cookiesE' entrata in vigore (dal 2 giugno 2015) la legge italiana sui cookie che recepisce la direttiva del Parlamento europeo, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche.
Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

LogoBlu

Traducteur-Translator

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Il brano costituisce una seconda conclusione del vangelo di Marco, che terminava di per sé con l’annunzio pasquale presso la tomba vuota. La seconda conclusione riflette l’esperienza della comunità nata dalla Pasqua di Cristo e ormai in cammino per le vie del mondo.

Questa aggiunta vuole ricordare al lettore che con l’Ascensione Cristo non inaugura il tempo della sua assenza dal gruppo dei discepoli, ma quello di una presenza diversa, misteriosa, sovrana e indefettibile, poiché ormai la morte non ha più potere su di lui ed egli è glorificato presso il Padre.

La comunità è inviata così dal Risorto stesso sulle vie del mondo, senza lasciarsi paralizzare dal rimpianto per il tempo della sua presenza fisica con i suoi, ma piuttosto sapendo riconoscere i segni della sua custodia sulla loro missione a servizio della salvezza dell’umanità: “Il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano” (v. 20). L’estensione della missione è universale e il suo oggetto sarà l’annuncio del vangelo e l’offerta della vita nuova sigillata dal battesimo, quale segno che conferma un cammino di fede (v. 16).

Gesù non manda però i suoi allo sbaraglio, ma chiede loro di tenere fermi alcuni capisaldi. Nell’annuncio i discepoli non faranno affidamento sulle proprie strategie di autodifesa e sulla loro forza di persuasione, ma dovranno sempre riconoscere che Gesù continua ad operare tramite loro, vincendo le opposizioni e le insidie che verranno tramate per impedire la missione cristiana

(vv. 17s).

E’ evidente che l’autore di questa aggiunta vive in un periodo in cui i testimoni della fede cristiana patiscono persecuzione violenta e martirio. Egli vuole allora aiutare la comunità a non smarrire il coraggio, tenendo invece presente la forza di trasformazione dell’umanità da parte del vangelo (guarigioni), la vittoria della predicazione su tutto ciò che vorrebbe imprigionare e corrompere l’annuncio (demoni) e l’esperienza esaltante del dono dello Spirito in una sorta di continua Pentecoste (le lingue nuove).

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

L’invio nelle vie del mondo si allarga dal nucleo originale a tutta la comunità dei discepoli: l’invio è per l’evangelizzazione in ogni tempo e in ogni luogo. In questo invio sono comprese le famiglie cristiane, autentico snodo tra l’attività cristiana in quanto tale e il mondo. La famiglia cristiana, infatti, inizia con la consacrazione degli sposi. D’altro canto la famiglia vive nel mondo, è parte integrante di esso, ha a che fare con le problematiche “laiche” del lavoro, dei rapporti sociali ed economici, ecc. Questa “nuova frontiera dell’evangelizzazione del terzo millennio”, come la chiama Giovanni Paolo II, è dunque comandata a predicare il vangelo, a mettere a disposizione di tutti la buona Notizia che l’ha coinvolta, trascinata, affascinata.

Dopo l’Ascensione del suo Signore, la famiglia sperimenta i segni che accompagnano coloro che credono. Il primo e inconfondibile segno è chiaramente espresso: “Il Signore operava insieme con loro” (v. 20). La sua assenza per ciò che riguarda la visibilità e la tangibilità si moltiplica nelle mille e mille “operazioni” di Dio nel mondo attraverso di loro.

Spesso corriamo dietro a segni usati, tagliati a nostra misura, strumentalizzati per noi. Il santone che dice di parlare a nome di qualche santo, che propina sentenze e pseudo-profezie mediante fluidi, visioni, carte, divinazioni e immagini, pare abbia molta presa nei nostri tempi postmoderni, in facciata progressisti e tecnologici, sotto sotto bisognosi di magie e di segni. Ma c’è un errore, un gravissimo errore: quelli sono segni che ci fabbrichiamo con le nostre mani, a nostro uso e consumo, per tenerci provvisoriamente garantiti, e di cui non siamo di fatto mai sazi e che mai ci rendono sereni.

