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DUE GIORNI NAZIONALE C.P.M.
Susa - 14-15 settembre 2002
"...Tra le mani non ho niente, spero che mi accoglierai, / chiedo solo di restare accanto a te./ Sono ricco solamente dell'amore che mi dai...".
Non poteva esserci canto più appropriato per scandire, nell'Eucaristia conclusiva di Domenica, i temi della "Due Giorni" nazionale dei CPM (i Centri di Preparazione al Matrimonio che si occupano di accompagnamento dei fidanzati al matrimonio cristiano) tenuti a Susa presso la sempre ospitale Villa San Pietro nei giorni 14 e 15 settembre 2002. ll tema era l'accoglienza e l'accompagnamento: "Farsi prossimo.

 

Una coppia che accoglie, una comunità che accompagna": un tema che si collega con la scelta della rivista dei CPM, Famiglia Domani, la cui redazione ha proposto di ispirarsi per la sua riflessione del 2003 alla parabola di Luca 10, comunemente conosciuta come la "parabola del samaritano". Che significa dunque "farsi prossimo" oggi, concretamente, nella nostra coppia, nella nostra famiglia, nella comunità cristiana in cui ci ritroviamo, nella nostra società? Mai domanda appare più attuale in un tempo in cui gli egoismi economici, politici, razziali sembrano avere il sopravvento e vengono talvolta addirittura trasformati in norme legislative. Questa domanda ha attraversato le due mezze giornate di lavoro e di condivisione con la partecipazione attiva di una settantina di coppie e di tanti bambini che, seguiti da alcuni bravi animatori, hanno lavorato parallelamente ai "grandi". Il consigliere spirituale del CPM torinese, don Oreste Ponzone, ha subito allineato i partecipanti sulle posizioni impegnative della riflessione biblica del brano di Luca. Non basta la lettera della legge - che peraltro il sacerdote e il levita della parabola rispettavano - occorre lo spirito, che ci proietta sempre oltre il "fare", oltre la tradizione, nell'area della fantasia e della responsabilità, di un'accoglienza che prima di tutto risiede nell'intimo di noi stessi, ed è significativo che Luca ponga la parabola del Samaritano subito prima dell'episodio di Marta e Maria in cui sono presenti i due modelli, peraltro non disgiungibili tra loro, di accoglienza. Azione e contemplazione non sono alternativi. In questo senso, "farsi prossimo" è comunicazione, informazione, accoglienza del cuore, non competitività, misericordia, giustizia, amore, attenzione, conversione. Chi accoglie davvero è sempre disposto a migliorare la sua accoglienza nei confronti di tutti, dalla propria mogli, ai propri figli, allo straniero, migliorandosi.
Su questo filone si è innestato il contributo prezioso di Marinella e Enrico Gualchi, appena nominati dall'Assemblea responsabili dei CPM italiani presso la Federazione Internazionale dei CPM. Marinella e Enrico sperimentano e propongono da anni quella che viene ormai definita una "teologia ed una pedagogia narrativa". Una teologia ed una pedagogia che, come quella di Gesù, non viene "calata dall'alto", ma sale "dal basso", dal contatto vivo con le esperienze delle persone che incontra. In questo incontro Gesù "narra" di se stesso, del suo incontro con il Padre, della misericordia che deve animare le relazioni reciproche, della forza del pedono, della consolazione derivante dalla comunione fraterna. Così egli getta semi di speranza, in un mondo affaticato in cui sperare è più difficile che credere. Allo stesso modo - è stato questo il messaggio di Marinella ed Enrico - gli sposi possono fare nelle loro relazioni e in quelle con i fidanzati che incontrano, vivendo un presente operoso, più che riandando ad un passato che pure non deve essere rifiutato perchè può orientare la nostra storia quotidiana.
Ed ancora sullo stesso filone è stato inserito il programma della Domenica. Alcune coppie di sposi hanno narrato le loro esperienze, tutte eccezionali anche se, per loro ammissione, non "eroiche": al tavolo si sono così succedute coppie che stanno sperimentando il "condominio solidale", o l'affidamento di minori, o ancora le adozioni a distanza, o specifiche forme di missionarietà tramite la formazione di piccoli gruppi familiari, o l'impegno nei confronti dei fidanzati da parte di giovani coppie appena sposate. Il tutto esposto non con uno stile autoreferenziale, ma appunto narrativo, mettendo in evidenza la difficoltà e la gioia dell'incontro con la diversità, con l'intento di recuperare una capacità di ascolto, di ridare voce alla propria interiorità, rivestendo di parole semplici le emozioni più intense e profonde capaci di creare legami duraturi.
I bambini - che hanno seguito un loro programma, e che Sabato sera sono stati intrattenuti dai giochi di un "mago" (il gioco porta in sé il linguaggio della comunicazione, coinvolge emotivamente, fornisce motivazioni, fa emergere la spontaneità del vissuto...), hanno presentato poi i loro lavori durante l'offertorio dell'Eucaristia. Si è creato in tal modo un clima familiare, intenso, fraterno e in uno spirito di condivisione. E' la stessa condivisione che ci viene richiesta dalla conclusione della parabola di Luca: "Va' e fa anche tu lo stesso..." e sulla quale siamo già fin d'ora giudicati. "Avevo fame.. avevo sete, ero prigioniero, ero forestiero e mi avete accolto (senza schedarmi nè prendermi le impronte digitali...).

