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Famiglia Domani

Articoli

Se la famiglia è luogo privilegiato di mediazione e scuola di educazione, essa è dunque anche il contesto più adeguato per “prepararsi” all’azione politica, in un’ottica di servizio agli altri e in un orizzonte di pace.

La famiglia è un ambito ineludibile di mediazione in cui il soggetto impara a misurarsi con il volto degli altri, a fare scelte di solidarietà, ed è dunque un luogo fondamentale di educazione alla politica Un impegno politico che tenti di superare, pur in controtendenza con lo stile attuale, la rissosa ricerca del potere e della visibilità Per veder finalmente albeggiare la pace.

Gli orientamenti della scienza politica prevalenti nella modernità hanno spesso sottolineato la marginalità della famiglia rispetto all'esperienza politica; la famiglia, società "naturale" per eccellenza, non rappresentava un artificio costruito dal l'uomo, e quindi appariva poco adatta ad un controllo e ad un'interessante conoscibilità; T. Hobbes (15881679), in particolare, ha sempre ribadito la marginalità della famiglia nei confronti di una considerazione scientifica della politica.

Negli anni più vicini a noi, si è realizzata una vigorosa rivalutazione della famiglia, che i volumi più recenti di G. Campanini e F. D'Agostino documentano con efficacia; la densità della famiglia non coincide con la sua possibile "pesantezza", le abitudini che la vita familiare genera non sfociano, necessariamente, nel logorio e nella chiusura miope. La famiglia rappresenta un'articolazione, preziosa e decisiva, della fisiologia sociale: essa è crocevia tra il pubblico e il privato, filtro necessario, non pura camera di compensazione o rifugio da un mondo senz'anima, come troppo spesso si sostiene.

Famiglia, scuola di mediazione e luogo di educazione

C'è una famiglia patologica, "irta di diritti e di collere" (E. Mounier), e c'è una famiglia fisiologica che "socializza l'uomo privato e interiorizza i costumi". Se il primo tipo di famiglia sembra una corporazione di egoismi rimpiccioliti e meschini, il secondo tipo di famiglia possiede una sua dignità incontestabile e, soprattutto, svolge un ruolo educativo insostituibile. Dobbiamo ben convincerci: nessun'altra istituzione, escogitata o deputata ad hoc, dal punto di vista educativo può avere la stessa funzione della famiglia! Se ci si prova, si mettono in opera dei surrogati, magari rispettabili e necessari, ma si tratta pur sempre di surrogati... E non si pensi che evocare la centralità della dimensione educativa significhi rimanere incapsulati nella tradizione cristiana: si tratterebbe di una singolare illusione ottica, dato che, per fare un solo esempio, nel nostro Ottocento un Giuseppe Mazzini allude costantemente alla centralità dell'elemento educativo, anche se si proclama con chiarezza non cristiano.

La famiglia è un ambito ineludibile di mediazione, nel quale ogni persona apprende a commisurarsi con i volti degli altri, con quella società che gli è, per il momento, comprensibile e disponibile; si foggia un'originaria cultura delle emozioni e degli affetti, dalla quale soltanto può partire quel lungo cammino verso la maturità in cui consiste, propriamente, l'esistenza di ogni persona. Ecco perché una vita familiare che sappia riguadagnare una certa armonia dalle quotidiane disarmonie, che mostri il continuo superamento dei contrasti, diventa una scuola di mediazione e non di lacerazione, un esempio di coraggio e non di fuga, un paradigma infine per scelte di solidarietà, e non di ripiegamento egoistico.