Ebbene, i prodigi, i segni che accompagnano gli evangelizzatori sono di tutt’altra natura: essi vengono dati per il bene altrui, non per proprio tornaconto. Sono i segni del Regno. Essi dicono che le insidie del mondo non hanno potere: dicono che la violenza, il male per il male, la tortura e la morte non sono l’ultima parola. Siamo chiamati a stare saldi, anche quando gli altri sembrano i più furbi e i più ricchi di successo. La fedeltà di un coniuge in mezzo alle velenose insinuazioni di chi si crede di avere in potere i corpi altrui, mostra al mondo dove sta il bene non inquinato: è un dono per chi vuole credere, per chi si decide per il Regno.

Preghiamo (ORATIO)

Signore Gesù, apri i nostri occhi per vedere e gustare i prodigi della tua presenza. E’ vero, abbiamo nostalgia di te; eppure ti siamo grati perché il nostro amore coniugale e genitoriale che non si lascia corrompere è il segno che tu vuoi lasciare per coloro che vogliono decidersi per te. Aiutaci, Signore, a non oscurare i tuoi segni!

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

In ogni suo sermone, prima di comunicare la Parola di Dio al popolo, Francesco d’Assisi augurava la pace, dicendo: “Il Signore vi dia la pace!”. Questa pace egli annunciava sempre con molta devozione a uomini e donne, a tutti quanti incontrava o venivano a lui. In questo modo otteneva spesso, con la grazia del Signore, di indurre i nemici della pace e della propria salvezza, a diventare essi stessi figli della pace e desiderosi della salvezza eterna (Fonti francescane, Editio Minor, Assisi 1986).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

In un gruppo, in una riunione parrocchiale, in un momento di incontro familiare, fate in modo di lodare Dio per i segni visibili della sua presenza in mezzo a voi.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

Gli avevano detto da sempre – un sempre che durava da poco più di vent’anni – che lui era aggressivo, violento, litigioso e prevaricatore. Specie la sorellina, appena poteva, gli metteva davanti il fatto che non avrebbe trovato una ragazza che si innamorasse di lui, che lo lasciasse spadroneggiare, che si sottomettesse ai suoi diktat. Quel che voleva, lui lo otteneva, o meglio: quel che voleva, voleva. Papà non aveva nemmeno provato a domarlo, nonostante le richieste, le suppliche, le lagne della mamma. E un bel giorno, questo bel padre se ne era andato con un’altra: la sua rabbia era aumentata in maniera esponenziale, con una gran voglia di sottomettere tutto e tutti. Tranne lei.

A dispetto della profezia della sorella, una “lei” si era innamorata, perdutamente innamorata di lui. Ma non era sottomessa: se lo fosse stata, lui, in fondo, l’avrebbe disprezzata. Nemmeno faceva la lotta con lui, a chi si arrendeva prima. Strano: non voleva dominarlo, né essere dominata. Se lui arrivava con un progetto (“Andiamo qui o là, facciamo questo o quello”), lei valutava e poi diceva sì o no. Ma se aveva detto sì, non si lasciava smontare dalle difficoltà o dalle contrarietà; per lui invece un treno in ritardo, un appuntamento con gli amici saltato, uno sgarbo, un non filar tutto liscio secondo le sue previsioni, erano occasioni per andare su tutte le furie. Non sopportava di non avere la situazione” sotto controllo”, come lui diceva. In quei momenti lei aveva il buon gusto di non parlare: un consiglio, un tentativo di placarlo, gli sarebbero stati tremendamente sui nervi. Lei, semplicemente, trovava un gesto per stargli vicino: un gesto sempre nuovo, così originale, così azzeccato, che ogni volta lui non se lo aspettava proprio. Le sue mani…le sue mani avevano forse strani poteri? Una volta, silenziosamente, minuziosamente, gli levò una scarpa, quelle terribili scarpe sportive che tengono il piede come in una morsa: lui quasi quasi ritirava il piede, quasi vergognoso, ma lei parve contare le sue dita, visitare la pianta del piede, accarezzare ogni centimetro. Lui, il lui superficiale e violento, avrebbe voluto gridare: “Ma che c’entra il piede adesso?”.

Ma una parte di lui intuiva benissimo: lei si prendeva carico della sua fragilità, del suo gridare a vuoto, ogni volta con un gesto nuovo. E con un sorriso amichevole, complice e trasparente, gli diceva: “Posso?”. E lui imparava che anche lui poteva inventarsi gesti buoni. (R. Bonetti – P. Rota Scalabrini – M. Zattoni – G. Gillini, Innamorati e fidanzati. Cammini di autoformazione, Cinisello Balsamo 2003).

Aiutateci a migliorare il nostro servizio ai fidanzati..