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Fratelli, vivete in pace tra voi. Vi esortiamo, fratelli: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. Guardatevi dal rendere male per male ad alcuno; ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti.

Siate sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.

Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Colui che vi chiama è fedele e farà tutto questo!

Fratelli, pregate anche per noi. Salutate tutti i fratelli con il bacio santo. Vi scongiuro, per il Signore, che si legga questa lettera a tutti i fratelli. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Paolo rivolge varie esortazioni alla comunità di Tessalonica, come succede spesso verso la fine delle sue lettere. Sua preoccupazione è che la comunità viva in pace e perseveri irreprensibile fino alla venuta del Signore Gesù Cristo.

Le esortazioni sono costituite di frasi brevi ma incisive, e soprattutto facilmente traducibili nella vita quotidiana.

I cristiani devono vivere come figli della luce e come tali attendere la venuta del Signore. Questo tempo di attesa richiede alcuni atteggiamenti necessari alla vita cristiana. Ecco allora le esortazioni riguardanti la carità, che deve diventare sostegno dei deboli, pazienza con tutti, conforto ai pusillanimi, ma anche correzione degli indisciplinati. La regola, in tutto ciò, sarà sempre quella del guardarsi dallo spirito di vendetta, cercando invece il bene con tutti, e in particolare con i fratelli di fede.

Le successive esortazioni concernono la gioia che deve permeare il vissuto cristiano, accompagnata da una preghiera incessante e dalla volontà di fare della propria vita un continuo rendimento di grazie, anche nelle circostanze più avverse. E’ con la preghiera, infatti, che la gioia diventa incrollabile e ogni circostanza può venire letta nella luce della volontà di Dio.

Seguono poi alcuni consigli riguardanti la vita comunitaria. Il dettato di Paolo appare in tutta la sua bellezza e se ne sente il carattere quasi martellante, di irresistibile urgenza. Appare evidente come l’esortazione che sorregge tutte le altre e che rende possibile una buona vita comunitaria sia “Non spegnete lo Spirito”. D’altra parte è necessario anche discernere ogni cosa. La comunità è perciò richiamata a non chiudersi ai doni eccezionali che a volte lo Spirito suscita in essa, ma anche a rimanere vigile verso gli abusi e gli eccessi di sensazionalismo emotivo.

Infine lo sguardo di Paolo si rivolge all’opera santificatrice di Dio nell’uomo. Dio è presentato soprattutto come il Dio “fedele”. Per questo ci penserà lui a custodire nella fede il credente e a non permettere che nessuno lo sottragga alla sua mano potente.

Gli ultimi versetti sono richieste di preghiera e saluti rivolti ai destinatari della lettera, con un’esortazione pressante a farne oggetto di lettura comune. La lettera si chiude con un augurio benedicente.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Sarebbe bello tradurre queste pressanti richieste concrete di Paolo alla comunità di Tessalonica, in altrettante regole pratiche per la vita degli sposi e delle famiglie. Proviamoci. “Figli, dovete aver riguardo per quelli che faticano per voi e ai quali siete stati affidati nel Signore e vi ammoniscono; trattateli con molto rispetto e carità. Vivete in pace tra voi. Vi esortiamo, genitori: correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi, sostenete i deboli, siate pazienti con tutti. Guardatevi, specie tra voi coniugi e con le vostre parentele allargate, dal rendere male per male ad alcuno, ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti. State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi”. Si tratta di un discorso concretissimo: poiché Paolo se ne intendeva di comunità e di Chiesa, se ne intende anche di famiglia e della Chiesa domestica che essa incarna.

E’ impossibile che una famiglia da sola possa rispondere a queste esigenze di sequela. Eppure, proprio la rete di famiglie solidali con i loro presbiteri rende possibile una vita intrafamiliare e comunitaria di questa marca, così profondamente umana e così aperta contemporaneamente all’azione dello Spirito. “Non spegnete lo Spirito” è infatti l’esortazione più pressante. Ma che cosa vuol dire non spegnere lo Spirito in famiglia? Vuol dire che la famiglia non deve essere un’acqua morta, non deve temere i cambiamenti, gli incidenti di percorso, le novità belle e brutte, poiché, se lo vogliamo con tutto il cuore, lo Spirito la guida a interpretare i momenti della vita come tappe del cammino verso di lui: lo Spirito è il fuoco che ci illumina e ci scalda, anche quando è notte.

