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In quel tempo, Gesù si recò nel territorio della Giudea e oltre il Gior­dano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l'ammaestrava, come era solito fare. E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli do­mandarono: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie? ». Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”.

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmi­na; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto».

Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo ar­gomento. Ed egli disse: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'al­tra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Gesù interviene sull'argomento del rapporto uomo­/donna perché provocato da alcuni farisei, che tentano di metterlo in contraddizione con la Legge mosaica. La dif­ferenza tra lui e i suoi interlocutori si avverte già nel lin­guaggio: costoro parlano di liceità o illiceità, di consentito o non consentito, mentre egli si muove nella sfera della ri­cerca del senso, del fondamento.

Gesù individua dapprima la radice del problema che sta alla base della concessione mosaica del divorzio, os­sia l'insensibilità verso la volontà di Dio e il rifiuto di camminare nelle sue vie (v. 5). Egli va però ben oltre una revisione critica della Legge, rinviando all'intenzione ori­ginaria del Creatore che vuole il bene dell'uomo e della donna e che è il testimone e il custode del loro amore.

Il significato del matrimonio si comprende soltanto con il riferimento a quello che Dio ha voluto fare creando la prima coppia, così come è testimoniato dai testi di Gen 1,27 e 2,24, citati esplicitamente da Gesù. Nella relazione sessuale la persona umana è chiamata a costruire con il coniuge un rapporto non solo solidale, ma di alleanza, che rende entrambi i partner liberamente partecipi e comunicanti nella corporeità e nell'interiorità. Il rapporto sponsale stabilito da Dio riposa così non sulle sabbie mo­bili del desiderio o delle convenienze, ma sul pilastro incrollabile del progetto divino.

Marco passa subito dall'insegnamento di Gesù al piano ope­rativo, al piano delle norme, come quella dell'u­nità ed esclusività dell'amore coniugale: «L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto» (v. 9). Questa con­clusione di principio non vuole creare, però, un'ulteriore difficoltà ai discepoli, quanto piuttosto proteggere ciò che è più prezioso e degno nell'amore tra l'uomo e la donna, perché esso è salvato nella sua integrità solamente se viene riportato all'intenzione del Creatore, che vuole il bene ­delle sue creature (cfr. Gen 2,18).

Il v. 12 è un'aggiunta presente soltanto in Marco, dove si precisa che il divorzio è escluso non solo per l'uomo, ma anche per la donna. In ciò si riflette la situazione del­le donne nelle comunità provenienti dal paganesimo, co­me per esempio quella di Roma, per cui scrive Marco. Nel mondo non giudaico, infatti, era consentita l'iniziativa di divorzio anche da parte della donna.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Come si esprime nella coppia il rapporto di alleanza? Proprio per dare onore al progetto con cui Dio ci ha pensati come sposi, proviamo a scorgere nel termine al­leanza le sfaccettature per la vita di coppia, anzi per la meraviglia della vita di coppia: a) l'alleanza conduce al­la comunione piena l'altro, cioè alla capacità di identificarsi con lo stato d'animo, i pensieri, le emozioni dell'altro e nel contempo alla capacità di cogliere la differenza dell'altro, le sue legittime distanze; b) l'alleanza trasfor­ma poco a poco l'eccitazione e l'aggressività dell'attrazione in espressione di tenerezza nel rapporto, tenerezza capace di condividere il piacere e di diventare vulnerabili al desi­derio; c) l'alleanza si manifesta in un impegno profondo per la relazione, anche quando la relazione è scomoda e non si identifica con il soddisfacimento delle proprie gra­tificazioni personali.

In altre parole, l'alleanza conduce all'intimità, cioè al­l'esperienza di rimanere senza difese presso l'altro, di po­ter essere come si è. L'antico e mai abbastanza sopito «Se sarò bravo/a mi vorrà bene» si dilegua nel miracolo di amare l'altro/a per ciò che è e di sapersi amati per ciò che si è. Il luogo della coppia diviene perciò, sia pure in picco­lo e in modo provvisorio, il luogo in cui si sperimenta l'allean­za che Dio ha posto gratuitamente tra sé e noi, comunità dei credenti. Lì si fa esperienza che essa è irrevocabile e non condizionabile: ho deciso di amarti «nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia». E così gli 'alleati'- gli sposi - scoprono che non solo fanno allean­za, ma sono condotti dall'alleanza che li precede e li con­serva. Gratis.

