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In principio, il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.

Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.

Allora l’uomo disse:

“Questa volta essa

è carne dalla mia carne

e osso dalle mie ossa.

La si chiamerà donna

perché dall’uomo è stata tolta”.

Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

La ripresa del tema della creazione dell’uomo e della donna in Gen 2 riflette la sensibilità e la teologia di un autore biblico che vede nel rapporto uomo-donna non il semplice risultato di accordi commerciali, di convenienza di clan o altro ancora, ma il mistero dell’alleanza. Questa idea trova già un’eco nella parola con cui Dio comunica la sua decisione d’amore sull’umanità: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (v. 18). L’uomo e la donna dovranno essere in rapporto di reciprocità come indicherebbe una traduzione più vicina al testo ebraico: “un aiuto di fronte”. Questa reciprocità si dovrà esprimere come sostegno l’uno per l’altro, dono vicendevole della stima, presenza e compagnia l’uno per l’altro.

E’ questo un mistero d’amore che può essere riconosciuto soltanto entrando in quel “torpore”, o meglio in quell’”estasi”, che prende la persona e la fa uscire dal ripiegamento su di sé per scoprire l’altro/a come portatore di mistero e di senso. Quando i due sono uno davanti all’altro, l’uomo innalza il suo inno nuziale, nel quale riconosce la donna come sua alleata e depositaria come lui del mistero dell’essere persona, solidale nell’esperienza del tempo e della fragilità e bellezza dell’esistenza concreta.

Grandioso è il finale del brano in cui l’autore, andando contro la mentalità e le usanze dell’epoca, dove il clan prevaleva sulla coppia, afferma che la nuova realtà scaturita dall’incontro tra l’uomo e la donna è persino più grande di quella stabilita dai legame di sangue. E’ il tema della nuova parentela nata dalla scelta e scaturente dall’alleanza sponsale.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

L’aiuto (la compagna) che è simile all’uomo è la donna e l’aiuto (il compagno) che è simile alla donna è l’uomo: simile non sta per identico, clone, copia conforme. E’ così che a nessun marito è permesso di chiedere alla moglie di conformarsi a sé, di essere come lui la vuole; è così che a nessuna moglie è permesso di chiedere al marito di essere come lei ha bisogno che sia, di rispondere ai suoi desideri. Più sottilmente, a nessuno dei due è chiesto di rinfacciare all’altro come avrebbe dovuto essere o come aveva immaginato che fosse. In altre parole, a nessuno è lecito impedire lo sviluppo, il cambiamento dell’altro: come se la fedeltà fosse una sorta di staticità simile a una foto formato tessera.

Perché? Perché ai coniugi il progetto originario del Signore Dio chiede molto, molto di più: di essere uno carne della carne dell’altro e osso delle ossa dell’altro. E qui scopriamo che ciò che è all’origine non ci sta dietro le spalle, ma è il nostro futuro. Come infatti diventare l’uno per l’altro “osso delle mie ossa”? Nel modo della parentela e nel modo della intimità.

La parentela tra questo uomo e questa donna che si incontrano e si amano è un salto qualitativo, un miracolo: non vengono dallo stesso sangue o dalla stessa stirpe, eppure si tratteranno da parenti stretti, in nome di un patto d’alleanza che è scritto a partire da Dio; meglio, che porta il DNA dell’Amore che l’ha posto in essere.

E così emerge il modo dell’intimità: là, nel segreto di coppia, di questa specifica coppia che molti credono di conoscere a memoria (perfino loro stessi, talora), ma che a nessuno è concesso di conoscere ed esaurire fino in fondo. L’intimità infatti è un orizzonte vastissimo, dove i due scoprono compagnia (l’aiuto), cooperazione, solidarietà “gettate” nell’altro/a a fondo perso, senza recriminazioni.

Preghiamo (ORATIO)

Prima c’è stato lo sguardo

che attraeva ed era attratto dalla meraviglia dell’altro;

e poi nel caldo della relazione

emerge un tu da contemplare.

Prima c’è stata la vicinanza

sempre più prossima dei corpi;

e poi il vincolo puro

dell’io/tu che si fa noi.

Prima ci sono state le nostre mani

ad accogliere il figlio della benedizione;

e poi il palmo della Tua mano

che già l’aveva aggiunto al Tuo popolo.

Quando il prima trascolora nel poi,

aiutaci, o Signore,

ravvivando la tua presenza nel noi di coppia,

perché non ci perdiamo nei labirinti del nostro nulla.

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Il Padre, prendendo una porzione della terra recentemente creata, fissò con le sua mani immortali la mia immagine. A questa poi assegnò una parte della sua vita: vi pose infatti lo spirito, che è l’effusione della divinità incorporea. Così dal fango e dallo spirito fu creato l’uomo, immagine di Colui che è immortale: infatti su ambedue le parti la natura della mente è sovrana. Perciò io amo questa vita a causa della terra di cui sono composto e nel cuore nutro amore anche per l’altra, a causa della parte divina di me stesso.

Poi, quando sulla terra apparve la figura divina e terrena, nelle valli del verdeggiante paradiso, ed essa non aveva ancora alcuno che le somigliasse, come aiuto per la sua vita, proprio allora ci fu questo grandissimo prodigio del Logos sapiente: con la sua potente mano vivificante divise in due l’uomo che aveva creato quale spettatore del suo universo, mia radice e seme della molteplicità del genere umano, prese una sola costola dal suo fianco, dando quindi forma alla donna, e, mescolando nei loro cuori l’amore, concesse ad ambedue di sentirsi attratti l’uno all’altro.

Tuttavia non lo concesse a tutti né concesse un’attrazione rivolta a tutti, ma impose ai desideri un limite che chiamano matrimonio, freno per la materia senza misura, affinché questa, ardendo e infuriando irresistibilmente, non lacerasse con un amore non vincolato la sacra natura degli uomini, così che questi senza ritegno si accostassero a frotte gli uni agli altri, e affinché non sollevasse in tutti guerre ed inimicizie, qualora fosse diventata una passione ardente in balìa di sconsideratezze sfrenate (Gregorio Nazianzeno, Poesie).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Guardando l’altro/a ripetete nel vostro cuore questa parola:

“...(Nome) è carne della mia carne,...(Nome) è osso delle mie ossa”.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

La scena di Maria e Giovanni sotto la croce di Gesù esemplifica, in modo eminente, come la paternità di Dio si estenda nella storia attraverso la creazione di una nuova parentela tra gli uomini. “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: Donna, ecco il tuo figlio. Poi disse al discepolo: Ecco tua madre! E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19, 26s).

Nell’ora suprema della sua missione, quella della consegna totale della sua libertà umana al Padre, Gesù porta a compimento la sua opera instaurando un rapporto parentale nuovo tra gli uomini. Senza rinnegare le relazioni naturali, questa nuova parentela, la cui forma (figura) è la maternità della Chiesa, costituisce il segno (sacramento) della paternità di Dio. La scena del Vangelo di Giovanni porta a pienezza tutti i fattori implicati nel mistero nuziale (differenza sessuale, amore, fecondità) e, in particolare, individua con precisione la natura della relazione di paternità/maternità e figliolanza (A. Scola, Paternità e maternità nella cultura attuale, in R. Bonetti, Padri e madri per crescere a immagine di Dio, Roma 1999).