cookiesE' entrata in vigore (dal 2 giugno 2015) la legge italiana sui cookie che recepisce la direttiva del Parlamento europeo, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche.
Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

LogoBlu

Traducteur-Translator

In principio, Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.

Dio creò l’uomo a sua immagine;

a immagine di Dio lo creò;

maschio e femmina li creò.

Dio li benedisse e disse loro:

“Siate fecondi e moltiplicatevi,

riempite la terra;

soggiogatela e dominate

sui pesci del mare

e sugli uccelli del cielo

e su ogni essere vivente,

che striscia sulla terra”.

Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Siamo al sesto giorno della creazione. Dio sta per chiamare all’esistenza qualcosa di speciale; per questo comunica alla corte celeste la sua decisione regale (v. 26: “Facciamo...”). Egli vuole creare un essere che sia a sua immagine e somiglianza. L’immagine, nel linguaggio biblico, è l’effigie posta ai confini di un regno o in luoghi strategici, per segnalare chi ne era il signore. L’uomo e la donna, creati a immagine di Dio, sono perciò la visibilità, di fronte al mondo, della sua regalità, al punto che la sua regalità si esprime nelle relazioni costitutive della famiglia umana e nell’assunzione di responsabilità verso di esse.

Una prima relazione è quella uomo-donna, che diventa poi una chiamata alla fecondità, alla generazione. Ma anche il rapporto con il mondo deve essere segnato da questa responsabilità, come esprime bene il verbo “dominare” (v. 28), che fa parte dell’ideologia regale per indicare il governo di una comunità, di un regno.

L’altra relazione costitutiva è quella che la creatura umana intrattiene con il suo Creatore. In questo caso la responsabilità è quella dell’ascolto; infatti la prima cosa che Dio fa, dopo aver creato la coppia umana, è parlare loro. E’ chiaro che dall’altra parte ci deve essere l’ascolto di questa parola, che è insieme benedizione e comando.

Infine, c’è una parola stupenda sulla creatura umana e sulla coppia: Dio vide che “era cosa molto buona” (v. 31). Non è tanto qui un apprezzamento etico, ma uno sguardo compiaciuto di contemplazione da parte di Dio stesso sul mistero che egli ha posto sull’uomo e sulla donna.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Nel suo furore, la giovane figlia scrisse una lettera ai genitori con accuse amare e rifiuti vibranti conclusi con un “Mi fate vomitare”. Nella sua scrittura incerta da falegname dalle mani rudi, il padre rispose, risvegliando tutta la sua dignità: “Tua madre ed io abbiamo amato te e i tuoi fratelli come abbiamo potuto. Non ti permettiamo di insultarci così! Sediamoci piuttosto intorno a un tavolo e ragioniamo”. Questa non è la replica di un padre-padrone, mala risposta di un padre che “domina” il piccolo universo che è la sua famiglia: non rinuncia a un potere buono che include rispetto per sé, per la moglie e per la figlia. Non si sottrae all’ipotesi di possibili mancanze, ma sa che nessun errore di loro genitori autorizza la figlia a mancare loro di rispetto. Anzi, di fronte alla prevaricazione della figlia, lui, di solito così arrendevole e amante della pace, “alza la voce” in difesa della dignità genitoriale e quindi anche della figlia.

In controluce gustiamo anche la bellezza di questo parlare in “noi”: padre e madre sono accomunati nei limiti (“Vi abbiamo amato come abbiamo potuto”) e nell’onore (“Non ti permettiamo di insultarci così”).

Oggi dimentichiamo spesso che, se permettiamo ai figli di attaccarci sconsideratamente, veniamo meno alla dignità genitoriale che ci è stata consegnata dal Signore della vita. In quel “siate fecondi e dominate” (v. 28) sta una relazione preziosa: non certo quella di dominare sui figli, costringendoli ai nostri progetti o mancando loro di rispetto, ma quella del dominio sulle loro arroganze, sulle loro paure, sulle loro pretese impellenti, sulle loro urgenze consumistiche: poiché mettere al mondo figli significa assumersi la responsabilità di continuare a generarli, per mandato di quel Dio che ci ha fatti a sua immagine e somiglianza. La fecondità della coppia è benedetta perché “riempie la terra”: non a proprio nome, non per delirio di autosufficienza, non per attaccamento al potere, ma per celebrare il Signore nelle cui mani stanno i nostri figli.

