cookiesE' entrata in vigore (dal 2 giugno 2015) la legge italiana sui cookie che recepisce la direttiva del Parlamento europeo, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche.
Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

LogoBlu

Traducteur-Translator

Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,

che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo,

per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,

predestinandoci a essere suoi figli adottivi

per opera di Gesù Cristo,

secondo il beneplacito della sua volontà.

E questo a lode e gloria della sua grazia,

che ci ha dato nel suo Figlio diletto.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Questo breve brano ci presenta soltanto l’inizio di un solenne ed ampio inno di benedizione, che fa da prologo alla lettera agli Efesini. Il testo ha l’andamento di un rendimento di grazie al bene ricevuto; presenta perciò tutta una serie di benedizioni, le quali esprimono l’immensa ricchezza del dono che Dio ha comunicato all’uomo da lui stesso benedetto.

Il discorso di lode comincia con una formula in cui Dio è oggetto della benedizione di Paolo e dei credenti della comunità cristiana, perché egli è il soggetto dell’agire salvifico verso la Chiesa (v. 3). C’è un’evidente sottolineatura cristologia: “in Cristo”. E’ infatti Cristo lo strumento, cioè il mediatore di questa benedizione, perché il cristiano è incorporato a lui e in lui riceve ogni benedizione celeste.

Nei vv. 4ss si contemplano alcuni dei momenti della benedizione divina. Essa procede da un’elezione pretemporale e dalla predestinazione dei cristiani ad essere figli adottivi, per concretizzarsi nella redenzione donataci per pura grazia nel sangue di Cristo.

Oggetto dell’inno è, in definitiva, la celebrazione del piano salvifico di Dio, che ha il suo compimento supremo in Cristo Gesù, cui è confidata la signoria su ogni realtà spirituale (“i cieli”) e materiale. Il disegno salvifico è contemplato nella sua origine e cioè nel beneplacito della volontà di Dio, nella sua scelta di donare all’umanità l’adozione filiale in Cristo.

La condizione in cui si trova il credente, di indicibile figliolanza verso Dio, si deve manifestare in un’esistenza santa e immacolata nella carità. E’ perciò una vita trascorsa nell’amore quella in cui si realizza il progetto di Dio sull’umanità, e si compie la risposta alla chiamata divina ad essere “a lode e gloria della sua grazia”. E’ questo, cioè una vita santa, pura, offerta nella carità, l’unico modo adeguato per rispondere al dono ricevuto in Cristo, per accogliere la benedizione divina, per porsi di fronte al mistero della propria elezione che origina nell’eternità stessa di Dio.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Se due coniugi non arrivano all’esperienza di essere uno/a benedizione per l’altro/a, non hanno capito niente né della realtà del loro amore, né dell’amore di Dio che agisce in loro. Ma come essere benedizione reciproca? San Paolo ci dà le premesse per capirlo, a partire dall’elezione pretemporale (“prima della creazione dl mondo”) di ciascuno di noi ad essere suoi figli adottivi: la prima benedizione che ci abilita ad esistere, a realizzarci in pienezza, ad aspirare ai beni più grandi, ha lì il suo fondamento. Ma l’elezione non è un certificato, un semplice titolo che non cambia la natura del nostro essere in relazione. La benedizione (è bene che tu ci sia, ti prendo per figlio, mi glorio di te) scende su ogni rapporto che ci fa camminare verso di Lui, in particolare su quel rapporto maschio-femmina con cui egli ha pensato e modellato l’essere umano, immettendovi la sua carta d’identità, la sua immagine e somiglianza. Nella benedizione originaria che ci chiama alla vita di Cristo è compresa dunque la nostra relazione di coniugi.

La nostra relazione, benedetta e consacrata il giorno del matrimonio, non è un legame statico e, men che meno, una specie di assicurazione che Dio “ci ha predestinati” l’un l’altro, togliendoci in tal modo la libertà della nostra ricerca e dei nostri errori, ma nella scoperta che quel particolare e determinato uomo che è “lui” è una benedizione per quella particolare e determinata donna che è “lei”; e viceversa, naturalmente. In che modo? Occorre sottrarsi alla pretesa che l’altro funzioni come me, all’idea che sarebbe benedizione uno/a che la pensa come me nell’esatto momento in cui io lo penso, all’attesa che conoscesse e condividesse tutti i miei pensieri, desideri, voglie? Molto meglio sarebbe uno specchio che mi rimandasse la mia immagine, ma che non mi dicesse nulla su ciò che potrei essere. Il mio “lui”, la mia “lei”, è una benedizione per me, proprio perché è diverso da me, perché non posso cambiarlo, manovrarlo, fargli pensare-desiderare quello che penso-desidero io. Proprio nella sua scomoda, ma sempre nuova, diversità, lui/lei è quella benedizione per me che fa parte del mio cammino storico di elezione.

Preghiamo (ORATIO)

E’ difficile, Signore, benedirlo/benedirla quando mi spiazza, mi contraddice, non è come mi aspetto, mi delude. Aiutaci, Signore, a credere alla tua signoria che guida la nostra storia e guarda con amore tutti i nostri passi per comporre le nostre diversità!

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Un fratello chiese ad un maestro: “Come devono essere quelli che vivono in comunità?”. L’anziano rispose: “Chi vive in comunità deve considerare tutti come uno solo, custodire la propria bocca e i propri occhi, e così sarà nella quiete senza preoccupazioni” (I Padri del deserto, Detti editi e inediti).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Mandagli/mandale un SMS per ringraziarlo/a di quella sua particolare qualità/diversità.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

E’ opportuno ricordare che i valori femminili sono innanzi tutto valori umani: la condizione umana, dell’uomo e della donna, creati a immagine di Dio, è una e indivisibile. E’ solo perché le donne sono più immediatamente in sintonia con questi valori che esse possono esserne il richiamo e il segno privilegiato. Ma, in ultima analisi, ogni essere umano, uomo e donna, è destinato ad essere “per l’altro”. In tale prospettiva, ciò che si chiama “femminilità” è più di un semplice attributo del sesso femminile. La designa, infatti, la capacità fondamentalmente umana di vivere per l’altro e grazie all’altro.

Pertanto la promozione della donna all’interno della società deve essere compresa e voluta come una umanizzazione realizzata attraverso quei valori riscoperti grazie alle donne. Ogni prospettiva che intende proporsi come una lotta dei sessi è solamente un’illusione e un pericolo: finirebbe in situazioni di segregazione e di competizione tra uomini e donne e promuoverebbe un egocentrismo alimentato da una falsa concezione della libertà.

Senza pregiudizio circa gli sforzi per promuovere i diritti ai quali le donne possono aspirare nella società e nella famiglia, queste osservazioni vogliono invece correggere la prospettiva che considera gli uomini come nemici da vincere. La relazione uomo-donna non può pretendere di trovare la sua condizione giusta in una specie di contrapposizione, diffidente e difensiva. Occorre che tale relazione sia vissuta nella pace e nella felicità dell’amore condiviso.

Ad un livello più concreto, le politiche sociali (educative, familiari, lavorative, di accesso ai servizi, di partecipazione civica) se, da una parte, devono combattere ogni ingiusta discriminazione sessuale, dall’altra, devono sapere ascoltare le aspirazioni ed individuare i bisogni di ognuno. La difesa e la promozione dell’uguale dignità e dei comuni valori personali devono essere armonizzate con l’attento riconoscimento della differenza e della reciprocità laddove ciò è richiesto dalla realizzazione della propria umanità maschile o femminile (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, del 31 maggio 2004).