Il saluto sulla soglia   Lc 1, 39-56

I vangeli non ci raccontano l’assunzione di Maria al cielo, come nessuno dei vangeli racconta l’uscita di Gesù dalla tomba. La liturgia di oggi ci propone due testi, uno dell’Apocalisse che non è propriamente riferito a Maria e l’altro di Luca che conosciamo molto bene.

L’Apocalisse è un tentativo di leggere la storia con lo sguardo di Dio e ci dice che la vicenda umana è una realtà conflittuale. Nel succedersi degli eventi del mondo assistiamo alla presenza angosciante del drago rosso che sembra, con il suo strapotere, trascinare “un terzo delle stelle del cielo e precipitarle sulla terra”. Sta a noi dare oggi un nome al drago rosso e alle forze del drago.

Sta per fagocitare il bambino che la donna ha appena generato, ma il suo disegno di morte viene frustrato. Il figlio viene rapito verso Dio e per la donna c’è un rifugio nel deserto. Come a dire che non vincono i disegni dei potenti, non vince l’arroganza, non vince la morte. L’assunzione di Maria in cielo ce lo ricorda.

“Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita”. Ma che cosa racchiude la parola “vita” per noi che, a volte, con occhi smarriti, assistiamo alla vicende inquiete e tragiche del nostro tempo? L’assunzione di Maria ci dice che, come è avvenuto alla morte di Gesù, così anche alla fine della sua avventura umana il drago è stato sconfitto.

Il vangelo ci parla della visita che Maria fa ad Elisabetta, che tutti ritenevano nell’impossibilità di generare, eppure è già al sesto mese, e ormai l’attesa volge al termine. In attesa è anche Maria, per un intervento prodigioso di Dio, per dirci che solo così il divino poteva innestarsi nella storia della nostra umanità.

E il centro del mondo diventa quel paese di cui non è detto il nome, quell’uscio e quella casa, quelle due donne abbracciate. Due donne, non ci sono uomini. Non c’è Giuseppe. Maria è salita da sola. Zaccaria, il marito di Elisabetta, è fuori causa, è muto, diventato muto per non aver creduto alla parola di Dio.

L’evangelista Luca, dopo il saluto sulla soglia, racconta le parole di Elisabetta e di Maria, parole sull’uscio. Loro, le donne, sono abitate dallo Spirito santo e si scambiano i pensieri del cuore. Elisabetta, sorpresa per la visita della madre del suo Signore, la proclama “colma di Spirito santo”. E lo dice “a gran voce”. Come se dovessero sentirla tutti.

Parlò guardandola negli occhi: “Beata” perché ha creduto a quanto il Signore le aveva detto”. Elisabetta che aveva visto un marito diventare muto perché non aveva creduto, ora non poteva non cantare la fede di Maria che aveva creduto e aveva aperto con fiducia la sua porta a Dio.

La cosa più importante era ed è dare credito a Dio. E’ la vera beatitudine di Maria e di ognuno di noi: dare fiducia a Dio e alla sua parola. Maria legge la storia del mondo con lo sguardo di Dio che si immerge nell’umanità compiendo la sua giustizia. “Ha disperso, ha rovesciato, ha innalzato, ha ricolmato, ha rimandato”.

Ecco l’azione di Dio che non riguarda solo il futuro ma riguarda il presente. E prenderà gli umili e li porterà in alto”. Ora sappiamo chi Dio porta nel suo cielo. Gli umili.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano

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