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La Chiesa vuole sposi che siano protagonisti consapevoli davanti all'altare. Per questo la Conferenza episcopale italiana ha innovato il rito del matrimonio, chiamando a raccolta a Principina, in provincia di Grosseto, 600 delegati delle 227 diocesi per presentare le novità.
Con il nuovo testo approvato e in vigore dal 28 novembre, sarebbe molto più difficile per Dustin Hoffman irrompere in chiesa e dichiarare la sua contrarietà al matrimonio, portando via la sua amata, come avviene nel film «Il laureato» prima che il prete termini la fatidica formula, «siete venuti a celebrare il matrimonio senza alcuna costrizione, in piena liberta».

Cambiano le formule da pronunciare davanti al sacerdote, ma in realtà è anche una risposta alla «crisi» del sacramento, ed un modo per avvicinarsi di più ad una società multietnica dove i matrimoni misti sono in continua crescita. E dove, davanti all'altare, si possono presentare giovani con una fede radicata che sposano una persona che in chiesa non ha mai messo piede. E allora, a fianco della classica «interrogazione» prima del consenso, gli sposi potranno scegliere di dialogare tra loro. Un dialogo che chiuderanno con la promessa di amarsi «fedelmente, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, di sostenerci l'un l'altro tutti i giorni della nostra vita».

Non un modo per evitare «scene da film» che, pure, le cronache talvolta raccontano ancora oggi. Piuttosto per dimostrare al sacerdote e, quindi alla Chiesa, di essersi preparati attraverso un cammino di fede «consapevole». In questo senso anche il lessico ha la sua importanza, e nella formula del consenso gli sposi non diranno più «ti prendo», ma «ti accolgo come mia sposa/o».

{mospagebreak}Partendo dalla constatazione che in Italia e nel mondo occidentale ci si sposa sempre meno, e spesso lo si fa solo in Comune, la Chiesa ha deciso di rinnovare il rito predisposto dopo il Concilio Vaticano II. Resteranno i fiori, la musica, i testimoni e la coreografia classica, ma l'obiettivo è rilanciare il sacramento e far recuperare significato ad una parola che oggi i giovani sembrano aver paura a pronunciare.

A Principina lo ha spiegato mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, secondo il quale la Chiesa deve aver fiducia «nella riscoperta di legami che, forse, nella nostra cultura possono essere anche in crisi in questo momento. Ma, senza legami, una società non può funzionare». Legami che possono essere duraturi anche se a fare questa scelta sono persone di fede diversa, ai quali la Chiesa consente di sposarsi davanti all'altare solo con la liturgia della parola, ossia senza i riti dell'eucarestia, o mantenendo il rito già oggi in uso.

Davanti alle convivenze, ai divorzi, ai riti civili, la Chiesa propone ai giovani la riscoperta del valore del sacramento, e infatti i matrimoni inizieranno con la «memoria del Battesimo». Per tre giorni a Principina sociologi, esperti e sposi cristiani, dibatteranno e racconteranno le loro esperienze sapendo bene, però, che prima di tutto bisogna imparare a parlare ai giovani. Ecco il motivo che ha spinto la Cei a chiamare, insieme all'Ufficio liturgico, che ha predisposto i nuovi Riti, anche i responsabili della Pastorale della famiglia e dei giovani. Sono loro che dovranno spiegare, alle giovani coppie di fidanzati e, prima ancora, agli adolescenti che crescono nelle stanze parrocchiali il significato del matrimonio. (ANSA).