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Dal brano di Vangelo della prima Domenica di Quaresima,l’occasione per riflettere sulle tentazioni che investono oggi la famiglia. Tentazioni che si trasformano in sfide,da raccogliere con coraggio.

"0 Dio, allontana da me l'idea che io possa tutto!".

Maimonide (1158)

Quando i lettori avranno in mano queste righe sarà ormai piena estate.

Molti di essi si troveranno già in vacanza, altri si appresteranno a partire. Molti non potranno permettersi vacanze, neppure quest'anno. Altri ancora, non hanno mai conosciuto vacanze. E sugli uni e sugli altri, un sole implacabile, un'afa opprimente. Svogliatezza. Irrequietezza. E un desiderio forte d'evasione. Nostalgia di primavera.

Prima Domenica di Quaresima. Ultime avvisaglie di un inverno ormai alla fine. Primi sintomi di una primavera chiamata a risvegliare i sensi intorpiditi. Segnali contraddittori, ambigui, inseparabilmente mescolati. Messa vespertina in Parrocchia. Vangelo di Matteo sulle tentazioni di Gesù.

Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto. t sempre lo Spirito che invita in luoghi appartatí, in un deserto arido segnato da quella solitudine dalla quale possono scaturire tanto pensieri nuovi quanto le ricorrenti tentazioni di ogni essere umano. Nessuno escluso. Neppure Gesù.

Anche qui, nel deserto, afa, calura, voglia di evadere. Nostalgia di casa.

Ma Gesù non era in vacanza.

"Dopo che ebbe digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. Il Tentatore allora gli si accostò ... ".

Sarà perché le tentazioni rappresentano il tessuto connettivo della vita quotidiana che ci viene spontaneo pensare alla famiglia...

Tentazioni con il loro carico di ambiguità, di valori positivi e negativi, di bene e di male, di fiducia e di scoraggiamento, di obbedienza e di disubbidienza, di ombra e di grazia, di libertà e di schiavitù, di cammino e di sosta. Uno spaccato di vita familiare. Tentazioni come esca. Sirene dal canto avvolgente.

"Se sei Figlio di Dio di' che questi sassi diventino pane".

Fame di cose. Una tentazione sulla linea del possedere, e dell'accumulare. Una tentazione consumistica che ci attanaglia, in Occidente, forse senza speranza di riscatto. Al di là del mare, a poche ore d'aereo, popoli alla deriva, migrazioni senza precedenti, crescita demografica vertiginosa nei paesi stremati dalla povertà. Sono la nostra cattiva coscienza. La nostra condanna.

I cassonetti dei rifiuti nelle nostre città sono pieni di pane sprecato. Ma per loro, per i disperati della terra, il pane è il simbolo stesso della vita, il più povero, il più elementare, segno di un bisogno profondo, oggetto primario di desiderio. Dio può essere una alternativa? Posso parlare di Dio a una madre che piange, e si prostituisce anche, perché non riesce a sfamare i propri figli? Se sei figlio di Dio, perché non dici ai sassi che diventino pane?

"E' una cosa che ti tocca dentro, che ti rimette tutto in discussione, che mi fa chiedere: "Ma Dio dov'è? "; e qualche volta anche: Dio, chi sei? Le domande si accavallano dentro di me, perché Korogocho mi costringe a ripensare ogni cosa ... Non può essere quel Dio immutabile, passivo ed etereo, che non si coinvolge, non si lascia coinvolgere, e che non viene toccato dalla realtà. Quel Dio è morto! Quel Dio è un idolo! Il Dio vivo è un Dio nomade che cammina con i diseredati della Terra. Come diceva l'amico Turoldo, forse "anche Dio è infelice", soffre con noi, con i perdenti della Storia. t il Dio che ha viscere di donna, viscere materne, che è toccato dalla sofferenza di Wangoi, di Njeri, di Minoo. t il Dio crocifisso, il Dio impotente. Sto forse bestemmiando? Ma anche Gesù ha bestemmiato nella sua vita: "Bestemmia!", dicevano i sacerdoti; e Lui, sulla croce: "Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Eppure Dio non ha abbandonato il Figlio, come non può abbandonare Wangoi e i suoi bimbi ... " (ALEX ZANOTELLI, I poveri non ci lasceranno dormire, Editrice Monti, Saronno 1996, pp. 35-36).

No, Dio non è un'alternativa all'uomo. Per questo Gesù non accetta di piegarlo alle proprie esigenze, neppure alle più elementari. Se una religione volesse sacrificare l'uomo a Dio sarebbe falsa: l'uomo non si tocca, neppure Caino; ma allo stesso modo non avrebbe credito un ateismo che volesse sacrificare all'uomo le esigenze di Dio. Dio non è una strada alternativa: è un compagno di strada, il più delle volte sconosciuto, nella faticosa ricerca di una creaturalità che spesso ci pesa. Distribuire il pane, creare contesti solidali è il compito etico della creatura, singoli, famiglie, stati, non del Creatore.

