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Parlare d’amore   Lc 1, 26-38

La salvezza del mondo è iniziata con un dialogo. Ne abbiamo appena sentito l’eco sempre sconvolgente. Un dialogo in cui Dio prende l’iniziativa. È in suo nome che l’angelo Gabriele parla a Maria. Dio fa il primo passo. È lui che si disturba, per così dire, che si scomoda per venire a mendicare presso una sua creatura un sì. È lui che, inatteso, fa irruzione nella casa della giovane donna prescelta.

In un primo momento i due interlocutori si affrontano con una certa sorpresa. L’angelo è come incantato di fronte alla bellezza di Maria che irradia la grazia. La saluta come gli antichi profeti avevano salutato la Città santa di Gerusalemme, la sposa di Dio. Rallegrati!

Maria, da parte sua, è piena di stupore, sopraffatta da un gesto nel quale intuisce un mistero per lei troppo grande. Si preoccupa, si interroga. È il turbamento dell’intera umanità che ella sente in se stessa, così come avviene ogni volta che Dio si avvicina a qualcuno in qualche luogo. Un misto di desiderio e di timore, di nascente tenerezza e di immenso rispetto dal quale vorrebbe eclissarsi e sparire.

Così il cuore di Dio doveva essere turbato per la preoccupazione della vergine Maria, commosso fin nel profondo, dal diniego abbozzato da Maria, improvvisamente sopraffatta dalla pienezza dell’amore divino. E Dio, più commosso, forse, della stessa Vergine, non può non insistere. Svela il suo disegno e le tende la mano.

È un progetto incredibile, straordinario, quello che risuona e che brilla davanti al suo cuore innamorato, già vacillante: diventare la madre di Gesù, Figlio dell’Altissimo, erede di Davide, Re di un Regno infinito.

Un solo rimpianto la sfiora: forse l’angelo si sbaglia. Non aveva lei deciso di retare vergine? Di restare nel mondo come una donna semplicemente aperta a Dio e alla sua parola e per sempre senza frutto e senza discendenza?

Maria non ha ancora finito di meravigliarsi perché niente è impossibile a Dio. Quella verginità che essa ha votato a Dio, quella trasparenza che la apre all’Amore onnipotente, quella apparente sterilità, quella povertà, proprio quella povertà, permette a Dio di rinnovare le sue meraviglie e di ripagarla al di là di quanto poteva aspettarsi. Le affida il proprio Figlio perché diventi, attraverso di lei, un bambino e poi un uomo. Ecco il disegno di Dio rivelato a Maria piena di grazia.

Ma il dialogo non è ancora terminato. L’Amore non costringe nessuno. Si limita a proporre, tenta di commuovere le fibre del cuore, ci tocca nel profondo del nostro essere per suscitare la nostra libertà. Ma non si impone mai, aspetta ardentemente il consenso senza forzarlo, accettando anche il rischio di un rifiuto.

Sopraffatta da ogni parte dall’Amore, la Vergine Maria è libera di quella libertà che lo stesso Amore sempre suscita in coloro ai quali si offre. La Vergine Maria, a nome di tutti noi, accetta e dà il suo consenso. “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola”.

Maria non ha fatto altro che questo sussurrare che proviene dal suo cuore ma al quale è sospeso non solamente il mondo intero ma Dio stesso. Non c’è stata gioia più grande per Dio del sì di quella figlia di Eva che gli apre una strada sulla terra.

Non ci resta che ripetere quel sì, giorno dopo giorno, e aprire, a nostra volta, il mondo all’incontro con Dio. Essere luogo in cui tanti fratelli imparano ad acconsentire all’Amore.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano