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Fratelli, rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino!

Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri. Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, è quello che dovete fare. E il Dio della pace sarà con voi.

(LECTIO Che cosa dice il testo

Il reiterato invito a gioire e a non temere, formulato da Paolo come un “non angustiarsi per nulla” è fondato in una precisa assicurazione: “Il Signore è vicino!” (v. 5). Non è la semplice vicinanza del Creatore alla creatura, ma è quella prossimità che Dio realizza con l’umanità in Gesù, riconosciuto nella fede come il “Signore”. E’ questa presenza che fonda la speranza del cristiano, la quale si esprime nel suo risvolto personale e comunitario come gioia, affabilità, fiducia, pace.

La gioia è un tema che percorre l’intera Lettera ai Filippesi, ed è paradossalmente un apostolo sofferente colui che invita ripetutamente a gioire. Si noti l’insolita formula: “Rallegratevi nel Signore” (v. 4); nel nostro parlare quotidiano noi parliamo di un gioire “con”, oppure “per” qualcuno. Paolo, esortando a gioire “nel” Signore, evidenzia la singolarità della gioia cristiana, in quanto radicata nella comunione di vita con il Signore.

Ad una tale gioia si accompagna l’affabilità, ossia il cercare sempre ciò che è conveniente, adatto per ogni fratello che si incontra.

La fiducia: Paolo esorta i Filippesi ad avere non un ingenuo ottimismo, esigendo uno sforzo quasi titanico della volontà, bensì lo stile dell’abbandono in Dio, che nasce dalla consapevolezza che egli è un Padre buono, che non fa mancare il bene ai suoi figli. E se permette il dolore, la prova, ha però un progetto di bene, di salvezza e di pace (cfr. Rm 8,28). Questa fiducia si manifesta non in un impalpabile sentimento, ma come perseveranza nella preghiera, sia di supplica che di lode e ringraziamento.

Infine la pace: essa è il risultato di quanto precede, cioè della fiducia e della gioia in Cristo. E’ una pace che supera la capacità umana di comprensione (v. 7), proprio perché non viene dall’uomo; per questo, più che essere da noi custodita, è essa stessa che custodisce “i pensieri e il cuore”, ossia la dimensione più profonda della persona.

Segue infine un’esortazione ad una coerente condotta morale, ricca di virtù, per la quale viene promesso nuovamente il dono della pace da parte del “Dio della pace”.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

E’ capitato a tutti noi (speriamo) di entrare in una famiglia “affabile”, dove chi entra è ben accetto, anche se non è atteso. E magari viene messo a tavola a “mangiare un boccone” senza cerimonie, oppure invitato semplicemente ad un caffè. Ciò che l’ospite coglie in simile famiglia è l’affabilità: ben più di un’accoglienza educata da etichetta, ma la capacità di mettersi a disposizione, di intuire i bisogni dell’altro, di trovare le parole “giuste”, grandi per le grandi occasioni e piccole per le occasioni ordinarie. Ma una simile famiglia “affabile” ha i suoi segreti, che ha il buon gusto di non mettere in piazza, e che però si vedono nei loro effetti: è una famiglia dove i coniugi sono solidali; per l’ospite arrivato, uno mette giù la tovaglia e l’altro si affretta a prendere una bottiglia in cantina: sono i segni della gioia, di quel “Rallegratevi nel Signore” (v. 4) che qui si tocca con mano. Siamo soliti dire: dove c’è gioia c’è profumo, dove non c’è gioia c’è puzza. Non c’è via di mezzo: o profumo o puzza. E molti, troppi, nostri figli sono intossicati da simile puzza dell’assenza di gioia.

La gioia è figlia della pace, la pace attinta nella preghiera: si può stare sicuri, in una simile famiglia qualcuno prega, qualcuno non ha perso di vista il filo che lo lega all’Invisibile. Ma i segreti non finiscono qui! Una simile famiglia “affabile” non spunta dal nulla, è legata ad altre famiglie, ha imparato la condivisione in parrocchia, si sente custodita da quella “pace” che il Risorto ha promesso e costantemente dona alla comunità dei credenti.

