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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della ter­ra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città colloca­ta sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché ve­dano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli».

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Gesù ricorda ai discepoli, a cui ha appena proclamato le beatitudini, che esse non sono il modello per un indi­viduo solitario che vuol inseguire una meta morale elita­ria, ma il manifesto di una nuova comunità, della fami­glia di Dio radunata per il tempo della salvezza. La parola che rivolge ai suoi discepoli è, come le beatitudini, insie­me promessa e impegno.

La comunità dei discepoli è per la presenza di Dio resa luce della terra, città posta sul monte (cioè in luogo sicu­ro). Più difficile è capire l'immagine del sale. Bisogna sa­pere che in ogni casa non potevano mancare tre cose: un po' di farina, un orcio d'olio e il sale con cui si salavano gli alimenti per conservarli; restare senza sale era come rimanere senza speranza. La comunità dei discepoli si mantiene nella speranza per grazia di Dio e non per i me­riti dei singoli.

Da questo essere comunità scaturisce anche un dover essere, il compito missionario della Chiesa. I discepoli con il loro modo di vivere e di agire dovranno essere co­me la trasparenza della presenza di Dio nella comunità. Questa luce non deve illuminare solo loro, ma è destinata al mondo intero, così come il sale non serve per se stesso, ma per conservare gli alimenti e per insaporire i cibi. La frase finale (v. 16) è particolarmente suggestiva poiché parla propriamente non di opere buone, ma di «opere ­belle». La comunità dovrà essere come un'icona attra­verso la cui contemplazione le persone non scoprono tanto la bravura dei suoi componenti quanto la paternità di Dio, e si sentiranno anche loro persone amate.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Quante lucerne mettiamo sotto il moggio, cioè su quante occasioni di lode mettiamo il silenziatore, come fosse più discreto, più elegante tenere per sé il buono che si trova nella relazione! In questo senso, il Magnificat (Lc 1,46-55) è quanto di meno elegante e di spudorato si possa pensare, da un punto di vista mondano. Noi coppia facciamo sempre più fatica a nar­rare come ci siamo capiti, come abbiamo superato le tempeste, come ci siamo perdonati e come ci siamo amati: e derubiamo le nuove generazioni del sale - il sa­pore, il gusto - che saremmo tenuti a trasmettere. La vita coniugale cristiana, nelle sue «opere belle», è sale della terra e luce sopra il lucerniere. Perché? Come il sale non serve per se stesso, così il sacramento del matrimonio è dato per il servizio nel popolo di Dio, così come l'ordine sacro è dato per il ministero.

Siamo qui di fronte ad un atteggiamento che contesta radicalmente la mentalità mondana: il sacramento del matrimonio non è dato per la consolazione del singolo, per la sua autorealizzazione. Esso è dato alla coppia e a questa famiglia, perché «faccia luce a tutti quelli che sono nella casa» (v. 15): la luce che testimonia la presenza del­l'Amore, la possibilità “feriale” del dono di sé, tutti i giorni. Il sacramento dell'amore, infatti, consacra il mondo, lo espone a quella luce che sola è in grado di vincere le te­nebre. Dovremmo essere sempre all'erta per trovare le tracce di questo amore che è dentro la coppia e insieme la supera, per poterle narrare.

La ministerialità della coppia, tuttavia, non è solo per la casa nel senso di chiesa domestica, ma per la casa che è la parrocchia; se due si amano, ciò interessa alla Chiesa come risorsa di cui non può fare a meno. Due che si ama­no mettono un capitale prezioso al servizio della comu­nità cristiana: infatti essi esportano, per così dire, uno sti­le di dialogo, di comprensione reciproca, di comunione. Lo esportano non perché si mettono a dare lezione, ma perché l'amore per se stesso si espande, come la luce che non è occultata sotto il moggio delle nostre reticenze o delle nostre invidie.

Preghiamo (ORATIO)

Signore, tu non hai bisogno di noi per suscitare e conoscere l'Amore, perché sei l'Amore, ma tu hai bisogno di noi perché ti prestiamo i nostri occhi per vedere l'amore, le nostre orecchie per sentire le parole d'amore che ci vengono rivolte, il nostro naso per sentire il profumo dell'amore, il nostro palato per gustare le gioie dell'amore che ci ren­de fratelli, le nostre mani per compiere gesti d'amore come tu ci hai insegnato.