Famiglia, ambito privilegiato di educazione alla politica

Soprattutto, pur tra le sue tempeste quotidiane, una vita familiare fisiologica dovrebbe quasi far toccare con mano, anche ai figli più giovani, il fragile miracolo di uno stare assieme permeato dall'affetto; un tale clima, nel prosieguo dell'esistenza, può render capaci di accettare la diversità (della mentalità, delle culture ... ) con animo più fiducioso ed aperto, senza quelle angosce aggressive che nascono da una mancanza di sicurezze basilari stratificate e da quelle ferite profonde che vengono inferte dal non sentirsi amati e valorizzati. In breve, la famiglia sembra avere un rilievo decisivo nell'educazione politica; "comunità incorporata" com'essa è, ammaestra ad evitare quell'angelismo della purezza disincarnata che fugge, o disprezza, la realtà vivente, cercando di evadere dalla stretta implacabile delle sue contraddizioni. In pari tempo, lungo il filo della vita quotidiana, la co-esistenza familiare mostra la necessità di un'ardua, ma appassionante, convivialità, spingendo ciascuna persona ad elevarsi nella direzione di una prospettiva accomunante, oltre gli egoismi di partenza. Incamminarsi, via via, nell'ambito politico significa imparare - ed è qualcosa di drammaticamente difficile! - a fare un uso fecondo della propria libertà, dedicando la propria maturità personale sempre più conseguita.

In che cosa consiste tale maturità? Fra l'altro, nello stare di fronte ai poteri senza adulazione né risentimento, congedando sia la trepidazione dei sudditi che la frenesia dei ribelli. Maturare in una tal maniera, significa acquisire una specie di consistenza interiore, una solida sostanza spirituale che si può formare solo al calore di convinzioni ben radicate. Discutendo assieme nello spazio della famiglia, dove le opinioni più diverse possono esser ponderate nella loro anche minima anima di verità, si apprende a non ammirare i dilettantismi avventurosi, le prepotenze rissose, che nascondono a malapena il vuoto interiore. Maturità, nel cammino dell'esistenza dedicata alla politica, significa superare il narcisismo che conduce al rifiuto degli altri. Occorre avvertire, e far avvertire,la responsabilità pertinente ad ogni persona, che sta di fronte ad ogni spirito, esigendo un compito di incarnazione quotidiana.

Il discutere assieme, giorno dopo giorno, abitua ad una certa flessibilità, e tutto ciò configura una sorta di presupposto elementare per l'insediarsi dello spirito democratico; la dimensione intuitiva della politica, che rende capaci di adattarsi al profilo mutevole degli avvenimenti, trova le sue sorgenti nei primi anni di formazione, mentre le fasi successive della maturazione fanno comprendere l'importanza della fermezza, del non desistere di fronte alle difficoltà. In una parola, non solo il senso della socialità è fra i compiti della famiglia, ma anche la formazione del carattere: solo un io confidente e sicuro del proprio cammino può accettare il rischio della solitudine e dell'impopolarità, può assumere con coraggio, in virtù della propria energia interiore, delle scelte risolutamente antidemagogiche, legate magari a dei valori che non tramontano: "Se anche tutti, io no". Un carattere ben saldo non è un dono del caso, ma una quotidiana conquista personale, che ha, nella sua prima radice, la memoria di alcuni esempi e l'incoraggiamento di un clima capace di decisivo rincuoramento: la famiglia, in tutto ciò, può fornire lo slancio primo ed ineludibile.

In un orizzonte di pace, progetto praticabile

Infine, il clima educativo che la fami glia instaura, ]ungo il filo del tempo, aiuta a trasformare la pace da valore affascinante, ma remoto, a progetto praticabile,aiutando a tradurre ogni ideale in approccio minimale, ma concretamente configurabile. Il primo campo di testimonianza degli stili di pace è proprio la famiglia. Qui, come anche nella scuola, il progetto personale di pace di ognuno assume la caratteristica di un processo corale di formazione alla pace, aiutando a sviluppare in ogni persona il senso della coesistenza pacifica e del dialogo. Si scopre, al di là delle parole, che ogni persona possiede una dignità ed una sorta di sacralità; solo una tale riscoperta comunitaria può render autentica l'ulteriore costruzione di un progetto sociale della pace... E compito dei genitori e degli educatori far capire la compatibilità e l'interdipendenza che c'è tra il frammento ed il tutto, tra le scelte più piccole e la globalità incombente delle questioni. Riflettendo assieme sul rapporto fra pace e comportamenti quotidiani, si scopre che nessuna nostra scelta è "neutra" rispetto alla pace, e tale scoperta ci scuote nel profondo, non ci lascia più tranquilli o distratti come prima.

Giuseppe Goisis Docente di Filosofia politica a Ca' Foscari - Venezia

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