Preghiamo (ORATIO)

Ci rallegri, Signore, perché oggi c’è il sole? Ma domani ci potrebbe essere la pioggia.

Ci rallegri perché siamo tutti in buona salute? Ma per morire ci si dovrà pur ammalare di qualcosa.

Ci rallegri perché stiamo bene insieme e i nostri pensieri si corrispondono? Ma chi può assicurarci che a uno di noi due non venga la fantasia di innamorarsi di un altro/a?

Rallegrarci perché tu, Cristo Signore, sei vicino! Sì, perché niente potrà derubarci della tua presenza: né la morte, né la malattia, né le contingenze della vita, tanto è straordinaria la grandezza della potenza di te, che il Padre ha costituito capo della Chiesa.

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Vi scongiuro, anche se nessun uomo vede nella nostra interiorità, di rientrare ciascuno nella propria coscienza, di costituirsi con la ragione giudice di se stesso e riconoscere i propri peccati. Occorre dunque astenersi dai peccati, sia nelle azioni che nei pensieri e applicare alle ferite i rimedi specifici, cioè contrari ai peccati stessi. Per questo Paolo diceva: “Il Signore è vicino, non vi preoccupare di nulla” (Fil 4,5s). Noi invece vi dovremmo forse dire il contrario: il Signore è vicino, datevi da fare. Quelli di allora, infatti, udivano con piacere tali parole di Paolo, poiché si trovavano impegnati in calamità, in fatiche e in lotte. Ma coloro che praticano il furto, che vivono in mezzo ai piaceri e che perciò dovranno rendere un giorno un pesante conto del loro operato, dovrebbero ascoltare piuttosto, non questa, ma quell’altra frase: “Il Signore è vicino, datevi da fare”.

Che vantaggio ci arrecano i piaceri presenti? Oggi ci sono, domani si dilegueranno; oggi sono uno splendido fiore, domani saranno polvere dispersa dal vento; oggi sono fiamma accesa, domani cenere spenta.

Non sono però così le cose spirituali, ma sono sempre luminose e floride, anzi, diventano di giorno in giorno sempre più splendide. Il riposo e le gioie celesti rimangono in eterno, immutabili ed immortali, senza alcun fine e alcun termine (Giovanni Crisostomo, Commento al Vangelo di Giovanni, Roma 1970).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Traducete nella vostra vita coniugale questa parola: “Rallegratevi nel Signore” (Fil 4,4).

PER LA LETTURA SPIRITUALE

La preghiera familiare ha le sue caratteristiche. E’ una preghiera fatta in comune, marito e moglie insieme, genitori e figli insieme. La comunione nella preghiera è, ad un tempo, frutto ed esigenza di quella comunione che viene donata dai sacramenti del battesimo e del matrimonio. Ai membri della famiglia cristiana si possono applicare in modo particolare le parole con le quali il Signore Gesù promette la sua presenza: “In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,19s).

Questa preghiera ha come contenuto originale la stessa vita di famiglia, che in tutte le sue diverse circostanze viene interpretata come vocazione di Dio ed attuata come risposta filiale al suo appello: gioie e dolori, speranze e tristezze, nascite e compleanni, anniversari delle nozze dei genitori, partenze, lontananze e ritorni, scelte importanti e decisive, la morte di persone care, ecc., segnano l’intervento dell’amore di Dio nella storia della famiglia, così come devono segnare il momento favorevole per il rendimento di grazie, per l’implorazione, per l’abbandono fiducioso della famiglia al comune Padre che sta nei cieli. La dignità, poi, e la responsabilità della famiglia cristiana come Chiesa domestica possono essere vissute solo con l’aiuto incessante di Dio, che immancabilmente sarà concesso, se sarà implorato con umiltà e fiducia nella preghiera ( Giovanni Paolo II , Esortazione apostolica Familiaris Consortio del 22 novembre 1981, n. 59).