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Frammenti

Soffio di Dio, respiro dell’uomo   Gv 14,15-16.23b-26

La nostra vita è appesa a un filo sottile che è il respiro e la nostra precarietà viene a galla proprio quando il respiro si fa stentato o affannoso. La Pentecoste invece rivela la potenza del respiro di Dio, segnato dalla presenza del vento e del fuoco.

L’ultima cima   Mt 28,16-20     

Oggi colui che è disceso dal cielo sulla terra per abbracciare l’uomo che ama ascende dalla terra al cielo portando con sé la nostra umanità in Dio: oggi contempliamo “una porta aperta nel cielo”, possibilità nuova e inaudita di comunicazione fra cielo e terra, di relazione piena di vita e di amore fra l’uomo e Dio.

L’amore ci fa uguali      Gv 14,15-21

Ascoltiamo Gesù prima dell’addio. Con insistenza assicura che non ci lascerà soli, orfani della sua presenza. L’orfano è colui che fa esperienza della morte di chi lo ha generato e rimane abbandonato a se stesso. Il cristiano non è orfano perché Gesù Crocifisso è Risorto.

Con la sua immagine nel cuore   Gv 14, 1-12

Da tempo i discepoli frequentavano Gesù, attirati e abituati ai lineamenti del suo volto, ma senza conoscerlo profondamente. Il suo volto in verità era il volto di Dio. Gesù risponde così a Filippo: “Chi ha visto me ha visto il Padre. Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?”.

Un recinto, la sua porta     Gv 10, 1-10

Un recinto ha la sua porta. La porta di uno spazio sicuro per le pecore e il pastore che entra ed esce con le pecore attraverso questa porta. Perché la vita delle pecore sia sicura.

Ma ecco l’insidia dei ladri e dei banditi. Anche loro entrano nel recinto ma non dalla porta, si arrampicano da qualche altra parte. Vengono soltanto per rubare, uccidere e distruggere. Questo è lo scenario descritto nel vangelo di Giovanni.

Vedere Gesù        Pasqua         Mt 28, 1-10

Il sabato prima di quella Pasqua fu diverso dagli altri sabati. Al mattino le pie donne accorsero al sepolcro. Pensavano che il sepolcro fosse tutto quello che restava loro di Gesù., l’unico punto d’incontro con il crocifisso, ora addormentato nella morte.

Giorno uno     Gv 20, 19-31

Giorno Uno, inizio dei giorni. Principio della nuova creazione è questo “primo giorno della settimana”. La resurrezione di Gesù inaugura un tempo nuovo, una creazione nuova, dove “le cose di prima sono passate”. Dio aveva aperto la prima settimana della creazione chiamando all’esistenza la luce. Oggi la luce splende, la luce che è Dio e che è la vita dell’uomo.

Li amò sino alla fine    Giovedì santo     Gv 13, 1-15

Li amò sino alla fine. Un’ultima volta, prima della passione, dopo aver condiviso il suo corpo e il suo sangue con i discepoli, Gesù vuole mostrare cosa significa ‘amare sino alla fine’ e lo fa attraverso una specie di gioco di ruolo, profetico, che vede tutti coinvolti. C’è una lavanda dei piedi, un servo e un maestro.

La morte di Gesù è il luogo dell’amore   Venerdì santo   Gv 19, 25-37

“Gesù disse: è compiuto”. Quello che i capi dei giudei avevano in mente da settimane è stato perpetrato. Gesù è morto con la complicità dei romani per una parvenza di legalità; di fatto fu freddamente assassinato e loro si sentirono sollevati. Con questa morte si volta pagina, definitivamente. Non è forse l’esito normale del processo che Gesù stesso aveva imprudentemente innescato?

Il profumo dell’alba     domenica di Pasqua  Mt 28, 1-10

All’alba le donne danno prova di un amore straordinario. Con il dolore nel cuore, inquiete ma spinte dall’effetto, si recano alla tomba portando aromi. È appena terminato il riposo del sabato ma il dolore rivendica i suoi diritti e l’amore spinge coloro che amano Gesù verso il luogo dove egli riposa.

