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Frammenti

Parlare di lui, parlare con lui   Lc 4,35-48

Anche oggi, in questo “primo giorno della settimana”, Gesù Risorto continua a farsi riconoscere dai suoi, da noi, suoi discepoli, radunati per “parlare” delle cose che Lo riguardano.

Arrendersi all'amore       Gv 20,19-31

Aria di paura in quella casa. Paura dei Giudei, certo, ma anche e soprattutto paura di se stessi, vergogna della propria viltà, rimorso per come si erano comportati nella notte del tradimento. Paura della propria paura.

Morire d’amore   domenica delle palme

In questa settimana per due volte la Chiesa si raccoglie nella lettura della Passione di Cristo, del patire di un Dio appassionato. La lettura più bella e regale che si possa fare, dove tutto ruota attorno alle due cose che toccano il centro di ogni vita: l'amore e il dolore.

Sul Calvario, lo ha capito, non un discepolo ma un estraneo. Alla morte di Gesù il primo atto di fede è quello di un lontano, un centurione pagano: “Davvero costui era figlio di Dio”.

Non da un sepolcro che si apre, non dallo sfolgorio di luce di giorni nuovi, di un sole mai visto, no, ma davanti e dentro la tenebra del venerdì, vedendolo sulla croce, sul patibolo, sul trono dell'infamia, un verme nel vento, questo soldato esperto di morte dice: “Era figlio di Dio”. Morire d'amore è cosa da Dio.

Perché è salito sulla croce il nostro Dio? Per essere con me, per essere come me. Perché io possa essere con lui ed essere come lui. Essere in croce è ciò che Dio, nel suo amore, deve all'uomo che è in croce. L'amore conosce molti doveri, ma il primo è di essere insieme con chi ama, come una mamma quando il figlio sta male... e vorrebbe prendere su di sé il male, ammalarsi lei per guarire suo figlio.

Dio entra nella morte perché là va ogni suo figlio. Per trascinarlo fuori, in alto, con sé. La croce è l'abisso dove Dio diviene colui che ama. È qualcosa che ci stordisce: un Dio che ci ha lavato i piedi e non gli è bastato, che ha dato il suo corpo da mangiare e non gli è bastato. Lo vediamo pendere nudo e disonorato, e dobbiamo distogliere lo sguardo.

Poi giriamo ancora la testa e riguardiamo la croce e vediamo uno a braccia spalancate che ci grida: “Ti amo”. Ama proprio me? Sanguina e grida, o forse sussurra, per non essere invadente: “Ti amo”.

C'erano là molte donne che stavano ad osservare da lontano. Piccolo gregge sgomento e coraggioso: la chiesa nasce dalla contemplazione del volto del Dio crocifisso, la chiesa nasce in quelle donne, che hanno verso Gesù lo stesso sguardo di amore e di dolore che Dio ha sul mondo. Le prime pietre viventi della chiesa sono donne.

Per diventare chiesa, dobbiamo anche noi sostare con queste donne accanto alle infinite croci del mondo dove Cristo è ancora oggi crocifisso nei suoi fratelli, disprezzato, umiliato, ricacciato indietro, naufragato.

Con Maria e le donne sentiamo nostra la passione di ogni figlio dell'uomo: il mondo è tutto una collina di croci. Restiamo accanto, a portare conforto, speranza, pane, umanità, vita. Solo così sentiremo a Pasqua che la nostra vita rotola armoniosamente nelle mani di Dio.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano

La dismisura dell’amore   Gv 3, 14-21

"Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo". Come il serpente di rame, per chi lo guardava, era la salvezza, così nei giorni del nostro cammino noi guardiamo il Signore crocifisso e troviamo in lui la nostra salvezza. Per questo i nostri occhi sono su di lui, per fissarlo nel cuore e non dimenticare: perché quella morte stia la vera legge per l'uomo.

Ogni vita è casa di Dio     Giovanni 2,13-25

Un gesto inatteso, quasi imprevedibile: Gesù prepara una frusta, la brandisce e attraversa l'atrio del tempio come un torrente impetuoso, come una valanga che travolge uomini, animali, tavoli e monete.

{xtypo_dropcap}L{/xtypo_dropcap ebbra  Mc 1, 40-45

Gesù si confronta con la lebbra. Non è casuale l’incontro di Gesù con il peccato, “la” malattia che sfigura l’uomo nella sua identità più profonda. Esiste una malattia che non intacca solo la carne deformandone la bellezza ma che costringe chi ne è colpito a vivere distaccato dagli altri, privato delle relazioni fraterne che identificano la verità più autentica della vita.

