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Una riflessione al Consiglio Centrale CPM del nostro Assistente nazionale don Floriano Vassalluzzo.

Dobbiamo essere urgentemente preoccupati della nostra preparazione, biblica, teologica e metodologica

I “corsi” dì preparazione al matrimonio non pretendono di esaurire tutti i tipi di intervento della Comunità cristiana per poter indicare ai fidanzati la ricchezza sacramentale del matrimonio e cosi aiutarli per una adeguata preparazione.

Dobbiamo elencare altri momenti ugualmente formativi: i colloqui col parroco o un sacerdote amico; la condivisione delle esperienze matrimoniali con altri gruppi familiari; eventuali conversazioni con amici credenti o parenti molto vicini al problema.Ma, nella prassi della azione pastorale, la vera catechesi è data dagli itinerari istituzionali, con articolazione organica degli argomenti, anche se a loro riguardo si evidenziano alcune problematiche.

La diversità o eterogeneità dei soggetti che vi partecipano e cioè: la differenza di età, lo stato di convivenza avanzato o di matrimonio civile, di cultura, di scelta di fede o di pratica religiosa, di ragioni motivanti la scelta sacramentale....

L'insieme di queste ragioni così eterogenee, in caso anche di un numero elevato di coppie partecipanti, potrebbe vanificare l'obiettivo degli incontri: quello di offrire uno spazio di agile confronto personale con la proposta cristiana e quindi poter interiorizzare i contenuti in modo permanente. In questa considerazione si conferma valida la metodica CPM di gruppi contenuti che interagiscono con gli Operatori e che permettono un fruttuoso scambio di pareri ed esperienze fra tutti i presenti.

Appare evidente che le diversità di cui sopra sono un fatto da accettare, meglio da valorizzare facendo emergere la figura degli Operatori, perché sono loro ad animare e stimolare l'interesse del gruppo e a coordinare le proposte e le reazioni suscitate dagli interventi.

La motivazione a partecipare ai corsi:

nel primo incontro di conoscenza spesso constatiamo una certa sopportazione o disinteresse, qualche aggressività o rifiuto all'obbligatorietà del percorso preparatorio: il Parroco ha sentenziato che senza quel corso non ci si può sposare in chiesa!

E’ indispensabile sgombrare il terreno affrontando apertamente l'argomento, chiarendo il senso dell'obbligo" e a quali condizioni una scelta può dirsi libera e responsabile. Il cosiddetto obbligo del cammino è conseguente alla libera decisione di voler contrarre il matrimonio sacramento della nostra fede: una precisazione che va fatta subito giocando a carte scoperte, nel clima di reciproca fiducia. Ciò è necessario per evitare sotterfugi e ambiguità considerando anche la brevità del corso.

L'esperienza di noi tutti, se abbiamo incontrato questi problemi, ci incoraggia al positivo, sia perché ha offerto l'occasione di un dialogo franco, sia perché ha impegnato i fidanzati a misurarsi con la propria responsabilità.

La riflessione più opportuna riguarda gli Operatori laici o sacerdoti:

II rilievo più forte non è sul numero di essi ma sulla loro adeguata preparazione e questo naturalmente tocca tutti i campi della pastorale educativa. Dobbiamo essere urgentemente preoccupati della nostra preparazione, biblica, teologica e metodologica.

Gli Operatori non intervengono a titolo personale o passeggero, ma in nome della chiesa, proponendo i suoi insegnamenti con solide motivazioni. Ma l'aspetto più interessante è la formazione spirituale sia personale che di coppia perché offre quel sostegno e conforto in un lavoro non immediatamente gratificante di soddisfazionifacili consensi. Sia gli Operatori che i fidanzati si confrontano coltivando delle attese, nell'accoglienza delle rispettive posizioni e interessati all'unico messaggio, ricco di futuro.

Occorre una gran dose di amor di Dio e di ascolto della Parola, di pazienza fraterna, di gioiosa convinzione e di attesa fiduciosa della maturazione dei frutti ad pera dello Spirito.

Certamente l'Operatore pastorale familiare non è uno psicologo, uno specialista ella comunicazione, ma è uno in possesso di ricche disposizioni d'animo e di cuore, di sensibilità intuitive e benevoli che unite ad accorgimenti tecnici, aumenterà il loro ruolo di formatori attenti in cammino con i tempi. Credo quindi, concludendo, che la nostra preparazione, valutando le esigenze più evidenti del omento storico ed ecclesiale, sia l'impegno più avvertito dalla nostra Associazione, se vogliamo spendere bene le poche o tante energie che la Grazia Divina e il particolare entusiasmo che ci anima ci offrono per guardare al matrimonio nella chiesa, in chiesa, in Cristo come un DONO da condividere con i fidanzati.

Don Floriano Vassalluzzo

Assistente Nazionale CPM