SUSA 2002- "UNA COPPIA CHE ACCOGLIE"

Ringraziamo innanzitutto gli amici che hanno pensato a noi per questo momento di relazione perché, credendo di chiederci un servizio, in realtà ci hanno fatto un regalo assai prezioso in questo particolare momento della nostra vita
Infatti l'impegno per questa 2 giorni ci ha molto aiutati non permettendo di attardarci a considerare il passato perduto ma stimolandoci a riorganizzare il futuro con forze diverse si, ma con lo stesso, se non maggiore entusiasmo di sempre.

Una coppia che accoglie.
Il team, chiamiamolo così, che vedete qui al tavolo è particolarmente in sintonia con l'argomento di questo incontro; don Oreste e noi abbiamo alle spalle una lunga storia di accoglienza reciproca a partire dal suo arrivo circa 25 anni fa nella nostra parrocchia dove il caso volle che fossimo la prima famiglia al completo che incontrasse sulle scale di casa… fino al matrimonio di nostra figlia che ha celebrato 2 anni or sono, passando attraverso tanti momenti di sostegno vicendevole soprattutto per l'accoglienza del nostro Daniele in qualche modo avviata con il suo consiglio.
Perciò siamo molto lieti di poter oggi lavorare ancora al suo fianco nel C.P.M.