I giorni della prova     Mt 26, 14-27.66

La domenica delle palme dà inizio a una settimana di emozioni forti e incalzanti attorno alla croce. C’è chi la fugge, chi la subisce e c’è chi l’abbraccia. Gesù passa dagli “osanna” della gente di Gerusalemme in festa al “sia crocifisso” della medesima folla plagiata e delirante.

Credi tu questo?      11, 1-45

Nel lungo brano dell’evangelista Giovanni ci sono due affermazioni che hanno suscitato la mia simpatia e la mia fede. La prima è questa: “Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro”.

Contagiarsi di cielo   Gv 9,1-41

È la storia di un uomo sballottato fra urti e spintoni, è la storia di due genitori incerti ed impauriti, è la storia di Gesù attento e sensibile, dei discepoli confusi tra leggi e tradizioni, è la storia di pesi che rallentano il passo, di gente di strada e per strada, di custodi fanatici di leggi e disumane sentenze.

Ho sete     Gv 4,5-42

Ad avere sete erano in due: la Samaritana che andava al pozzo a prendere acqua e Gesù che gliene chiedeva: faceva caldo ed erano assetati. Non si scherza con la sete, perché non coinvolge soltanto il corpo ma penetra in profondità nella mente fino a toccare la nostra interiorità. Perché la sete ha a che fare con la vita e con la morte.

E’ bello per noi essere qui!  Mt 17,1-9   

Nella solitudine del deserto Gesù è messo a confronto con i pensieri e le seduzioni del male, oggi Gesù è presentato in un’altra solitudine. Sul monte vive l’evento glorioso della trasfigurazione. Il Padre lo conferma come il Figlio amato. La trasfigurazione del suo volto rivela la pienezza della sua persona.

La fame di Dio     Mt 4, 1-11

Ci è capitato raramente di patire la fame. Oggi non la subiamo più e abbiamo la fortuna di poterla eventualmente scegliere. Ma perché scegliere la fame?

Spesso una dieta severa ci viene imposta per motivi di salute. Oppure digiuniamo per tenere in forma il nostro corpo, per migliorare le prestazioni sportive. Questi digiuni sono finalizzati al raggiungimento di un obiettivo. Ma questi digiuni non riguardano Gesù.

Come il Padre     Mt 5,38-48

Ci sembra che il Signore ci chieda l’impossibile: “siate perfetti come il Padre”. È troppo per tutti! Ma è proprio questo “come” che fa la differenza tra l’uomo recintato nelle sole misure dell’istinto e l’uomo nuovo, invece, plasmato dagli ideali delle beatitudini.

Nel cuore della Legge         Mt 5, 17-37

“Ma io vi dico”. Gesù non vuole rifare la legge ma il cuore della legge e contesta l’interpretazione che tradisce la legge stessa. Gesù va diritto al cuore che è il laboratorio dove si assemblano i gesti dell’uomo.

E per cattedra il lago e le colline   Mt 5, 13-16

Gesù Maestro convoca i suoi discepoli. E dove? Alla sua scuola. Una scuola per un pugno di pescatori che non conoscono l’alfabeto ebraico e a mala pena sanno contare i pesci o le pecore, aiutandosi con le dita? Ma è la scuola preferita da Gesù. E non vi vergogna di questi allievi dai volti bruciati dal sole e dalle barbe incolte.

Ogni figlio è un dono      Lc 2,22-40

Sono passati quaranta giorni dalla nascita di Gesù. Giuseppe gli ha dato il nome che Dio aveva scelto per lui: l’ha chiamato Gesù perché attraverso di lui ogni uomo riceverà salvezza e grazia.

Venite con me     Mt 4, 12-23

Dal Battesimo e dall’esperienza delle tentazioni nel deserto, Gesù esce “obbediente in tutto alla Parola di Dio”. Ora è pronto a dare inizio alla vita pubblica e al suo ministero. Esce da Nazareth e prende casa a Cafarnao che diventerà la sua città.

Io non lo conoscevo

“Ecco l’Agnello di Dio”. Giovanni dà questo nome a Gesù: l’agnello che toglie il peccato del mondo. Un agnello che appartiene a Dio e che Dio offre al mondo. L’agnello porta e prende su di sé il peccato come il pastore porta a casa sulle sue spalle la pecora smarrita.