C'è ancora uno spazio per una famiglia disposta ad educare alla sobrietà in un orizzonte di distribuzione equa delle risorse? Una scuola elementare di un capoluogo di provincia. Una bambina - la chiameremo Simona - entra in classe mostrando orgogliosamente le sue scarpe nuove. Le sue compagne le si fanno attorno, curiose e alcune di esse invidiose. "Che belle scarpe ... ", le dicono. "Sì, sono proprio belle", risponde Simona, "e costano trecentomila lire". "Non è possibile ... ", ribattono le compagne. E Simona, adeguatamente istruita dai genitori, estrae dallo zaino lo scontrino fiscale e lo sventola sotto gli occhi delle compagne incredule...

"Se sei Figlio di Dio, gettati giù... Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo ... ".

La tentazione miracolistica. Una tentazione sulla linea del potere. Ottenere il Regno e i regni con il potere. Una tentazione contro la persona.

Esseri umani che discriminano altri esseri umani. Disuguaglianze. Ricatti. Massificazioni. Bombardamenti mediatici. Violenze camuffate come beneficenza. Non è forse convinzione diffusa che tutto si può comprare, è solo questione di prezzo? Uomini politici che comprano la "fedeltà" di altri politici magari pagando loro la campagna elettorale, la collusione dei potenti, il silenzio di chi sa, la simpatia delle famiglie con promesse irrealizzabili, la benevolenza degli stessi uomini di Chiesa quando sono disposti a patteggiare e a mistificare il pensiero di Dio con quello dei potenti.

"In un mondo in cui sono molti i potenti in grado di comprare, oltre i reni e i figli, anche l'onore, la dignità e la coscienza di coloro che potere non hanno, c'è da rallegrarsi quando si trovi ancora qualcuno non disposto a vendersi ... " (NORBERTO B0BBIO, La Stampa, 6/1/1989).

Non si tratta di minimalismo. Per non vendersi ci vuole coraggio. Anche in questa occasione le sirene sono allettanti. Sarebbe troppo comodo se il Tentatore potesse essere bollato automaticamente di stupidità. Occorre che la famiglia si alleni al discernimento per essere in grado di opporre ai vari messaggi le ragioni forti di una sana ribellione. Detto in altre parole: si tratta di andare controcorrente. Servono famiglie capaci di cogliere nel cuore stesso del potere, qualunque nome esso abbia, e da chiunque sia gestito, le discriminazioni che provoca, le ingiustizie che benedice, le violenze che nasconde, le disuguaglianze contro cui non protesta, le sofferenze che non riconosce.

Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai... Sta scritto... Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto.

La più terribile delle tentazioni. La tentazione idolatrica. Come oggetto ha Dio stesso. E' la provocazione di Dio.

La più subdola delle tentazioni. Quella che coglie gli uomini e le donne di fede, le famiglie credenti, le comunità cristiane, spesso le stesse comunità di consacrati... Quando al centro poniamo il nostro "io".

Quando siamo preoccupati per la nostra salvezza individuale. Quando vogliamo essere "una famiglia modello".

Quando rifiutiamo di comunicare.

Quando non ci fidiamo delle promesse di Dio. Della sua Parola. Quando non ci riconosciamo peccatori.

Quando per pigrizia chiudiamo le porte di casa agli altri. Quando la nostra religiosità è bigotta e ipocrita.

Quando non ci spendiamo per intero. Quando non crediamo nella Grazia. Quando disperiamo. Quando non ci amiamo come creature...

"...Perché dovrei inquietarmi? Perché prevedere? Se avrò paura dirò: "Ho paura", senza vergogna. Il primo sguardo del Signore, quando mi apparirà la sua Santa Faccia, sia dunque uno sguardo che rassicura... E' finita. Quella specie di diffidenza che avevo di me, della mia persona, si è dissipata; credo, per sempre. Questa lotta è giunta al suo termine. Non la capisco più. Sono riconciliato con me stesso, con questa povera spoglia. Odiarsi è più facile di quanto si creda. La grazia consiste nel dimenticarsi. Ma se in noi fosse morto ogni orgoglio, la grazia delle grazie sarebbe di amare umilmente se stessi, allo stesso modo di qualunque altro membro sofferente di Gesù Cristo" (GEORGES BERNANOS, Diario di un curato di campagna, Arnoldo Mondadori, Milano 1965, pp. 270, 272).

... Quando opponiamo resistenza a Dio. A Dio ci si può solo arrendere. Affidarsi.

E' ormai buio quando usciamo dalla chiesa. Se almeno riuscissimo a non smarrire per strada i significati profondi di questo messaggio. A sperare oltre l'ombra lunga della notte. A cogliere il senso di tutti i valori che in famiglia ci passano fra le mani: l'amore, la vita, la morte, il dolore, il lavoro, la festa, il deserto, il silenzio di Dio. Se potessimo essere segni, anche fragili come vasi di creta, di quella grazia che avvolge tutto, come ci ricorda il Curato di Bernanos un istante prima di morire.

Non preoccupano le tentazioni. Sono una sfida alla nostra fedeltà. Preoccupa l'incapacità di leggere in famiglia i "segni dei tempi", segni di una liberazione in atto, di quella primavera che attendiamo. Con impazienza.

INCLUSIONE E NON ESCLUSIONE

Riflessioni sul capitolo IV dell’ Amoris Lætitia

a cura di Andrea Mura*

*Fra Andrea Mura ofmconv. è parroco delle parrocchie SS. Annunziata e San Francesco in Cagliari.