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Il Santuario della Madonna della Guardia ospita l’annuale raduno del CPM

Due giorni di relazioni, dibattiti, gruppi di lavoro,preghiera e… divertimento!

Le giovani coppie, uomini e donne, sono chiamate oggi a individuare un modo nuovo di essere nella storia e nella società, rompendo gli schematismi ereditati dal passato.

 

Di fronte alla sfida che proviene dalla società dei consumi per la quale non sembra più esservi posto per dei rapporti durevoli nel segno della fedeltà e della coerenza, la famiglia giovane deve modificare e reinterpretare le figure tradizionali di marito e moglie, di padre o madre, individuando un nuovo stile di vita all’interno della famiglia, che tenga conto, da un lato, della crescita “culturale” della donna e del suo diffuso inserimento nella vita professionale, dall’altro, dell’impreparazione dell’uomo a questo ruolo della donna all’interno della famiglia e alla necessaria intercambiabilità dei ruoli che la vita quotidiana presuppone.
Alla sfida della complessità, sia nella società che nella famiglia, la giovane coppia tende a rispondere mettendo al mondo un numero assai limitato di figli.
Nella realtà urbana nella quale viviamo, se ci limitiamo ad un ragionamento economico, i figli hanno un costo sempre maggiore in termini di mantenimento, di educazione, di impegno relazionale; non solo, ma questi stessi figli forniscono alla famiglia pochi vantaggi pratici, comunque vantaggi minori – se consideriamo gli alti costi – rispetto a quelli ottenuti dalla collettività.
Le giovani coppie, ormai, non mettono più il figlio in cima alle proprie aspirazioni: prima si assicurano (o vorrebbero) l’armonia della vita coniugale, il lavoro, i rapporti sociali, una certa sicurezza economica.
In particolare, per le donne, il desiderare essere madre, oggi, è sentire come possibile l’armonizzare in maniera soddisfacente la procreazione e l’integralità del proprio essere persona assieme ad un’altra persona con cui condividere un progetto di vita.
Se la donna è contro la madre, è perché maternità e realizzazione personale le appaiono un drammatico aut-aut e spesso la donna ha la meglio sulla madre.
Indicativa al riguardo la provocatoria copertina di una rivista che, parecchi anni fa, raffigurava la donna “crocefis-sa” dalla maternità: quanto siamo lontani dagli splendidi quadri del nostro rinascimento che rappresentavano la regalità della madre.
Le giovani madri non possono non domandarsi oggi se l’inizio della gravidanza segnerà anche l’inizio della loro fine (fine della possibile carriera, fine del ruolo sociale, della libertà, della bellezza, della salute).
E tutto questo in una società dove i valori più esaltati e premiati sono proprio il successo, la bellezza fisica, l’affermazione di sé al di sopra degli altri, la realizzazione dell’io e l’efficienza personale.
Lo stesso matrimonio non è più visto come una scelta di valore; come si può pretendere che in un universo in continuo cambiamento, dove vengono enfatizzati al massimo i concetti di provvisorietà, precarietà, frammentarietà, esista un unico e insuperabile punto fermo: “la scelta di coppia”.
L’aumento delle convivenze, delle unioni di fatto, il diffondersi del fenomeno dei single, delle separazioni e dei divorzi, delle nevrosi, della patologie della coppia, ci dicono tutta la difficoltà dei rapporti tra uomini e donne.
Esistono forse, condizioni socio - economiche e ambientali che possono influire prima sulla propensione al matrimonio dei giovani e poi sulla loro volontà di essere padri e di essere madri? Condizioni che potrebbero influire anche sulla significativa percentuale di crisi coniugali che contraddistingue Genova e la Liguria e che fa sì che una percentuale consisten-te e sempre crescente di matrimoni sia destinata a durare pochi anni, per poi dissolversi, legalmente o di fatto.
E’ significativo che proprio il Vicario Giudiziale e Presidente del Tribunale Ecclesiastico della Liguria, Mons. Paolo Rigon, abbia dichiarato, all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2004, che in Liguria si stia ampiamente superando il dato, ormai consolidato, del fallimento del 50% dei matrimoni.
Non ci risultano statistiche che ci permettano di capire se le percentuali cambino tra matrimoni religiosi e matrimoni civili, ma crediamo che la realtà della gravissima crisi riguardi entrambi in eguale misura.
Proprio partendo da tutte queste considerazioni, l’Associazione Italiana dei Centri di Preparazione al matrimonio ha deciso di organizzare, in collaborazione con la Diocesi di Genova, un Convegno Nazionale sul tema “Le sfide della famiglia giovane” – una vita da progettare – una fedeltà da costruire – una fede da alimentare.
Qui necessariamente il discorso passerà dal matrimonio in generale al proprio matrimonio. E il proprio matrimonio non è mai un dato di partenza, né un numero destinato alle statistiche, ma un progetto, e questo vale sia per la famiglia giovane che per le coppie che ormai giovani non sono. Vi è sempre nella vita matrimoniale qualche cosa da costruire, qualcosa per cui vale la pena di continuare a vivere assieme.
La società potrà certo incoraggiarci ed aiutarci, o, al contrario, ostacolarci e condizionarci negativamente, ma non riuscirà mai, se noi non lo permettiamo, ad impossessarsi del nostro rapporto di coppia.
Certo il matrimonio è oggi un’impresa non facile e per intraprenderla e andare avanti occorrono pazienza e fedeltà, creatività e fantasia, iniziativa e spirito di avventura.
Coloro che ne hanno il coraggio sono i grandi avventurieri del nostro tempo e cioè coloro che sfidando la logica del tempo breve, si proiettano nell’orizzonte così difficile e problematico del tempo lungo. Sono coloro che credono nel futuro e sono capaci di costruirlo.
Così il 2004, Anno Internazionale della Famiglia, si sposa con Genova, Capitale Europea della Cultura, creando le premesse per una nuova cultura matrimoniale.