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In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, pregava dicendo: “Padre santo, non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola.

Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Siamo nella parte conclusiva della cosiddetta preghiera sacerdotale di Gesù nella quale egli prega per sé, per i suoi discepoli e poi per il mondo intero. Un po’ come faceva il sommo sacerdote nel solenne giorno dello Yom Kippur. Egli ha appena finito di pregare per i discepoli “che il Padre gli ha dato”: l’espressione significa la consapevolezza da parte di Gesù che l’avere dei discepoli non è frutto della sua bravura, ma solo dono amoroso del Padre. Ora decisamente la sua preghiera si apre a coloro che verranno in seguito, cioè a tutte le comunità dei discepoli dei tempi successivi.

La prima richiesta è quella dell’unità. Quando il Vangelo di Giovanni è stato redatto serpeggiavano già le prime eresie e si stavano creando lacerazioni nelle comunità. Questa preghiera di Gesù per l’unità suona allora particolarmente importante: Gesù prega perché restino uniti nel riconoscimento dell’unico Signore. Indica poi la fonte di questa unità che è esattamente l’unità del Padre con il Figlio (v. 21); l’unità dei cristiani non è quella della simpatia reciproca o di u identico modo di vedere e neppure il riconoscimento generico di un solo Dio, ma deriva dall’avere scoperto l’unità tra il Padre e il Figlio, scoperta che ha cambiato la vita dei discepoli.

Gesù ricorda poi come l’unità sia necessaria alla missione della comunità: “Perché il mondo sappia che tu mi hai mandato” (v. 23).

Gli ultimi versetti (vv. 24-26) concludono l’intero discorso della Cena e hanno perciò un peso particolare. Basti notare quell’eccezionale “voglio” (v. 24) che indica una volontà e un desiderio deciso di Gesù che i suoi discepoli dimorino la dove è lui, cioè scoprano l’unità di Gesù con Dio e vivano all’interno di questo rapporto tra il Padre e il Figlio.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Il vecchio padre aveva preso la grande scatola di metallo dove custodiva monete e medaglie preziose che aveva raccolto da tutta la vita: erano monete d’oro e d’argento, ma molto diseguali tra di loro. “Voglio che le dividiate ora, mentre sono ancora in vita”, disse una sera ai suoi tre figli che erano venuti a visitarlo; alla spartizione volle che ci fossero anche le nuore, ma la scelta doveva essere dei figli. E cominciò il momento solenne. Il minore prese una collezione: “A chi piacciono queste?”. E fu un gioco: ciascuno voleva dare all’altro ciò che gli piaceva di più e l’equità della divisione fu l’ultimo dei problemi. Le nuore tacevano, ognuna semplicemente immaginando da quale moneta avrebbe tratto una spilla, per sé o per l’altra. “Non mi merito dei figli così!”, disse il vecchio padre, gli occhi umidi e la mano un po’ tremante. “Vi auguro che i vostri figli vi diano la soddisfazione che avete dato a me”.

Sì, l’unità tra i fratelli è la moneta più preziosa che passa di generazione in generazione, e occorre custodirla come il più fecondo dei beni. Sì, è vero: il mondo non la conosce. La rivalità, la paura di aver di meno, l’invidia e la gelosia sono la lingua di cui si serve il mondo per corrompere l’unità. Dietro a questo piccolo miracolo domestico vi sono delle nuore che non rimproverano ai rispettivi consorti di aver avuto meno: dove c’è l’unità, bene inestimabile, ci sono moltitudini di piccole alleanze, di piccole vittorie sui demoni del possesso e del potere.

Ha ragione il vecchio padre: la concordia, l’alleanza tra i figli vale di più di tutte le monete ed è ciò che passa di generazione in generazione, un’acqua buona che sana, rigenera, purifica. Per simile unità i genitori devono “lavorare”, ma soprattutto pregare, perché essa è un dono che viene dall’alto. Un dono che contesta il mondo, per dire ad esso la novità di Gesù che ha consegnato la sua vita e la sua morte come moneta con cui ha pagato a caro prezzo la nostra unità di fratelli.