Coppia che accoglie: per noi il nocciolo della testimonianza che possiamo dare ai fidanzati è ben racchiuso in questa frase ed arricchito dal concetto di farsi prossimo, cioè vicini a loro, al loro modo di essere, alle loro emozioni, con amore, senza giudicare, senza "pontificare".
E proprio per questo motivo preferiamo raccontare le nostre esperienze piuttosto che esprimere concetti astratti che per giusti e competenti che siano se sono porti senza passione rischiano di passare sulla testa e dare poco frutto (A questo proposito siamo sempre molto colpiti dalle parole di Paolo allorchè dice che anche le azioni più coraggiose ed eroiche, se compiute senza amore a nulla valgono!)
Per prima cosa ricordiamo ancora con simpatia l'accoglienza fatta a noi quando giovani fidanzati ci siamo trovati dall' altra parte del tavolo: la sincerità ed il calore di qualche coppia animatrice ci spinse sulla strada dell'accompagnamento dei fidanzati che percorriamo da più di trent'anni.
Forse penserete che ormai siamo dei fossili e magari avete anche ragione, ma ciò che ci ha sostenuti e spinti in questi anni è proprio l'amore per le coppie innamorate, per questi giovani che incontriamo e che sono la speranza del mondo di domani anzi la realtà e pensiamo che finché ci saranno giovani che hanno voglia di camminare insieme nella vita, l'amore sarà visibile sulla terra nonostante tutti gli attentati che subisce continuamente.
Poiché crediamo con convinzione che ancora oggi Dio affidi volentieri ad un uomo e una donna che si amano sinceramente e fedelmente la testimonianza del suo Amore, proviamo un gran desiderio di far vivere alle coppie che incontriamo un'esperienza di accoglienza e di amicizia nella Chiesa rappresentata, sebbene in modo imperfetto, da persone comuni senza abiti o camici istituzionali ma che forse proprio per ciò possono essere loro più vicini e più accettabili per cominciare a parlar dell'amore del Nostro Padre Comune.
Ecco questa frase tradisce la nostra mentalità corrente: spesso esauriamo il nostro impegno con uno sforzo dialettico e culturale preparato con cura, con buonissime intenzioni, documentato e sostenuto da riflessioni profonde ed oneste che occupano molto del nostro tempo e che con serietà proponiamo ai giovani.
E poi? Quante volte siamo assaliti dalla frustrazione vedendo che i nostri bei discorsi corrono lisci sui loro cuori come l'acqua sulla pietra suscitando al massimo qualche scambio verbale?
Forse che altri molto meglio di noi non hanno già riversato su di loro parole più dotte e concetti più esaurienti?
Occorre dunque da parte nostra una vera conversione che ci porti dalla presunzione di parlare dell'amore di Dio alla modestia di imparare ad amarli concretamente, guardandoli nella loro realtà di uomini e donne con le loro storie personali, le loro qualità, le loro aspirazioni i loro limiti perché questo è il modo di amare del Padre.
Occorre l'onestà di metterci davvero nei loro panni, verificando con lucidità i nostri comportamenti quotidiani, le nostre scelte concrete, le nostre difficoltà di coerenza per non rischiare di far portare agli altri dei pesi che non solleveremmo neanche con un dito come Gesù ci ricordò con grande chiarezza e conoscenza dei limiti umani.
Secondo noi la fiducia tra le persone nasce dalla certezza di essere accolti senza essere giudicati, dalla sensazione di essere amati dall'oggi in poi perché l'unica realtà che conta è il presente. Non si può certo cancellare il passato recriminando su di esso, ma si può tentare di costruire un futuro migliore se nel presente ed in concreto camminiamo l'uno al fianco dell'altro sostenendoci con amore.
"Lo vide e lo fasciò " la parabola non dice che il samaritano mentre fasciava il malcapitato lo abbia rimproverato per l'eventuale imprudenza di viaggiare da solo magari ostentando la propria ricchezza o ad un'ora inopportuna e neppure gli abbia chiesto come fosse accaduto il fattaccio. Qui apro una parentesi ricordando una frase che spesso, specialmente noi mamme, pronunciamo ma che in certe occasioni brucia come una ferita vera: "io te l'avevo detto!" E permettetemi di parafrasare Gesù: chi non l'ha mai detto scagli la prima pietra!
Come vedete però nessuno è perfetto e di fatti siamo scivolati nella predica perdendo di vista l'impegno di non pontificare.
Ritornando perciò alle esperienze ci piace ricordare che in circa 30 anni di servizio nel CPM abbiamo incontrato non poche coppie che partivano da situazioni di lontananza dalla Chiesa sia di pensiero sia di fatto, spesso in aperta polemica con il cosiddetto mondo cattolico per loro a volte sinonimo di bigottismo o peggio di presunzione.
Alla fine delle poche serate trascorse in un clima di dialogo aperto, sincero proiettato verso il futuro e non ripiegato a puntare il dito sul loro passato, impegnati noi e loro a disegnare un progetto di vita verso la crescita e la vera conoscenza di Gesù, spesso avevamo la sorpresa di raccogliere il loro stupore e la loro gioia di sentirsi accolti in quella chiesa che credevano ormai definitivamente fuori dal loro orizzonte e diremo di più: alcune di queste coppie iniziarono un profondo cammino di fede, con noi o con altri nostri amici, portando nuova forza e nuova ricchezza alle nostre comunità.
Analizzando bene la nostra storia capiamo comunque che spesso per accorgerci dei feriti lungo la strada abbiamo dovuto allenarci a scoprire le ferite di coppia e di famiglia .
Per soccorrere l'altro spesso bisogna superare la paura di rovistare nella ferita magari con la scusa di non volere procurare dolore e non sporcarsi con il sangue dell'altro; se sopportate questa immagine chirurgica vorremmo chiarire con l'esempio figurato che spesso sotto una ferita richiusa frettolosamente e distrattamente si può celare l'infezione che dapprima è poca cosa ma che trascurata può evolvere in cancrena difficilmente curabile se non a prezzo di amputazioni assai dolorose.
Enrico vi può ampiamente testimoniare che le nostre ferite sono spesso state curate con il bisturi anche se a volte bastava un banale cerotto ma, ringraziando il cielo, finora non si sono mai sviluppate tra di noi infezioni preoccupanti ed io credo che un po' sia merito degli interventi tempestivi.
Purtroppo guardando lungo la strada della vita vediamo sempre più spesso coppie che non hanno potuto o saputo curare in tempo le proprie ferite.
A noi è capitato di accompagnarci per qualche tratto con alcune di loro e il dolore è stato di non essere riusciti, come forse ingenuamente o presuntuosamente credevamo, a ricucire le loro lacerazioni.
Speriamo di aver lasciato però il ricordo del rispetto e della condivisione umana accogliendoli singolarmente con affetto.
A questo punto ci viene spontaneo farci qualche domanda ad alta voce per concretizzare un proposito di conversione che almeno per noi è più difficile da realizzare se non viene confrontato con delle mete precise.
L'accoglienza premurosa che ci suggerisce la parabola si esplicita per la coppia in tre ambiti precisi ma consequenziali.

