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In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: “E’ lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?”.

Ed egli rispose: “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

La questione sottoposta a Gesù va collocata nel dibattito esistente nel giudaismo dell’epoca tra la scuola che consentiva il divorzio per qualsiasi motivo e la scuola che richiedeva per il divorzio la prova di mancanze morali gravi da parte della donna. La domanda avrebbe dovuto mettere Gesù in grave difficoltà, ma egli si sottrae alle discussioni ed alle sottigliezze esegetiche, invitando a riscoprire la più genuina volontà di Dio.

E’ questo quanto la coppia non deve perdere di vista, e cioè il progetto di Dio che si è manifesto nella creazione dell’uomo e della donna, così come attestato nelle Scritture di Israele. I due testi citati da Gesù rimandano alla creazione e pertanto al fondamento dell’iniziativa di Dio,che ha dato alla relazione di coppia un valore prioritario rispetto a tutti gli alti rapporti, compresi quelli di sangue.

Oltre alla questione dei contenuti, si propone anche la questione del metodo: nell’affrontare i problemi esistenziali, il credente è invitato ad andare al di là delle opinioni correnti e a confrontarsi sempre con la Parola di Dio. Assolutamente decisivo è il v. 6, in cui si palesa la visione evangelica del matrimonio come un progetto di fedeltà pieno, integrale, indissolubile.

Si deve notare che il testo di Matteo non parla semplicemente dell’essere i due una sola carne: il testo greco suggerisce che questo “essere una sola carne” non è un dato già scontato, ma un processo, un cammino della coppia. Essa è quindi chiamata a vivere la sua avventura come un andare verso tale traguardo di essere “una sola carne”. Bisogna però notare che proprio Matteo relativizza anche questa altissima meta, se confrontata al bene del Regno. Infatti pochi versetti dopo vi sarà la questione del “celibato per il Regno”, in cui non viene esaltato il celibato a scapito del matrimonio, ma viene ricordato appunto come il Regno sia il bene assoluto rispetto al quale misurare le proprie scelte di vita, maturate nella ricerca della volontà di Dio.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Certo che se le nostre orecchie così “addomesticate” alla parola divorzio come un fatto “naturale”, ormai quasi inevitabile, cominciassero a sentire la parola “ripudio” forse ci scuoteremmo un poco.

Ripudio è parola ruvida, che non tenta di nascondere la “consensualità” mostrata per finta davanti alla legge: dice che uno ripudia l’altro. Come sempre quando un matrimonio si rompe, c’è uno che dice: “Non voglio più un legame con te, ti ripudio, ti mando via da me, ti rifiuto, ti disprezzo” e si unisce ad un’altra persona: cioè, commette adulterio.

Nei versetti immediatamente seguenti ci sembra implicita una stupefacente protesta a favore del femminile: non è solo la donna che, in caso di ripudio, diventa adultera, ma è l’uomo stesso, quando si arroga il diritto di rompere un matrimonio “per sposarne” un’altra, che diventa adultero, anche se oggi l’arroganza di voler rompere il legame è equamente divisa tra maschi e femmine.

Ma il testo dice molto di più: quando uno ripudia l’altra e viceversa, ripudia anche se stesso,la propria storia, la propria identità. Perché? Perché i due “non sono più due, ma una carne sola”. Questa sottolineatura, che nel testo greco originale indica un movimento, qui annuncia una verità anche psicologica preziosissima: nella misura in cui hanno vissuto assieme, hanno stabilito un legame, un’atmosfera, un clima di relazione con tutte le gioie e le difficoltà connesse, non sono più “due”. Cioè anche la loro identità si è modificata, ha camminato, è diventata storia, si sono modificati perfino il modo di vedere il mondo, l’inflessione di voce, il sapore della vita. La Parola del Principio contiene anche elementi di saggezza umana: l’uomo, inteso al maschile ed al femminile, non ripudi se stesso, la propria storia, il proprio cammino!

Preghiamo (ORATIO)

Mi sono avvicinato e la spina mi ha ferito: di nuovo, come sempre, me l’aspettavo…Non vedo più la rosa, non ne sento più il profumo, perché la mia carne è ferita.