Preghiamo (ORATIO)

Vieni, Spirito di fuoco, nelle nostre famiglie. Spazza via con la tua forza la ruggine sulle nostre relazioni, il nostro voler fare di testa propria, il nostro custodire egoisticamente il nostro interesse. Aiutaci a cercare sempre il bene tra noi, ad alimentare il fuoco dell’unità e non delle divisioni. Donaci, Signore, custodi per le nostre famiglie che sappiano sempre mostrarci il Dio della pace e ci tengano svegli per la tua venuta.

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Un grande anziano dimorava in Siria nei pressi di Antiochia e aveva un fratello pronto a giudicare non appena vedeva qualcuno inciampare. Spesso l’anziano lo riprendeva su questo punto e diceva: “Figlio, certamente sbagli e perdi la tua anima, perché nessuno conosce l’uomo se non lo Spirito che abita in lui. Spesso infatti molti compiono il male davanti agli uomini e fanno penitenza in segreto davanti a Dio, e noi vediamo il peccato mentre Dio solo conosce il bene che essi compiono. Inoltre, molti trascorrono l’intera vita nel male, ma spesso, nel momento in cui la morte si avvicina, negli ultimi istanti, si pentono e sono salvati. E accade anche che dei peccatori siano graditi a Dio grazie alla preghiera dei santi.

Per questo motivo, anche se l’uomo vede con i suoi occhi, non deve giudicare in nessun modo un altro uomo. Uno solo è il giudice, il Figlio di Dio, e ogni uomo che giudica un altro è per così dire un anti-giudice e un anti-Dio di fronte a Cristo, perché, erigendosi a giudice, usurpa l’onore e la potenza che il Padre ha dato a lui” (I Padri del deserto, Detti editi e inediti, Magnano 2002).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Prendetevi per mano e insieme pregate: “Colui che ci chiama è fedele e farà tutto questo!”.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

Fin dalle prime generazioni cristiane, la Chiesa si è considerata come comunità, generata dal Cristo e legata a lui da una relazione d’amore, di cui l’esperienza nuziale è l’espressione migliore. Di qui deriva che il primo compito della Chiesa è di restare alla presenza di questo mistero dell’amore di Dio, manifestato nel Cristo Gesù, di contemplarlo e di celebrarlo. A questo riguardo la figura di Maria costituisce nella Chiesa il riferimento fondamentale. Si potrebbe dire che Maria porge alla Chiesa lo specchio in cui essa è invitata a riconoscere la sua identità così come le disposizioni del cuore, gli atteggiamenti e i gesti che Dio attende da lei.

L’esistenza di Maria è un invito fatto alla Chiesa a radicare il suo essere nell’ascolto e nell’accoglienza della Parola di Dio, perché la fede non è tanto la ricerca di Dio da parte dell’essere umano, ma piuttosto il riconoscimento da parte dell’uomo che Dio viene a lui, lo visita e gli parla. Questa fede, per la quale “nulla è impossibile a Dio”, vive e si approfondisce nell’ubbidienza umile e amante con cui la Chiesa sa dire al Padre: “Avvenga di me quello che hai detto”. La fede continuamente rimanda a Gesù (“Fate quello che vi dirà”) e lo accompagna nel suo cammino fino ai piedi della croce. Maria, nell’ora delle tenebre più profonde, persiste coraggiosamente nella fedeltà, con l’unica certezza della fiducia nella Parola di Dio.

 

Sempre da Maria la Chiesa impara a conoscere l’intimità del Cristo. Maria, che ha portato nelle sue mani il piccolo bambino di Betlemme, insegna a conoscere l’infinità umiltà di Dio. Ella, che ha accolto nelle sue braccia il corpo martoriato di Gesù deposto dalla croce, mostra alla Chiesa come raccogliere tutte le vite sfigurate in questo mondo dalla violenza e dal peccato. Da Maria la Chiesa impara il senso della potenza dell’amore, come Dio la dispiega e la rivela nella vita stessa del Figlio prediletto: “Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore….ha innalzato gli umili”. Sempre da Maria i discepoli di Cristo ricevono il senso e il gusto della lode davanti all’opera delle mani di Dio: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. Essi imparano che sono nel mondo per conservare la memoria di queste “grandi cose” e vegliare nell’attesa del giorno del Signore (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, del 31 maggio 2004, n.15).