Tra me e te:

-Stiamo sempre all'erta per scoprire le eventuali ferite dell'altro?

-Rinunciamo alla tentazione di pensare che sono solo problemi suoi?

-Ci carichiamo volentieri l'altro sulle spalle quando è più stanco o debole?

-Evitiamo di sferrare un colpo in più con la frase"te lo sei voluto!"?

Tra noi e i nostri figli

-Sappiamo donare ai figli il nostro tempo piuttosto che i nostri regali?

-Consideriamo nel giusto valore i loro disagi senza dire "avessi io solo i tuoi fastidi"?

-Ci sforziamo di essere per loro più dei custodi amorevoli che non dei perfetti vasai?

-Accettiamo le loro diversità e le loro caratteristiche senza misurarli con i figli degli altri?

-Quando sono grandi amiamo senza riserve i compagni che si sono scelti per la vita?

Tra noi e gli altri

Spendiamo volentieri il nostro tempo per stare con le persone più che a goderci la nostra tranquilla solitudine?

Ci avviciniamo con premura a chi incontriamo senza distinguere se è "dei nostri" oppure no?

Accogliamo con spontaneità gli uomini e le donne che incontriamo sulla nostra strada badando più ai loro bisogni attuali che alle loro storie passate?

Quanto sia difficile attuare tutto ciò ognuno lo sa in cuor suo e in particolare noi dobbiamo sinceramente riconoscere la nostra scarsa coerenza con i propositi sinceri ma spesso disattesi che costellano la nostra vita.
Vogliamo però chiudere con una storia semplice che abbiamo vissuto in prima persona, per confermare che, quando lo slancio spontaneo e fiducioso suggerisce le nostre risposte alle chiamate piccole o grandi che il Signore ci fa, spesso il raccolto supera le nostre attese.
Qualche anno fà il parroco una domenica lanciò un appello per ospitare per breve tempo un ragazzo bosniaco profugo da Sarajevo per fargli concludere l'anno scolastico in Italia poiché i suoi genitori dovevano rientrare al loro paese.
Nostra figlia venne a casa con questa notizia e dopo un rapido confronto in famiglia per accertare di avere un po' di spazio in casa e nel cuore decidemmo di accoglierlo sebbene non sapessimo quasi nulla di lui.
Ebbene ora da 5 anni a questa parte abbiamo acquistato quasi un terzo figlio che ci vuole bene, spesso ci fa ancora compagnia anche se come tutti i figli adulti abita per conto suo; la nostra casa si è via via arricchita di nuovi orizzonti di nuove esperienze regalateci dalla presenza di Mirza (questo è il suo nome) che è una vera miniera di interessi e di amici.
Oltre a lui abbiamo acquistato nelle persone dei suoi genitori quasi dei fratelli che hanno trovato un posto importante nella nostra vita permettendoci di conoscere un mondo ed una cultura nuova, accogliendoci già nella loro casa e nella loro città ferita dalla guerra assurda che li aveva catapultati qui a Torino per puro caso. Con tutti loro abbiamo instaurato un rapporto che lascerà un segno indelebile nella storia della nostra famiglia: non è poco se tutto è cominciato con una camera per qualche mese!