Una giornata di immersione   Mc 1, 29-39

Il Vangelo di oggi descrive una giornata di Gesù. E non ha importanza sapere se quella giornata è reale o se l’evangelista con i suoi ricordi ha ricostruito una giornata tipo di Gesù.

Io so chi tu sei       Mc 1,21-28

L’episodio di oggi è il programma di tutta l’attività di Gesù. Gesù è colui che insegna. Il suo è un insegnamento riconosciuto come di “autorità”. Gesù non è un discorso ma una Parola, un evento, un intervento che libera l’uomo dal male che lo abita, come accade oggi nella sinagoga con lo “spirito impuro” che possedeva quell’uomo.

Andare, vedere, seguire Mc 1, 14-20

Gesù inizia la sua missione come una ricerca itinerante dell’uomo per incontrarlo nei luoghi della sua ordinaria quotidianità e offrirgli la straordinaria possibilità di rinascere come creatura nuova. Il suo invito è la proposta di un nuovo orizzonte dentro il quale coinvolgere la propria vita.

L'ora impigliata nella memoria   Gv 1, 35-42

Nel Vangelo c'è il nome di un discepolo, dell'altro no. E’ significativo e bello perché potrebbe essere il nostro, il mio o il tuo. Siamo noi su quella strada e verso quella casa. "Videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui".

Immergiti   Mt 1, 7-11

Sono tanti gli eventi che fanno da corona al Natale di Gesù. Oggi la liturgia ci fa rivivere il suo Battesimo. E non si tratta di un dettaglio di poco conto. Matteo parla di due battesimi, quello di Giovanni e quello di Gesù: "Io vi battezzo con acqua… Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco".

Il brivido dell’Epifania

Ogni anno, all'Epifania, c’è un brivido. E beato chi ancora sente questo brivido accendersi nel racconto dei Magi. Dopo il Natale, l'Epifania è la manifestazione. E dove e per chi è questa manifestazione? Certo per tutti e, per dirlo, i vangeli vanno a scovare i lontani e le strade poco note, quelle sconosciute, quelle meno visibili.

In principio   Gv 1,1-18

In principio era il Verbo. In principio è la prima parola della Bibbia. E ci sembra lontano quell’inizio, miliardi di anni, ma, ancora prima, era il Verbo. La Parola precede l’alba della creazione. L’evangelista Giovanni sembra portare una rivoluzione, una correzione, nelle sacre Scritture. Non ‘in principio Dio creò il cielo e la terra’ ma ‘In principio c’era la Parola’.

Nel segno di Maria

Iniziamo un anno, lo iniziamo con questa eucaristia che veglia sull'inizio del 2021. Forse abbiamo iniziato l'anno in modo diverso ma qui ci è chiesto di iniziarlo insieme, comunitariamente. Come comunità che si è data convocazione nell’eucaristia. Eucaristia significa ringraziamento, e allora diamo inizio all'anno ringraziando.

Una famiglia  Lc 2, 22-40

Il Natale è un mistero di progressiva incarnazione. L’ingresso in una concreta famiglia ci dice che Gesù vuole entrare in tutte le pieghe dell’avventura umana: la povertà e la precarietà, la persecuzione e l’esilio, la morte e la sepoltura. Dio ha voluto provare sulla propria pelle il mestiere difficile dell’essere uomo. La normale famiglia di Nazareth non è un’astrazione o un vago riferimento spirituale ma un modello concreto cui attingere una lezione di vita.

È il giorno della gioia. 

Attraverso gli anni, da Natale a Natale, da notte santa a notte santa, ci raggiunge questa gioia. “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. E in nome di questo bambino tutti vogliono trovarsi uniti, tra amici o in famiglia, per non accostarsi da soli al misterioso banchetto a cui tutti siamo invitati, anche senza comprendere appieno, per ricevere almeno qualche briciola.

Dio Bambino   Lc 2, 1-14

In questo Natale, la nostra gioia è al culmine ma anche il nostro sbigottimento. La sorpresa è totale ed è divina. L’annuncio degli angeli è semplice, quasi disadorno: “troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”. La sorpresa è che Dio si è fatto bambino.

Parlare d’amore   Lc 1, 26-38

La salvezza del mondo è iniziata con un dialogo. Ne abbiamo appena sentito l’eco sempre sconvolgente. Un dialogo in cui Dio prende l’iniziativa. È in suo nome che l’angelo Gabriele parla a Maria. Dio fa il primo passo. È lui che si disturba, per così dire, che si scomoda per venire a mendicare presso una sua creatura un sì. È lui che, inatteso, fa irruzione nella casa della giovane donna prescelta.

