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gaudete esultateNel primo capitolo (nn. 3 ÷ 34), attingendo alla ricca, variegata e secolare tradizione della Chiesa, siamo presi per mano ed invitati ad entrare nel mistero della nostra fragilità, guarita ed elevata dal Signore, dove ciascuno è incoraggiato a camminare con il proprio passo, sostenuto dai “santi della porta accanto”, da quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione, “la classe media della santità” (n. 7).

Grazie a questi fratelli e sorelle che lasciano dietro di sé una sovrabbondanza di amore, senza clamore, nella quotidianità, la Chiesa militante, pellegrina, feriale avanza come popolo paziente. “Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere” (ibid.). Certamente il profilo alto della santità splenda sul volto della Chiesa e lo rende bello, ma anche fuori della Chiesa cattolica, e in ambiti molto differenti, lo Spirito suscita segni della sua presenza: vi sono infatti testimoni di Cristo fino allo spargimento del sangue anche tra ortodossi, anglicani e protestanti (cfr. n. 9).donosantita

La chiamata alla santità riguarda, dunque, tutti. “Ognuno per la sua via”, come dice il Concilio Vaticano II al n. 11 della costituzione “Lumen Gentium”, senza scoraggiarsi quando i modelli appaiono inimitabili. Non ci sono regole fisse per tutti, ma esistono molte forme di testimonianza, perché la grazia si comunica a ciascuno in modo proprio e, in certo senso, irripetibile (cfr. n. 11).

Tra queste testimonianze, viene sottolineata l’importanza degli stili femminili di santità, che risplendono sul volto di molte donne, e non solo di quelle più note e canonizzate (cfr. n. 12). La santità non è prerogativa privilegiata né esclusiva di vescovi, sacerdoti, religiosi o religiose. Consacrati, sposati, lavoratori, genitori, nonni, educatori, responsabili: “Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova” (n. 14).

La Chiesa è contemporaneamente santa e composta da peccatori, tutti colmati dei doni della Parola, dei Sacramenti, della vita comunitaria, ovvero dotati di mezzi adatti al proprio cammino. Ma sono soprattutto i piccoli gesti che fanno crescere nella santità: scegliere di non dire male degli altri, ascoltare con pazienza le lamentele dei figli, fermarsi a parlare con un povero, ecc. (cfr. n. 16). E’ vero che ci sono le sfide più grandi, ma molte volte è solo questione di fare meglio ciò che facciamo già.

Morire e risorgere continuamente con Gesù: questo è il mistero pasquale che ci abbraccia ogni giorno, in cui siamo immersi e risollevati. Questo non significa che i santi siano stati esenti da errori e cadute (cfr. n. 22). E’ bene poi ricordare che contemplazione e azione non si escludono: “Non è sano amare il silenzio ed evitare l’incontro con l’altro, desiderare il riposo e respingere l’attività, ricercare la preghiera e sottovalutare il servizio. Tutto può essere accettato e integrato come parte della propria esistenza in questo mondo, ed entra a far parte del cammino di santificazione” (n. 26). Ma anche per chi si dedica infaticabilmente al servizio verso gli altri è indispensabile trovare momenti di quiete, solitudine e silenzio davanti a Dio (cfr. n. 31).

DOMANDE PER LA REVISIONE DI VITA

1) Conosci dei “santi della porta accanto”? Che cosa ti colpisce in loro?

2) Qualche volta faccio esperienza della mia santità nelle piccole cose quotidiane?

   Riesco a compiere azioni ordinarie in “modo straordinario”?

3) Qual è il mio rapporto con i santi canonizzati?

   In che modo vedo in loro un modello di vita quotidiana e incarnata?

4) Come vivo il rapporto tra preghiera e azione, contemplazione e attività, silenzio e incarnazione nel mondo? Qualche volta sento l’esigenza di momenti di silenzio davanti a Dio e come posso renderli possibili?