Preghiamo (ORATIO)

O Signore, oggi come ieri e come domani,

affidi a noi coppia il potere di dominare

la terra e il cielo e il mare:

la forza di circoscrivere le potenze oscure del male,

che irretiscono i nostri figli,

il servizio di discernere i desideri di libertà

che suscitano in loro gli “uccelli del cielo”,

la preoccupazione che il loro cuore di terra

non si appesantisca di cose vane.

Aiutaci a credere, Signore,

che proprio a noi hai affidato

la cura per il loro ben-essere più profondo

e l’attenzione a far giungere loro la tua eredità.

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Signore Dio, nostro creatore, tu non hai detto: “Sia l’uomo secondo la sua specie”, bensì “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”, affinché sentiamo qual è la tua volontà. Chi ha l’animo rinnovato e contempla la tua verità che ha appresa, non ha bisogno di qualcuno che gli sia di esempio per imitare la sua specie, ma sente da sé, dietro indicazione tua, qual è la tua volontà, che cosa è bene, gradito e perfetto, e tu insegni a lui che ormai ne è capace, a vedere la Trinità dell’Unità e l’Unità della Trinità. Per queste, detto al plurale “facciamo l’uomo”, si aggiunge poi il singolare: “e Dio fece l’uomo”; per questo detto al plurale “a nostra immagine” si aggiunge al singolare “a immagine di Dio”. Così l’uomo “si rinnova nel conoscere Dio secondo l’immagine di colui che l’ha creato” (Col 3,10).

Grazie a te, Signore! (Ap 11,17). Noi vediamo il cielo e la terra, ossia la parte corporea sia superiore che inferiore, e la creatura fatta di spirito e di corpo. Vediamo la faccia della terra ricca di animali terrestri e l’uomo fatto a tua immagine e somiglianza, e, per essere tua immagine e somiglianza, cioè dotato di ragione e di intelligenza, superiore a tutti gli animali irragionevoli; come nella sua anima c’è qualcosa che sa decidere, e quindi governa, e qualcosa altro che sta sottomesso nell’obbedienza, così vediamo che la donna è fatta per l’uomo anche col suo corpo: essa ha, in quanto all’anima razionale, una natura a lui uguale, ma quanto al sesso, è sottoposta al sesso maschile come la spinta ad agire è sottoposta alla ragione che elabora una saggia norma di azione. Ebbene, vediamo queste cose, e le vediamo tutte buone, e molto buone (Agostino di Ippona, Le Confessioni).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

In questa stagione della vostra vita coniugale che cosa potrebbe concretamente suggerirvi la benedizione che Dio vi dà: “Siate fecondo e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra” (Gen 1,28)?

PER LA LETTURA SPIRITUALE

Con la creazione dell’uomo e della donna a sua immagine e somiglianza, Dio corona e porta a perfezione l’opera delle sue mani: egli li chiama a una speciale partecipazione del suo amore e insieme del suo potere di Creatore e di Padre, mediante la loro libera e responsabile cooperazione a trasmettere il dono della vita umana: “Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela” (Gen 1,28).

Così il compito fondamentale della famiglia è il servizio alla vita, il realizzare lungo la storia la benedizione originaria del Creatore, trasmettendo nella generazione l’immagine divina da uomo a uomo.

La fecondità è il frutto e il segno dell’amore coniugale, la testimonianza viva della piena donazione reciproca degli sposi: “Il vero culto dell’amore coniugale e tutta la struttura familiare che ne nasce, senza trascurare gli altri fini del matrimonio, a questo tendono, che i coniugi con fortezza d’animo siano disposti a cooperare con l’amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia” (Gaudium et spes, 50).

La fecondità dell’amore coniugale non si restringe però alla sola procreazione dei figli, sia pure intesa nella sua dimensione specificamente umana: si allarga e si arricchisce di tutti quei frutti di vita morale, spirituale e soprannaturale che il padre e la madre sono chiamati a donare ai figli e, mediante i figli, alla Chiesa e al mondo (Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Familiaris Consortio del 22 novembre 1981, n. 28).