Vegliate  Mc 13, 33-37

Il vangelo della prima domenica di Avvento riporta i versetti conclusivi che l’evangelista Marco pone al termine della vita pubblica di Gesù, quasi preludio del suo cammino di passione, morte e risurrezione. Una precisazione però: Marco con i 19 verbi all’ imperativo che costellano il capitolo 13, intende esortarci a vivere il presente.

Maria   Lc 1,26-38

Sulla soglia del Natale contempliamo Maria, dimora di Dio, grembo che accoglie Gesù. Questa festa ci aiuta a vivere l’Avvento come tempo di speranza e risveglia per noi un clima di serenità, di gioia, di leggerezza nell’attesa fiduciosa del Signore che, come è entrato in modo sorprendente nella vita di Maria, così continua a camminare con noi se solo siamo disposti a lasciarlo entrare nella nostra vita.

Guardare chi precede per imparare a seguire   Gv 1,6-8.19-28

Giovanni Battista precede e prepara la strada. Così egli è il testimone di Gesù, il Figlio di Dio, che vive un'intimità unica con il Padre e che rivela attraverso la sua carne umana, che assume a Natale.

Testimone è chi ha fatto un'esperienza profonda e si assume il compito di narrarla agli altri. Il testimone si lascia cambiare la vita da un incontro ma non trasforma l’incontro per esaltarsi. Il testimone è sempre in relazione e in funzione di un altro: Giovanni non attira a sé e non conduce a sé, ma a Cristo.

L’avete fatto a me     Mt 25, 31-46

La festa di Cristo Re ci ferma su questa splendida e sconcertante pagina del Vangelo. Siamo di fronte a quei gesti che esprimono la nostra riconoscenza per il dono della presenza reale del Signore nei poveri, nei sofferenti, nel prossimo. La vita del discepolo si snoda dentro una presenza data, che si manifesta nell’amore, e di una presenza ricevuta in coloro a cui siamo legati attraverso l’amore.

Custodire o nascondere?     Mt 25,14 -30

Al termine del cammino si fa più intenso il richiamo alla vigilanza: diventare discepoli di Gesù non significa accogliere una dottrina umana o imparare ad osservare precetti etici ma accogliere Lui, il dono imprevedibile di Dio che entra nella nostra carne, ci fa figli suoi e ci rende operatori fecondi di frutti nuovi.

Il talento che è la vita       Mt 25, 14 -30

Come vivere il dono della vita nella fedeltà e nella responsabilità? E’ questa la domanda che serpeggia tra le righe di questa parabola. Ci chiede di riflettere sul modo concreto in cui viviamo e sui sentimenti che rivelano la qualità del nostro rapporto con Dio. La partenza del ricco padrone della parabola non crea un vuoto perché lascia dietro di sé un’eredità ricca di quei talenti che ciascuno riceve in misure diverse, secondo la propria capacità .

I santi della porta accanto     Mt 5,1-12a

Mi commuove il fatto che la festa di "tutti i santi" sia vicina al giorno dei morti e quasi non c'è confine. Non solo, ma oggi dovremmo allargare le chiese, eliminare i muri troppo stretti, se no come facciamo a farli stare tutti?

All’amore si comanda     Mt 22,34-40

Ogni volta che si avvicina la conclusione di qualcosa, nasce il desiderio di fare una sintesi per ricordare ciò che è stato importante e non vada perduto. Vale anche per l’anno liturgico. La Parola che ci ha accompagnato tutto l’anno è stata un invito a seguire le orme di Gesù. E, come un cammino fatto di inviti, di chiamate e conferme, slanci, di rifiuti, cadute e desideri.

La moneta di Dio     Mt, 22, 15-21

“I farisei tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù. La parola viene ridotta dai farisei a un tranello. Non sono i farisei a interrogare Gesù, ma i loro discepoli. Non hanno tutto questo coraggio, preferiscono farsi scudo dai loro discepoli.

Invitati     Mt 22, 1-14

Siamo abituati a vedere Gesù che entra nelle case, che siede a mensa da amici, in casa di peccatori, nella famiglia dei suoi discepoli. Nel vangelo di oggi è invece il Signore che ci invita a casa sua, al banchetto di nozze preparato per tutti. Un banchetto in cui ci è donata la vita e la gioia.

