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In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “In verità vi dico: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette”.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Il brano è tratto dal quarto grande discorso del Vangelo di Matteo, noto come discorso “ecclesiale”, che raccoglie istruzioni sulla vita della comunità di Gesù e sullo stile che la dovrà caratterizzare, quando egli non sarà più fisicamente presente in mezzo ai suoi discepoli.

Dopo aver parlato della vera grandezza, dell’accoglienza per i piccoli, della correzione fraterna, del servizio pastorale improntato alla misericordia divina, Gesù prende in considerazione la risorsa segreta che la comunità possiede per avere un tale stile alternativo rispetto alle logiche mondane.

La comunità si realizza nel ricercare la concordia, animati dalla stessa fede e sorretti dalla preghiera all’unico Padre, nel perseguire sinceramente un’unità di intenti, tra cui prioritario è il bene del fratello più debole e smarrito. Ecco quanto dice letteralmente il termine greco del testo evangelico: è uno stare insieme per “realizzare una sinfonia”. La voce “sinfonica” che si deve levare dalla comunità è quella della vita fraterna e della cura per la salvezza del peccatore. Quando essa agisce in tal modo, sperimenta la verità che la qualifica: nonostante la sua assenza fisica, Cristo è presente in mezzo ai suoi come il Signore, come l’”Emmanuele, Dio con noi”. Gesù Cristo fa della Chiesa stessa il luogo della comunione con Dio e, perciò, il luogo della manifestazione della sua gloria.

La sicurezza di essere ascoltati nella preghiera si fonda, quindi, sul sapere di avere un Padre nei cieli e sulla certezza che Gesù è misteriosamente, ma efficacemente, presente in mezzo a coloro che si riuniscono nel suo nome. E’ questo un tema particolarmente caro a Matteo, che conclude il suo Vangelo con la promessa del Risorto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”

(Mt 28, 20).

Quando Dio è veramente pregato nel nome di Gesù, diventa allora possibile il perdono fraterno, senza limiti, senza condizioni, quello in cui si rovescia la logica della vendetta che portata Lamec a voler essere vendicato settantasette volte (cfr. Gn 4, 24).

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Noi coniugi, noi genitori sappiamo quanto sia difficile trovare quella voce “sinfonica” citata prima. Anzi, quanto più il bene da domandare appare prezioso, urgente, indispensabile, tanto più i “due di voi sopra la terra” avranno difficoltà ad accordarsi. Ad esempio, se si chiede a due genitori di accordarsi per domandare a Dio la cosa che ritengono prioritaria per il figlio, probabilmente nasceranno due desideri-progetti-intenzioni diversi; quando poi il figlio è in difficoltà grave, ciascuno dei genitori pare avere le proprie priorità, le proprie urgenze. Eppure, dall’esterno, verrebbe da dire: “Basterebbe che si mettessero d’accordo!”. Forse quel “due di voi sopra la terra” potrebbe sottendere che quei due sono quasi da cercare con il lanternino, tanto è difficile per noi uomini, specie se coniugi, rinunciare al proprio punto di vista.

Eppure il modo ci sarebbe, tanto facile a dirsi quanto difficile a viversi; basterebbe che ciascuno dei due facesse proprio il punto di vista dell’altro: “voglio quello ce vuoi tu”. E così facendo, i due, quasi senza volerlo, si troverebbero a metà strada, ciascuno con gratitudine per l’altro. Se ciò succede, veramente lì “è presente Dio”, cioè una grazia che in qualche modo li supera.

Il Padre di Gesù aspetta pazientemente che i due “si accordino per domandare qualunque cosa”, escano da una logica individualistica e mostrino alla Chiesa e al mondo che c’è qualcosa che preme loro di più di loro stessi, mostrino cioè che la preghiera veramente unisce e crea “sinfonia”. Ma qui ha ragione l’apostolo Pietro: ci si scontra con la necessità del perdono reciproco, perfino con la necessità di perdonare all’altro di non pensarla come me.

Preghiamo (ORATIO)

La nostra unità ti preme, Signore Gesù: anzi, tu ti consegni ad essa, sei perfino disposto a metterti in obbedienza di fronte ad essa.

Si, è vero, la nostra concordia, cercata con tutte le forze anche quando pare impossibile, è per te irresistibile e tu ci garantisci che anche il Padre che è nei cieli si muoverà pieno di stupore. E’ proprio questa unità, Signore, che ti chiediamo,perfino quando pare che lavoriamo al contrario. Abbi pietà di noi, Signore!

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Due amori hanno fondato due città: l’amore di sé portato fino al disprezzo di Dio ha generato la città terrena, l’amore di Dio portato fino all’annientamento di sé ha generato la città celeste.

La prima si gloria di se stessa, la seconda in Dio, perché quella cerca la gloria degli uomini, questa considera sua massima gloria Dio. Quella erge il capo nell’orgoglio, questa dice al suo Dio: “Tu sei la mia gloria, tu mi elevi il capo”. In quella, i principi (e le nazioni sottomesse) sono soggiogati dalla passione del dominio; in questa si presentano uniti nella carità i capi nel comandare e i sudditi nell’ubbidire. Quella, nei suoi potenti, ama la propria gloria; questa dice al suo Dio: “Amerò te, o Signore, mia fortezza” (Agostino d’Ippona, La città di Dio, XIV, 28).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Provare a fare un elenco delle cose che diviene facile chiedere assieme in modo concorde e “sinfonico”. Custodite questo elenco con rispetto, come segno tangibile della presenza di Dio.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

La prima comunione è quella che si instaura e si sviluppa tra i coniugi: in forza del patto d’amore coniugale, l’uomo e la donna “non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19, 6; cfr. Gn 2, 24) e sono chiamati a crescere continuamente nella loro comunione attraverso la fedeltà quotidiana alla promessa matrimoniale del reciproco dono totale.

Questa comunione coniugale affonda le sue radici nella naturale complementarietà che esiste tra l’uomo e la donna e si alimenta mediante la volontà personale degli sposi di condividere l’intero progetto di vita, ciò che hanno e ciò che sono: perciò tale comunione è il frutto e il segno di una esigenza profondamente umana. Ma in Cristo Signore, Dio assume questa esigenza umana, la conferma, la purifica e la eleva, conducendola a perfezione col sacramento del matrimonio: lo Spirito Santo effuso nella celebrazione sacramentale offre agli sposi cristiani il dono di una comunione nuova d’amore che è immagine viva e reale di quella singolarissima unità, che fa della Chiesa l’indivisibile Corpo mistico del Signore Gesù.

Il dono dello Spirito è comandamento di vita per gli sposi cristiani e insieme stimolante impulso affinché ogni giorno progrediscano verso una sempre più ricca unione tra loro a tutti i livelli, dei corpi, dei caratteri, dei cuori, delle intelligenze, delle volontà, delle anime, rivelando così alla Chiesa e al mondo la nuova comunione d’amore, donata dalla grazia di Cristo ( Giovanni Paolo II , Esortazione apostolica Familiaris Consortio, n. 19).