Quante volte, Signore, nel nostro quotidiano di coppia, le parole che escono dalla bocca di chi divide con me la sua vita sono spine che mi si conficcano nelle carni. Aiuta tutti coloro che amano a vederle non con gli occhi del dolore, ma con quelli del cuore: spesso la rosa è presente in tutto il suo appassionato fulgore. Perfetto un verdetto inappellabile come “Non ne posso più di te!” può significare: “Ti amo tanto che mi sembra di non poter vivere se tu non sei gentile con me, se io non valgo niente ai tuoi occhi”.

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Quale coppia è mai quella di due cristiani, uniti da una sola speranza, da una sola aspirazione, da una sola disciplina, dallo stesso servizio di Dio! Ambedue sono fratelli, uguali tutti e due in quel loro servizio! Tra di essi nessuna separazione, non nello spirito, non nella carne; al contrario, veramente due in una sola carne. E dove c’è una sola carne, lì vi è pure un solo spirito: essi infatti pregano insieme, si prostrano insieme davanti a Dio, osservano insieme le prescrizioni del digiuno; a vicenda si istruiscono, a vicenda si esortano, a vicenda si riconfortano.

Tutti e due si riconoscono in perfetta uguaglianza nella Chiesa di Dio, in perfetta uguaglianza nel banchetto di Dio, in perfetta uguaglianza nei disagi, nelle persecuzioni, nelle consolazioni. Nessuno dei due si nasconde all’altro, nessuno evita l’altro, nessuno è di peso all’altro. Liberamente fanno visita ai malati e si prodigano per aiutare i poveri. Compiono le elemosine senza contrasti d frequentano il Sacrificio eucaristico senza ansie. La loro operosità quotidiana non conosce impedimenti; non si fanno il segno della croce furtivamente, manifestano le loro espressioni di gioia senza simulazioni, e non sono certamente silenziose le loro benedizioni. Cristo, nel vedere e nell’udire, gode di quella festa e invia ad essi la sua pace. Dove si trovano quei due sposi, lì si trova egli pure, e dove è lui, ivi non entra certamente il maligno (Tertulliano, Alla consorte. L’unicità delle nozze).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Immettete nella lettura che fate della vostra vita coniugale la considerazione della durezza del vostro cuore, che vi rende incapaci di vedere sotto la scorza dura delle parole di disamore.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

Il Nuovo Testamento, da Gesù fino a Paolo, quando parla della coppia sponsale rimanda sistematicamente a un’idea che percorre il testo anicotestamentario da Genesi fino a Malachia, e precisamente all’idea che i due tendono a formare una realtà nuova. L’evangelista Matteo esprime letteralmente tutto ciò affermando che i due sono una sola carne. Il testo greco sembra sottolineare una dimensione di cammino, un traguardo da raggiungere. In questa definizione si possono cogliere tre aspetti che chiariscono la realtà nuova formata dalla coppia, la quale non è la semplice somma dei due. Ebbene, la coppia vive il suo cammino discepolare proprio assumendo fino in fondo il compito di essere una sola carne. Proprio perché l’unità della coppia è un percorso, sono necessarie le virtù del cammino e cioè il coraggio, la pazienza e la perseveranza.

Il coraggio sorge dal credere alla bontà del traguardo proposto e dall’intuire così che la via delineata, pur difficoltosa, è comunque sicura. La pazienza è la forza del riprendersi oltre ogni esitazione, inciampo, incertezza, senza scivolare in recriminazioni disfattistiche, come invece fanno gli stessi discepoli quasi costernati di fronte alla esigente proposta di Gesù sul matrimonio: “Ma allora, se questa è la condizione dell’uomo…non conviene sposarsi” (Mt 19, 10). La perseveranza passa attraverso i gesti quotidiani con cui si riannoda continuamente il rapporto e si afferma così di credere al traguardo dell’essere una sola carne più che all’evidenza schiacciante di certi fallimenti (R. Sonetti – P. Rota Scalabrini – M. Zattoni – G. Gillini, Innamorati e fidanzati. Cammini di autoformazione, Cinisello Balsamo, 2003, 189-191).