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DUE GIORNI NAZIONALE C.P.M.
Pianezza 10 - 11 settembre 2005
Echi e riflessioni in margine alle relazioni e ai gruppi di lavoro della assemblea del settembre scorso
Si è svolta a Pianezza (Torino) nel settembre scorso la “Due giorni nazionale” dell’Associazione italiana dei Centri di Preparazione al Matrimonio, annuale convegno di formazione e di revisione dei cipiemmini.
Due le relazioni su argomenti inerenti il tema del convegno che si rifaceva alla nuova formula del matrimonio: “Io accolgo te: un cammino di gioia verso il futuro”.


Il professor Franco Garelli, docente di sociologia della religione a Torino preside facoltà scienze politiche di Torino, ha parlato invece su “Atteggiamenti e comportamenti dei giovani prossimi al matrimonio negli ultimi 40 anni”. Vorremmo in questa sede riportare solo alcuni appunti raccolti da Gloria Revello sul metodo del laboratorio che la dottoressa Scotti ed il team di Nicla Spezzati stanno portando avanti in ambito di formazione per catechisti.
La formazione fatta da esperti non è formazione ma informazione.
Non ci deve essere sfasatura tra ciò che dico e quello che faccio.
Occorre far emergere che cosa ci si aspetta da un corso o un incontro per soddisfare le esigenze, dare risposta alle attese. Avrò meno tempo per parlare, ma ciò che dico resterà più facilmente.
Metodologia
1) far emergere i pensieri dei ragazzi: “Cosa mi aspetto dal corso?” Spesso sembra che non dicano niente, ma non è vero. Bisogna fare in modo di far emergere le loro attese e bisogna farlo subito, per renderli consapevoli, protagonisti.
2) Attraverso concetti e idee, devo far capire o dare risposte o esperienze di vita in base a ciò che è stato richiesto
3) Nella terza fase devo tirare fuori i dubbi e le idee che tornano in mente ai ragazzi riflesse nella seconda fase.
Se riesco a sviluppare i tre punti, i concetti espressi di fede e pastorale restano per la vita, perché dò significato a ciò che ho appreso e che entra dentro in modo profondo
I tre momenti del laboratorio (la scoperta, la relazione, il recupero) sono da portare avanti con l’equipe e da suddivi-dere in compiti, in base alle proprie capacità ed esperienze.
Per la buona riuscita di un laboratorio l’apprendimento deve essere attivo e l’equipe deve essere in grado di mettersi in gioco.
Il sunto forse fa torto all’articolazione della relazione: appare evidente che sulla base di questo schema, che ha molto interessato i partecipanti, occorre provare a “tarare” il nostro modo di fare gli incontri. Non si tratta di cambiare i contenuti, ma il nostro modo di rapportarci con i giovani fidanzati per essere credibili e dare risposte alle loro esigenze, senza parlarci inutilmente “addosso”.

 

La preparazione remota


Sempre in margine alla “due giorni nazionale del CPM” sono stati formati sei gruppi di lavoro su diversi temi inerenti il matrimonio. Il resoconto del lavoro dei vari gruppi verrà riportato sulla nostra rivista “Famiglia domani” e i coordinatori dei vari gruppi sono al lavoro per riportare le relazioni finali.
Chi vi scrive coordinava il gruppo sulla “Preparazione remota”: tema questo che da molto è all’attenzione dell’impegno del CPM italiano. Si erano fatti interpreti di questa esigenza i presidenti nazionali Annamaria e Franco Quarta che, lo scorso anno, nel tracciare le linee guida del futuro del CPM in occasione del quarantennale, avevano dedicato largo spazio all’argomento.
In quella sede si ipotizzava un cammino di preparazione che dovesse partire da un anno prima del matrimonio.
Questa stessa indicazione è stata raccolta quest’anno a livello di Diocesi di Genova (vedi resoconto su “Il Cittadino” del 26 giugno).
A Pianezza il gruppo di lavoro ha analizzato le esperienze sviluppate nelle varie diocesi, i tentativi più o meno riusciti di ”Corsi lunghi”. Si è poi cercato di concretizzare ipotesi di lavoro su alcuni percorsi concreti che, partendo dalle precedenti esperienze, possano portare risultati positivi nella preparazione remota dei fidanzati e, più in generale, nella educazione alla affettività dei giovani.
In quest’ultimo campo, dovendo rapportarsi con i più giovani e quindi su di un terreno un po’ al di fuori delle esperienze del CPM, si è pensato utile mettere a disposizione la nostra esperienza a chi incontra i ragazzi alle prime esperienze di rapporti di coppia: educatori, capi scout, insegnanti di religione. Tempi e modi sono in corso di sviluppo e ci attendiamo suggerimenti.
Nel campo più specifico del CPM, cioè di come trasformare la preparazione prossima, qualche mese prima del matrimonio, in un percorso più lungo e formativo, occorre sviluppare un progetto complessivo che parta dalle nostre esperienze di “corsi lunghi” per arrivare ad un “percorso” che sappia interpretare le esigenze espresse dall’Arcivescovo e dal consiglio presbiteriale.
In attesa dei vostri suggerimenti vorremmo indicare alcune caratteristiche “di base” che un “percorso” del genere dovrebbe avere:
- Essere attuabile da tutte le parrocchie, eventualmente con contributi a livello diocesano o vicariale
- Essere gradevole, per coinvolgere i fidanzati e non risultare noioso, suscitando stimoli positivi
- Essere completo, comprendendo tutti i temi dei nostri incontri, anche quelli come la sessualità e i metodi naturali che spesso facciamo scivolare via o demandiamo a cosiddetti “esperti”
- Essere rispondente alle richieste e alle esigenze dei giovani d’oggi su temi come fedeltà, rapporti prematrimoniali, problemi economici… E a queste esigenze potremo rispondere soprattutto con… l’ascolto!
E’ un impegno non da poco, ma siamo sicuri che tutto il CPM, genovese per quel che ci riguarda, ma anche nazionale ed internazionale ha capacità ed esperienze tali da poter dare il proprio importante contributo.