Una storia d’amore   Mt 21, 33-43

Questa è una storia d’amore: l’amore per la sua vigna, l’amore di Dio per il suo popolo. Il padrone ha esaurito tutte le risorse della sua immaginazione e del suo cuore per assicurare alla vigna un raccolto di qualità. L’ha affidata a operai da lui scelti, gente di esperienza, di fiducia.

Ricredersi e credere     Mt 21, 28-32

Questa parabola ci mette disagio. Anziché interrogarsi e convertirsi i sacerdoti e gli anziani del tempio si indignano ancora di più perché Gesù si rivolge proprio a loro che hanno il cuore duro e la loro opposizione e il loro odio verso Gesù è sempre più forte.

Un dono stupendo e inaspettato

“Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che esce all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.” Il padrone esce all'alba e lo farà per ben cinque volte, fino al tramonto, spinto da un motivo che non è il lavoro e neanche l’incapacità di calcolare le braccia necessarie.

Trovare la vita   Mt 16, 21-27

Il vangelo di questa domenica si apre con una parola di rottura: “Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli...”. “Da allora” Gesù inizia a fare una cosa che non aveva mai fatto prima. “Da allora” segna una svolta nel vangelo.

Tu sei     Mt 16,13-20

Il Vangelo si apre con una domanda che Gesù rivolge a suoi discepoli: “la gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. Tra quella “gente” ci siamo anche noi. Gesù sembra chiederci: “ma avete compreso bene qual è il centro?”. Il Figlio dell’uomo è colui che morirà da crocifisso ed è colui che Dio risusciterà.

Il Dio delle “briciole”

Il vangelo di oggi ci mostra un volto insolito di Gesù, stranamente duro verso questa donna straniera e la sua sofferenza. La donna cananea (una straniera!) viene tratteggiata in tutta la sua bellezza. È una madre che soffre del dolore della propria figlia e intercede per lei. Continua a chiedere anche se trova rifiuto.

Sono io

Gesù si rivela ai discepoli sul mare, a Pietro e anche a noi, oggi, che siamo “imbarcati” con Lui. Mentre i suoi discepoli si preparano per la traversata, Gesù sta solo sul monte per un tempo che sembra eterno, fino al finire della notte.

Una fame saziata

La Parola di questa domenica è un invito pressante ad andare dal Signore Gesù perché sia saziata ogni nostra fame e sia placata ogni sete. E’ il Signore stesso a rivolgerci l’invito attraverso le parole del profeta Isaia: “O voi tutti assetati, venite all’acqua” ed è sempre lui a rivolgere al suo popolo una domanda cruciale: “perché spendete denaro per ciò che non sazia?”.

Il tesoro nascosto Mt 13, 44-52

Nel Vangelo di oggi ci sono tre parabole per conoscere il regno dei cieli. Gesù utilizza immagini semplici, estremamente vicine a noi. Ci parla di un tesoro, di una perla e di una rete. È il modo più immediato per rivelaci il sogno di Dio e in questi tre racconti c’è un’alternanza continua tra ciò che è nascosto e ciò che è manifesto.

Il grano e la zizzania

Incontriamo l’esperienza del seme nella parabola del grano e della zizzania. E’ un’immagine bella che descrive le caratteristiche del regno di Dio e che inaugura un modo nuovo, assolutamente nuovo, di pensare il Regno: piccolo, nascosto, mescolato, che non si impone, che sa attendere, che accetta il silenzio e la morte.

Il seminatore uscì a seminare   Mt 13,1-23.

Il vangelo si apre con una immagine: “Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole.” Immaginate lo spettacolo?

La sapienza dei piccoli    Mt 11, 25-30

Il Vangelo si apre con l’immagine di Gesù che prega, che entra in relazione intima e profonda con Dio. Noi conosciamo Dio attraverso Gesù. Con Gesù Dio non è lontano e conosciamo il suo nome, il più rassicurante e il più dolce. Gesù ci dice che possiamo chiamarlo “Padre”, “Abbà”.

La misura

Anche oggi ci troviamo di fronte a una Parola estremamente chiara ed esigente. Gesù pronuncia una serie di frasi davanti alle quali non possiamo non interrogarci e manifestare un po’ di disagio: “Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me”.

L'amore vince la paura     Mt 10,26-33

Gesù chiama i dodici per inviarli ad annunciare il Vangelo. E insegna anche il “modo” dell’annuncio: “come pecore in mezzo ai lupi; siate prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. Soprattutto l’invio è accompagnato da un imperativo: “non temete”. “Non temete quelli che uccidono il corpo”; “non temete: voi valete più di molti passeri!”.