I pastori raccontarono   Lc 2,8-20 

Andare e tornare, ecco le cose che sanno fare i pastori.  "Appena gli angeli si furono allontanati i pastori dicevano l'un l'altro: "Andiamo fino a Betlemme". Andarono, senza indugio ". Poi "i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro".

Ho pensato a voi, cari amici. Al vostro andare fuori di casa questa sera e tra poco al vostro ritornare. Come i pastori.

Quella notte i pastori, avvolti di luce, sentirono nel cuore dilagare una gioia che mai avevano provato così forte, perché gli angeli avevano detto che era nato il salvatore per loro. Capite? Per loro! Loro, gli esclusi, i dimenticati, i puzzolenti, grezzi, malviventi. Dio ha pensato a loro!

Sentirono sulla loro pelle lo sguardo di tenerezza di Dio. I pastori riservavano la loro tenerezza al gregge, Dio l'aveva per loro. Si era aperto il cielo per loro. L'annuncio degli angeli li faceva sentire pensati.

Andarono. Si mettono in cammino per vedere.  Che cosa trovarono? Un bambino come i loro bambini. E dove nascevano i loro bambini? in una mangiatoia. Un salvatore uguale a un loro bambino. Dio non fuori, ma dentro la fragilità, dentro la debolezza degli uomini. Si sentirono riconciliati con la loro vita, con la loro fragilità, con la loro povertà. 

E videro anche la madre. Quella madre che aveva avvolto in fasce il bambino e lo aveva deposto in una mangiatoria. Quello che avevano visto non fu mai più cancellato dalla loro memoria lungo i sentieri dei pascoli. 

Che cosa li aveva fatti esultare e lodare Dio? Ora lo sappiamo. È quella immagine di Dio che era brillata nella notte: un Dio come loro, come uno dei loro bambini, mangiatoia e fasce.

Che Dio fosse grande, immenso, onnipotente erano stati tanti a dirlo. Lo sapevano già. Ma in quel bambino essi videro e contemplarono qualcosa di inatteso di Dio. Dio è semplicità, è simpatia, è compassione, è solidarietà con noi, con la nostra debolezza.

È come se Dio volesse dirci che il valore di un uomo non sta nella casa ricca o povera che abita, non sta nei ruoli più o meno importanti. Tu sei sacro per Dio non perché hai una ricchezza, una cultura, una fede, un colore, se sei buono o cattivo, ma semplicemente perché sei un uomo, perché sei una donna. Perché esisti.

Mi emoziona il silenzio della nascita. Non una parola di Maria, non di Giuseppe, né dei pastori. Il mistero vive nei loro occhi, nei loro sguardi. Solo sulla via del ritorno, "riferirono ciò che avevano visto”. Tornarono alle cose di sempre. Andarono, tornarono e "riferirono". Raccontarono.

Non c’è bisogno di prediche, ma di racconto. Raccontare è un verbo che ha calore. Raccontare è un verbo della casa, della tavola, quando ci si racconta. Allora anche tu ritorna a casa e racconta ciò che ti ha preso il cuore.


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