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Dato che i precetti che [Gesù] aveva precedentemente dati ai suoi apostoli erano quanto mai elevati ed erano infinitamente al di sopra del­la legge antica, per impedire che essi ne siano stupiti e turbati e dicano: e potremo compiere queste grandi cose?, ecco che cosa afferma subito ­dopo:« Voi siete il sale della terra» (Mt 5,13). Con tali parole egli mo­stra che era necessario dar loro quei grandi precetti. Dice, in sostanza, che non soltanto per la loro vita personale, ma anche per la salvezza di tutti gli uomini quell'insegnamento verrà affidato a loro. Gesù fa capire che la sostanza degli uomini è stata resa insipida e corrotta dai peccati; per questo egli esige soprattutto dai suoi apostoli quelle virtù che sono necessarie e utili per convertire molti. È come se Gesù dicesse: Non lamentatevi, quindi, quasi fosse troppo duro e difficile quanto vi chiedo. Agli altri infatti, che si trovano nell'errore, sarà possibile la conversione per mezzo vostro. Ma se voi perderete il vostro vigore, perderete voi stessi e gli altri con voi. Quanto più sono importanti i compiti che vi ven­gono affidati, tanto più dovete dedicarvi agli altri con zelo. Per questo Gesù dice le parole seguenti: «Ma se il sale diviene insipido, con che gli si renderà sapore? A null'altro più è buono che ad essere buttato via perché sia calpestato dagli uomini » (Mt 5,13). Ma se voi - sembra dire Gesù - conservate tutta la vostra sapidità di fronte alla corruzione e se allora la gente dirà male di voi, rallegratevi perché questo è l'effetto che fa il sale, che morde e punge le piaghe. Le maledizioni degli uomini vi seguiranno inevitabilmente; ma, lungi dal procurarvi del male, esse testimonieranno la vostra fermezza. Se, invece, il timore delle calunnie vi farà perdere il vigore ­che vi è indispensabile, allora patirete conseguenze ben peggiori e sarete coperti dalle ingiurie e dal disprezzo di tutti: questo significano le parole «calpestato dagli uomini».

(GIOVANNI CRISOSTOMO, Commento al Van­gelo diMatteo, Roma 1967, 232-234, passim).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Narrate ai vostri figli o al vostro gruppo di famiglia al­meno un’ esperienza accaduta all'interno della vostra relazione d'a­more che sia motivo per lodare il Signore.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

In obbedienza al comando del suo Signore [...], la Chiesa annuncia la novità che Gesù Cristo ha portato all'amore coniugale e alla realtà fami­liare. È questa una parte essenziale della missione della Chiesa nel mon­do e per il mondo, resa oggi ancora più necessaria e urgente.

L'evangelizzazione del matrimonio è missione che riguarda tutta la Chiesa e, in essa, tutti e singoli i fedeli secondo il loro posto e ministero. L'annuncio del vangelo è anzitutto grazia e compito della Chiesa parti­colare o diocesi: «Tutta l'attività evangelizzatrice e missionaria trova il suo centro propulsore e unificatore nella Chiesa locale» (EvS 93).

Tale ministero, poi, ha il suo luogo ordinario e privilegiato nella parrocchia, nella quale si compie in modo concreto e in tutta la pienezza del suo conte­nuto, cioè come catechesi e celebrazione liturgica, come educazione ed esperienza di vita, sotto la guida pastorale dei presbiteri in comunione con il vescovo (cfr. EvS 94).

Nella Chiesa particolare vivono le famiglie cristiane che, come Chiese domestiche, hanno un posto e un compito insostituibile per l'annuncio del vangelo. I coniugi perciò in forza del loro ministero non sono soltanto l'oggetto della sollecitudine pastorale della Chiesa, ma ne sono anche il soggetto attivo e responsabile in una missione di salvezza che si compie con la loro parola, la loro azione e la loro vita. Il ministero dei coniugi [...] esige di armonizzarsi con tutti gli altri ministeri e servizi di evangelizzazione, presenti e operanti nel popolo di Dio. Sarà particolarmente necessaria la collaborazione col ministero dei presbiteri e dei diaconi, come pure a diversi livelli quella con i religiosi e le religiose, con gli educatori e i catechisti, con i teologi e gli esperti di scienze umane. La famiglia, nata dal matrimonio, non è solo rivolta al proprio perfezionamento, ma diventa espressione e presenza missionaria della Chiesa nel contesto della vita sociale.(CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Evangelizzazione e sacramento del Matrimonio, nn. 57-60).