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Nella benevolenza e nell’amore tu conoscerai il Signore (Os 2, 16.17b-22)

Così dice il Signore:

“Ecco, la attirerò a me,

la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore;

là canterà come nei giorni della sua giovinezza,

come quando uscì dal paese d’Egitto.

E avverrà in quel giorno

- oracolo del Signore -

mi chiamerai: Marito mio,

e non mi chiamerai più: Mio padrone.

Le toglierò dalla bocca i nomi dei Baal,

che non saranno più ricordati.

In quel tempo farò per loro un’alleanza

con le bestie della terra e gli uccelli del cielo

e con i rettili del suolo;

arco e spada e guerra eliminerò dal paese;

e li farò riposare tranquilli.

Ti farò mia sposa per sempre,

ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto,

nella benevolenza e nell’amore,

ti fidanzerò con me nella fedeltà

e tu conoscerai il Signore”.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Nella sua dolorosa vicenda matrimoniale, Osea scorge il simbolo della travagliata relazione d’alleanza tra il Signore e il suo popolo, segnata dall’infedeltà di quest’ultimo e dall’ostinatamente fedele amore divino. Il Signore è lo Sposo che, pur essendo ferito dal tradimento d’Israele, vuole ricuperare la sposa infedele e restituirle nuova dignità. Si intrecciano perciò due voci, quella di Osea e quella di Dio, finché quest’ultima prevale e occupa tutta la scena.

Il cambiamento di situazione non procede da una decisione del popolo-sposa, bensì dall’amore dello Sposo, che intraprende un nuovo corteggiamento per riconquistare la sposa. Così il deserto (v. 16) rappresenta il tempo esemplare dei rapporti tra il Signore e Israele e riportare la sposa nel deserto è come ricondurla ai tempi della luna di miele, l’esodo. Grazie al rinnovato corteggiamento rifiorisce l’amore, espresso qui con degli oracoli di salvezza, che proclamano il ritrovato rapporto sponsale (vv. 18-20), i nuovi doni recati dallo Sposo alla sposa (vv. 21s).

Al centro dell’annuncio sta dunque il rifiorire, tra Osea e sua moglie, di un rapporto d’amore che sembrava umanamente irrecuperabile. In ciò il profeta intravede la novità radicale che l’amore del Signore, lo Sposo d’Israele, immette nella relazione d’alleanza. Tale novità è suggerita da più elementi. Anzitutto, dal nuovo consenso matrimoniale, contrassegnato da una totale dimenticanza degli amanti-idoli, che prima avevano sedotto il cuore della sposa; in secondo luogo dai nuovi doni di nozze, contrassegnati dall’interiorità e riassunti nel bene supremo della fedeltà (v. 22). Infine si deve notare l’espressione “ti farò mia sposa”. Essa, nel linguaggio biblico, è riservata alle prime nozze di un giovane con una vergine. La vicenda della moglie di Osea è parabola di quanto avviene ad Israele, che è guarito radicalmente dal peccato e sperimenta il bene della fedeltà e della conoscenza dello Sposo-Signore, ossia un’intimità esclusiva con il suo Dio.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Lo aveva tradito. Aveva perfino il sospetto (poi rivelatori infondato) che il bimbo che portava in grembo fosse dell’altro, che poi aveva lasciato. Aveva durato molto tempo a raccontarsi che, in fondo, era giustificata: il marito distratto sempre via per lavoro, l’amante invece – collega di lavoro – sempre vicino, accogliente, pressante. Quando però venne alla luce il bimbo – tutto suo marito, perfino nella ruga tra gli occhi – lei cominciò a deporre le sue ragioni, a trovarsi “strana” per ciò che aveva fatto, quasi a non riconoscersi, a non essere stata capace di apprezzare la sicurezza e la fedeltà di lui.

