Tu sei mio figlio         Lc 3,15-16.21-22

La festa che celebriamo oggi è l'epifania, la manifestazione di Gesù nelle acque, del Giordano. Acqua e cielo. Cieli aperti: "… e mentre pregava, si aprì il cielo". Quanto tristi sono i cieli chiusi. I cieli chiusi pesano. Dopo giorni di nubi portiamo il buio anche nel cuore. Ma poi i cieli si aprono e si libera anche il cuore: ci viene incontro il cielo.

E scese su di lui lo Spirito Santo, in forma corporea, come colomba, e si udì una voce: "Tu sei il mio Figlio, l’amato, in te ho posto il mio compiacimento”. Che giorno grandioso. Dio dice: "Tu sei mio Figlio…". Come per un padre, come per una madre. Ci sono giorni in cui ti vengono sulle labbra quelle parole: "Tu sei mio figlio". È una dichiarazione d’amore.

Voglio ricordare con voi le volte in cui Dio dice: "Tu sei mio Figlio".

Che Gesù fosse il Figlio stava scritto molti anni prima del Battesimo, anzi prima ancora quando era nel grembo di Maria. È scritto: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio".

Gesù nasce e Dio lo chiama Figlio. Così come si mette il bambino appena nato tra le braccia di una mamma e di un papà. E vengono spontanee le parole più belle: tu sei mio figlio. Così Dio! Non so se sbaglio, ma penso che quando uno nasce, uomo o donna che sia, per Dio è un figlio, è scritto nella sua carne.

E con il Battesimo dei bambini noi lo celebriamo. Diciamo che tu sei figlio amato, prima ancora che tu possa dire "amen", prima ancora che tu possa fare un passo nel bene o nel male. Tu, figlio amato, tu tra le mie braccia, il cielo si è aperto. Come il primo giorno della creazione.

C’è una seconda volta. Successe come a un padre o a una madre quando il figlio è cresciuto e sembra arrivato là dove era il suo destino, la sua vocazione, dove era chiamato a occupare il suo posto nella vita. La voce dal cielo dice "Tu sei mio Figlio", sei al posto giusto.

Gesù si era immerso nelle acque del Giordano in fila con i peccatori, e quando tutto il popolo fu battezzato, fu battezzato anche lui, con questa solidarietà e condivisione, non nella distinzione ma nell'immersione, non nella potenza e superiorità ma nella mitezza e nell'umiltà. Davvero c'è da vedere aprirsi i cieli. Perché, se il Messia è questo, che condivide la nostra umanità, che è solidale con noi poveri peccatori, allora i cieli non fanno più paura.

Noi invece diciamo, con orgoglio, ‘tu sei mio figlio’ quando ha fatto carriera e non quando lo vediamo immerso nella solidarietà e nella condivisione. E ci sono altri giorni ancora, quelli della trasfigurazione e quelli della risurrezione. Si racconta che, nella sinagoga, l’apostolo Paolo prende la parola e dice: "Dio ha attuato la promessa per noi risuscitando Gesù, come sta scritto: "Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato".

È come se Dio, risuscitando Gesù dal sepolcro, gli dicesse: sei mio Figlio, oggi ti ho generato. E penso al giorno , al termine della mia vita, quando arriverò al Padre e mi guarderà: sarò un pover'uomo, pieno di fragilità, ma lui mi guarderà e mi dirà: tu sei mio figlio, oggi ti ho generato.


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