalla fierezza e dalla festa per questo suo figlio che torna, carico di fama e gloria, ad una sorta di furore omicida: ”volevano buttarlo dalla rupe”. Perché? Non ci è troppo difficile capire.

Forse  per una difesa istintiva dopo il messaggio dirompente di Gesù. Quello che Gesù rovina è una certa idea di Dio e la presunzione che Dio sia una specie di “cosa” di cui appropriarsi. Quelli di Nazareth chiedono con arroganza mista a gelosia: ”Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!”

È una sfida. Non cercano l’incontro e la comunione con Dio ma cercano un mago, un guaritore a completa disposizione, pronto a risolvere ogni problema, cercano un Dio che stia nelle loro mani.

Gesù aveva parlato di liberazione, di lieta notizia per i poveri, di sguardi profondi, di parole guarite, di una umanità capace di ascoltare il cielo e la terra, di una umanità liberata e incamminata verso un tempo di benevolenza, di dignitosa verità e di giustizia per tutti, soprattutto per gli oppressi.

“Assicuraci il pane e fai miracoli e noi saremo dalla tua parte!”. Questo grido riecheggia sempre sulla bocca di tanti schiavi che hanno paura della libertà. E’ il desiderio malato di chi cerca l’uomo forte che esonera da ogni responsabilità, e assicura pane a sazietà. È la tentazione di satana per Gesù nel deserto: “Tutto sarà tuo se, prostrato, mi adorerai”.

Gesù sa che la bacchetta magica non libera le persone, piuttosto si impossessa della libertà, e Dio non vuole impadronirsi di nessuno; Dio non si fa padrone del cuore dell’uomo. Gesù risponde collocandosi  nella tradizione della grande profezia biblica, raccontando di un Dio e Signore che ha come casa ogni terra straniera e che si prende cura del dolore e della fatica di tutti.

Gesù viene a dirci che Dio è Padre per tutti quelli che lo accolgono, che dona il suo amore non soltanto a chi lo invoca come Signore, ma anche e soprattutto a chi vive come figlio che abita e custodisce e ama questa terra e tutto ciò che in essa vive. Abita nei cieli ma abita anche la vita, la fatica, il dolore, le gioie e le speranze di tutti e di ognuno. Sua casa è il cuore di ogni persona.

Gesù ci mette in guardia dal compiere un grande errore, forse il più grande: sbagliarsi su Dio.  Perché sbagliarsi su Dio significa sbagliarsi su tutto, e si sbaglia sul mondo e sulla storia, sul bene e sul male, sulla vita e sulla morte”. (Sono parole di D. M. Turoldo).

Lo volevano buttare dalla rupe ma, Gesù, passando in mezzo a loro si incamminò per altri villaggi. Non si nasconde il Signore, non fugge o ci evita, ma attraversa la vita e la storia seminando la sua Parola. 

Voi non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo . Non si ferma lo Spirito, il vento di Dio continua la sua opera redentrice. È la divina ri-creazione. Non contro di noi, ma per noi.


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