Preghiamo (ORATIO)

Vieni, o Spirito di Dio, a illuminare il nostro amore, a renderlo saldo, ad articolarlo secondo le stagioni della nostra vita, a renderci capaci di proteggerlo dalle nostre angosce e dalle nostre meschinità.

Insegnaci, o Santo Spirito, a stupirci di come tu abbia potuto ripetere la danza trinitaria dell'amore nella carne delle tue creature che si amano.

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

“«Beato l'uomo che teme il Signore e cammina nelle sue vie» (Sal 127,1).

Questo genere di timore non promana dalla trepidazione della natura, ma lo si comincia ad apprendere con l'osservanza dei comandamenti, con le opere di una vita innocente e con la conoscenza della verità. Per conto nostro il timore di Dio è tutto nell'amore, e l'amore perfetto perfe­ziona questo timore. Il compito proprio del nostro amore verso Dio è di ascoltarne gli ammonimenti, obbedire ai suoi comandamenti, fidarsi delle sue promesse. Ascoltiamo dunque la Scrittura che dice: «Ora, Israe­le, che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore tuo Dio, che tu cammini per tutte le sue vie, che tu ami e serva il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima, che tu osservi i comandi del Signore e le sue leggi, che oggi ti do per il tuo bene?» (Dt 10,12s.).

Molte poi sono le vie del Signore, benché egli stesso sia la via. Biso­gna dunque porsi il problema delle molte vie possibili e ponderare mol­ti elementi perché, edotti da molte ragioni, possiamo trovare quell'unica via della vita eterna che fa per noi. Vi sono infatti vie nella legge, vie nei profeti, vie nei vangeli, vie negli apostoli, vie anche nelle diverse opere dei maestri. Beati coloro che camminano in esse col timore di Dio” (Ilario di Poitiers).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Traducete nella vostra vita coniugale questa parola: «L'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto» (Mc 10,9), cominciando a non accettare le piccole ‘separazioni’ in­dotte da ciò che non si comprende o da ciò che non si riesce a giustificare.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

“È dovere fondamentale della Chiesa riaffermare con forza [...] la dot­trina dell'indissolubilità del matrimonio: a quanti, ai nostri giorni, riten­gono difficile o addirittura impossibile legarsi ad una persona per tutta la vita e a quanti sono travolti da una cultura che rifiuta l'indissolubilità matrimoniale e che deride apertamente l'impegno degli sposi alla fe­deltà, è necessario ribadire il lieto annuncio della definitività di quell'a­more coniugale, che ha in Gesù Cristo il suo fondamento e la sua forza (cfr. Ef 5,25). Radicata nella personale e totale donazione dei coniugi e ri­chiesta dal bene dei figli, l'indissolubilità del matrimonio trova la sua ve­rità ultima nel disegno che Dio ha manifestato nella sua rivelazione. Egli vuole e dona l'indissolubilità matrimoniale come frutto, segno ed esi­genza dell'amore assolutamente fedele che Dio ha per l'uomo e che il Signore Gesù vive verso la sua Chiesa.

Cristo rinnova il primitivo disegno che il Creatore ha iscritto nel cuore dell'uomo e della donna, e nella celebrazione del sacramento del matri­monio offre un ‘cuore nuovo’: così i coniugi non solo possono superare “la durezza del cuore” (Mt 19,8); ma anche e soprattutto possono condi­videre l'amore pieno e definitivo di Cristo, nuova ed eterna Alleanza fat­ta carne [...]. I coniugi cristiani sono chiamati a partecipare realmente al­l'indissolubilità irrevocabile che lega Cristo alla Chiesa sua sposa, da lui amata sino alla fine (cfr. Gc 13,1). Il dono del sacramento è nello stesso tempo vocazione e comandamento per gli sposi cristiani, perché riman­gano tra loro fedeli per sempre, al di là di ogni prova e difficoltà, in gene­rosa obbedienza alla santa volontà del Signore: «Quello che Dio ha con­giunto, l'uomo non lo separi» (Mt 19,6)” (Giovanni Paolo II – Familiaris Consortio).