Preghiamo (ORATIO)

Ti preghiamo, o Signore, per l’unità nella coppia, per l’unità nella famiglia, per l’unità nelle nostre parentele, per l’unità nel popolo di Dio della nostra parrocchia.

Fa’, o Signore, che ognuno di questi luoghi diventi un laboratorio di ricerca sulla strada dell’ecumenismo, dell’unità delle religioni, dell’unità di tutti gli uomini di buona volontà, affinché i vasi comunicanti del tuo amore parlino di te, espandano il tuo profumo: per coloro che ti conoscono e per coloro che ancora non ti conoscono.

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Il Padre è nel Figlio e il Figlio è nel Padre in modo da formare una sola cosa, poiché sono ambedue della stessa sostanza divina; quanto a noi, possiamo essere, è vero, in loro, ma tuttavia non possiamo essere una sola cosa con loro, poiché non siamo della stessa sostanza divina di cui essi sono, dato che Dio è il Figlio e Dio è il Padre. Ma in quanto il Figlio è anche uomo, egli è della stessa nostra natura. Essi sono bensì in noi e noi in loro, ma in modo che essi sono n asola cosa nella loro natura, e noi una sola cosa nella nostra. Sono in noi, come Dio sta nel suo tempio; e noi siamo in loro come la creatura sta nel suo Creatore.

Il Signore ha tenuto a precisare: “Anch’essi siano uno in noi”, per farci ben comprendere che questa unità che produce la perfetta carità, noi la dobbiamo alla grazia di Dio, non a noi stessi. La stessa precisazione fa l’Apostolo, quando, dopo aver detto: “Un tempo foste tenebre, ora siete luce”, aggiunge: “nel Signore” (Ef 5,8).

“Io in essi e tu in me”, continua il Signore, “affinché giungano a perfetta unità” (Gv 17,23). In brevi parole, egli sintetizza qui il suo compito di mediatore tra Dio e gli uomini. Quanto ora dice: “Io in essi e tu in me”, lo dice come mediatore, così come l’Apostolo spiega: “Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1Cor 3,23). Quanto dice successivamente (“Affinché giungano a perfetta unità”), lo dice per insegnarci che la riconciliazione, che si realizzerà in lui quale mediatore, ha per fine di farci gioire nella perfetta beatitudine alla cui pienezza niente si potrà aggiungere (Agostino d’Ippona, Commento al Vangelo di Giovanni, Roma 1984).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Nella vostra vita coniugale di oggi, come potreste tradurre in azioni l’intento di far sì che “tutti siano una sola cosa” (Gv 17,21)?

PER LA LETTURA SPIRITUALE

Carissimi Nino e Maria Rosa,

dinanzi all’incredibile segno della presenza di Cristo, Uomo-Dio, costituito dalle vostre persone che si legano per sempre nel vincolo irreversibile dell’amore, a me, vostro vescovo e padre, viene voglia di inginocchiarmi davanti a voi per ricevere la vostra benedizione. Non abbiate timore, datemela: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” e così, rafforzato dal vostro segno di croce, sarò più pronto e più forte nel proclamarvi le meraviglie compiute da Dio, lo Sposo che ci ha sedotti, ma senza abbandonarci.

Se non fossi stato impedito da altri impegni pastorali sarei davvero venuto in chiesa per farvi esprimere concretamente questa primizia di benedizione sul mio capo. Comunque colgo l’occasione per augurarvi un’incontenibile, immensa, gioiosa capacità di “bene-dire”.

Dire bene della gente, della vita, della morte, della gioia, della storia, della cronaca.

Dio si faccia carne nel grembo della vostra vita quotidiana.

E prima ancora che i vostri figli vi rallegrino la casa, sia lui a offrirvi il tema melodico di questa sinfonia splendida che oggi cominciate ad eseguire.

Il vangelo sia la roccia su cui costruite la casa.

La Vergine Maria sia coinquilina dei vostri giorni.

Un abbraccio!

Don Tonino Bello, vescovo

( R. Bonetti – P: Rota Scalabrini – M. Zattoni – G. Gillini, Innamorati e fidanzati: cammini di autoformazione, Cinisello Balsamo 2003)