“Che cosa posso fare per rimediare?”, chiese alla sua guida spirituale. Non si rimedia piangendo sul latte versato, crogiolandosi nei sensi di colpa. Si rimedia portando nuovi doni di nozze, riparando con tutta l’anima i colpi inferti al proprio matrimonio, rinnovando le tenerezze del fidanzamento. Così la coppia rinasce, nella scoperta reciproca di una fedeltà nuova; è ancora lo stesso stupefacente miracolo: questo rinnovarsi del matrimonio non è soltanto un bene per la coppia, per i figli e per la comunità cristiana. E’ un dono offerto: ci sono molti modi per offrire il grano triturato e spezzato che poi diventerà quel pane materia della sua Carne, e uno può essere proprio questo superamento del tradimento, questa logica di misura extra-large che non sta a calcolare il quanto della infedeltà, ma la gioia di aver abbandonato gli idoli/amanti che ci avevano sedotto.

In questa “ricomposizione dell’unione infranta”, senza recriminazioni, esasperazioni e ipercontrolli, lo Sposo spesso si specchia, gioisce, esulta. E’ capace di riversarvi i suoi nuovi doni, di farlo diventare materiale e simbolico per dire nella nostra lingua ciò che più gli preme: il suo amore indefettibile, sempre pronto ad un nuovo inizio.

Preghiamo (ORATIO)

Mettiamo ai tuoi piedi tutte le infedeltà (piccole o grandi) al nostro rapporto di coppia., Signore. Tu lo sai che, quando osiamo chiamarle con il loro nome, ce ne dispiacciamo, ce ne rammarichiamo e vogliamo riparare.

Aiutaci, Signore, a credere che tu sei lo Sposo che ci rinnova, che ci riprendi sempre daccapo e vuoi soltanto che rinunciamo ai nostri idoli-amanti per riempirci di nuovo dei tuoi stupendi doni di nozze.

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Un fratello della Libia venne da padre Silvano sul monte Panefo e gli disse: “Padre, ho un nemico che mi fa del male: mi ha rubato il mio campo, mi ha spesso teso insidie, ha assoldato della gente per avvelenarmi. Voglio consegnarlo al giudice”. L’anziano gli disse: “Fa’ ciò che ti dà pace, figlio”. E il fratello gli disse: “Padre, se riceve il castigo, la sua anima ne trarrà profitto?”. L’anziano disse: “Fa’ come ti pare, figlio”. Il fratello disse all’anziano: “Alzati, padre, preghiamo e poi io vado dal giudice”. L’anziano si alzò e dissero il Padre nostro. Come giunsero alle parole: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, l’anziano disse. “Non rimettere a noi i nostri debiti, come noi non li rimettiamo ai nostri debitori”. Il fratello disse: “Non è così, padre”. “E’ così, figlio”, disse l’anziano: “se veramente vuoi andare dal giudice per vendicarti, Silvano non fa altra preghiera per te”. E il fratello fece un profondo inchino in segno di rispetto e perdonò il suo nemico (I Padri del deserto, Detti editi e inediti, Magnano 2002).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Ripensa nella solitudine della tua coscienza ad un atto di infedeltà (piccolo o grande) al tuo matrimonio e nella preghiera lascia che Dio ti suggerisca un gioioso piccolo atto di riparazione.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

Facciamo un’enorme fatica, anche fra cristiani, a perdonarci sul serio, fino in fondo. Eppure il vero amore cristiano è proprio quello che permette a ogni altro, per quanto depravato o rovinato, di poter ricominciare da capo ed essere veramente nuovo.

Cristo ci lava i piedi perché vuole rimetterci sulla pianta dei piedi, dalla radice del nostro essere; questo è il servizio più vero che fra cristiani ci dobbiamo fare: rimettere l’altro in piedi dalla radice del suo essere, per il perdono che Dio gli ha dato (G. Mazzanti, L’Eucaristia, radice e centro della comunione ecclesiale, in I. Beltramop – E. Beltramo, La Chiesa sposa, Cantalupa 2003).