Il nostro battesimo in Gesù     Mt 3,13-17

 

Il Signore che abbiamo cercato, trovato e adorato, ci mostra oggi la strada attraverso la quale ha scelto di essere il nostro Salvatore. Matteo ci racconta di Gesù che dalla Galilea andò al Giordano per farsi battezzare.

Riavviciniamo l’uomo a Dio Mt 2,1-12

C’è chi guarda i Magi dentro a poetiche interpretazioni o c’è chi vede nei Magi degli eccentrici nababbi, estranei al mondo e dediti alle stelle e che regalano a un povero bambino un po' di oro, incenso e mirra. Ma il testo del vangelo ci restituisce il loro carattere provocatorio.

La sua tenda in mezzo a noi     Gv 1,1-18

 

Siamo invitati a rimanere ancora davanti al Mistero dell’incarnazione. Mistero che stiamo celebrando in queste feste natalizie ma che ha un’ampiezza e una profondità che sempre ci sorprende.

Sempre in cammino     Lc 2,16-2

La liturgia ci invita a non distogliere lo sguardo da quella mangiatoia dove giace tutto l’Amore di Dio per l’umanità. Ci accompagna Maria che, con la sua maternità, ci apre la porta al nuovo scorrere dei giorni.

Prendi con te il bambino         Mt 2, 13-15. 19-23

 

La liturgia ci consegna, come ogni anno, l’icona della santa famiglia per continuare a contemplare il Mistero di Dio Padre che ci ha donato il suo Figlio, non solo attraverso l’irrompere della Luce nella notte e del canto degli angeli, ma, molto di più, nelle pieghe di un quotidiano fatto di relazioni dove, a volte, l’ascolto e l’obbedienza si fanno difficili e chiedono uno sguardo attento a tutto quello che viviamo.

È il giorno della gioia   Lc 2, 1-14

Attraverso gli anni, da Natale a Natale, da notte santa a notte santa, ci raggiunge questa gioia. “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. E in nome di questo bambino tutti vogliono trovarsi uniti, tra amici o in famiglia, per non accostarsi da soli al misterioso banchetto a cui tutti siamo invitati, anche senza comprendere appieno, per ricevere almeno qualche briciola.

Il sogno     Mt 1, 18-24

Come poteva Giuseppe dormire? Dal giorno in cui Maria, sua promessa sposa, gli aveva confidato l’eccezionalità della sua nuova condizione, il dubbio e lo sconforto erano penetrati nel suo cuore. Giuseppe si fidava di Maria ma come uomo sentiva di essere in credito con Dio e di avere diritto a una spiegazione. E Dio ripaga la sua fede mandando anche a lui un angelo dal cielo per rassicurarlo.

Chi cercate?     Mt. 11, 1-12

“Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Dalla prigione, Giovanni pone questa domanda a Gesù. È ciò che gli brucia in cuore, l’interrogativo che lo inquieta. Questa è la domanda per eccellenza, l’unica che, a distanza di venti secoli, rimane scottante e speriamo inquietante anche per noi.

Una storia di luce       Lc 1, 26-38

La storia umana è piena di luci e di ombre. La storia di luce ha un nome, Maria. Oggi la vediamo ancora giovane donna nella sua casa. Chissà a quale ora? Chissà cosa faceva in quel momento? Chissà da dove il volo dell'angelo? O, forse, quella era solo una voce che bussava alla sua anima? Maria, ragazza di un paese senza gloria, innamorata di un uomo, come succede alle ragazze della sua età. 

Ripartire dal futuro Mt. 24, 37-44

Il Signore viene come un ladro. L'accostamento è irriguardoso, inquietante e dissacrante. Ma al solo fine di suscitare la nostra vigilanza. Dio viene nell'ora che non immaginiamo. Come sarà la nostra vigilanza poiché non sappiamo né il giorno né l'ora? Non su un istante dobbiamo accendere l'attenzione ma su tutta la vita: svegli, svegli e lucidi, su tutta la vita.

Dio è re perché non è re   Lc 23, 35-43

Oltre a Gesù, Pilato aveva inchiodato sulla croce anche un cartello. “Gesù nazareno re dei Giudei”. Per Pilato era quello il motivo della condanna. Così scaricava la coscienza e giustificava la sua decisione davanti al mondo. Ma forse quell’affermazione poteva dire di più se avesse aggiunto un punto interrogativo alla fine.