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Soffio di Dio, respiro dell’uomo   Gv 14,15-16.23b-26

La nostra vita è appesa a un filo sottile che è il respiro e la nostra precarietà viene a galla proprio quando il respiro si fa stentato o affannoso. La Pentecoste invece rivela la potenza del respiro di Dio, segnato dalla presenza del vento e del fuoco.

Le caratteristiche del vento non si combinano con la mentalità della vita moderna, fatta di programmazioni precise e scadenze puntuali. Il vento è imprevedibile. Seguirlo significa intraprendere traiettorie non stabilite e itinerari non previsti.

I monaci dei primi secoli erano chiamati “figli del vento”, proprio per la novità assoluta della loro vita e dei loro gesti.   Il vento è inafferrabile, non lo puoi controllare né ingabbiare. I monaci nati dall’opera dello Spirito sono stati una forza nuova e dirompente nella storia.

Il vento è travolgente, abbatte gli ostacoli, spazza via le paure, frantuma i pregiudizi, piega le resistenze più dure. Non è possibile fermare il vento. È eccitante abbandonarsi alla sua forza impetuosa, assecondarne il movimento e lasciarsi trasportare.

Il vento è dinamico. Non lo si possiede ma si è posseduti, non lo si arresta ma si è investiti, non lo si comanda ma si è trascinati, non lo si piega ma ci trascina. Vivere nello Spirito significa accettare di essere vagabondi e itineranti nella fede ed entrare in una dinamica di leggerezza e di provvisorietà.

Ma le nostre ali sono spesso di piombo e il nostro cuore è incatenato. L’immobilismo di tanta vita cristiana, e della vita cristiana di tanti, sterilizza l’azione dello Spirito.

Gesù in croce, prima di morire sapeva a chi affidava il suo respiro. Gesù ci ha fatto dono del suo ultimo respiro. Il Vangelo si conclude ricordandoci che “Gesù, chinato il capo, spirò”. Spirò cioè comunicò il suo respiro, emise lo Spirito.

Gesù ci dona il suo respiro perché quello affannato dell’uomo abbia una speranza di vita. Dalla croce Gesù ci consegna sua madre e ci consegna a sua madre. Ecco i doni di Gesù: lo Spirito e una Madre.

Dal venerdì santo non si parla più della Vergine Maria ma la sua presenza è nuovamente ricordata ora, nel cenacolo, quando tutti erano assidui e concordi nella preghiera.

Per comprendere la bellezza e la grandezza dei doni di Gesù abbiamo bisogno di stare e di pregare. Stare e pregare. Stare con Maria. Pregare con Maria. Lei ha detto di sì a Dio nella sua luminosa giovinezza e continua a ripeterlo ora, senza paura.

Il mese di maggio è il tempo della preghiera attorno a Maria e con Maria per imparare a dire il nostro sì a Dio. Questa è la strada: conservare nel cuore il vangelo, amarlo e dargli vita nella nostra vita.

Manda il tuo Spirito, Signore, e rinnovi la faccia della terra. Siamo noi ora la faccia nuova della terra.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano