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La “Gaudium et spes”,trova il suo punto ideale di partenza nel “Pacem in terris”, l’enciclica sulla pace di papa Giovanni. Per la GS, ancora attualissima, i segni dei tempi sono “i veri segni della presenza o del disegno di Dio”, e a cercarli è il popolo di Dio mosso dalla fede. Segni dunque di speranza, di serenità e di gioia, pur nelle difficoltà e nella sofferenza.

Attualità della "Gaudium et spes".

La "Gaudium et spes", uno dei documenti fondamentali del Concilio Vaticano II, può essere letta come una ricerca appassionata dei "segni dei tempi" nascosti non solo negli avvenimenti, ma anche nelle aspirazioni dell'essere umano contemporaneo Questo documento suscitò, quasi quarant'anni fa, un grande entusiasmo nei credenti: ma ancora oggi conserva intatta tutta la sua attualità, soprattutto per il richiamo forte a tre valori che nella Chiesa sembrano appannarsi: la speranza, la serenità e la gioia Per chi sente ancora la voglia di cambiare.

1. La Gaudium et spes

e i "segni deì tempi"

La "Gaudium et spes" (abbreviata nel seguito GS), ossia la Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, venne emessa dal Concilio Vaticano Il nel Dicembre 1965; il suo punto ideale di partenza è l'enciclica "Pacem in terris" di Giovanni XXIII dell'Aprile 1963, in cui si usa forse per la prima volta in àmbito ecclesiale l'espressione "segni dei tempi", intendendo i segnali o indizi che qualcosa di importante si sta affacciando all'orizzonte dell'umanità.

La fede ci ricorda che ciò che è veramente importante lo è in riferimento all'avverarsi del Regno di Dio, e quindi l'interpretazione di fede di quanto accade nel mondo deve sempre essere rivolta a cogliere gli indizi del Regno che viene.

I "segni" su cui si sofferma l'Enciclica sono tre, e possono essere così sintetizzati:

l'ascesa economico-sociale delle classi lavoratrici;

l'ingresso della donna nella vita pubblica;

la fine del colonialismo.

La GS riprende il tema dei segni dei tempi e li definisce "veri segni della presenza o del disegno di Dio": infatti tutta la GS può essere letta come una ricerca appassionata dei "segni", dall'ambito personale fino a quello internazionale.

Vale la pena riportare integralmente i I breve testo (GS 11) in cui si afferma che a cercare i "segni" è il Popolo di Dio, mosso dalla fede, e che i "segni" sono nascosti non solo negli avvenimenti, ma anche nelle "richieste e aspirazioni" che detto popolo coltiva nel proprio cuore, e che condivide con i contemporanei:

"Il Popolo di Dio, mosso dalla, fede, per cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore che riempie l'universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio".

2. Segni dei tempi positivi (e negativi) oggi

Se si passa da questi discorsi di trenta e più anni fa, che ad alcuni possono oggi forse apparire troppo generici, a qualcosa di più vicino e attuale, anche qui non ci sarà difficile scorgere "segni" positivi attorno a noi. Segni positivi nuovi, o confermati negli anni più recenti, sembrano essere ad esempio:

l'affermarsi e il consolidarsi dei volontariato;

il suo prendere progressiva coscienza che c'è un'esigenza evangelica di impegno politico, per combattere i mali del mondo alla radice;

i preti e le suore che dai territori di missione vengono a "rievangelizzare" i paesi della vecchia Europa; e, infine, "anche la denuncia è annuncio di salvezza", come disse a suo tempo il card. Ballestrero a don Ciotti,(1) che lo ha ricordato recentemente.(2)

In quella occasione (la presentazione a Torino del libro "Laici e cattolici: storia d'Italia dal Concilio ad oggi" di Vannino Chiti, Presidente della Regione Toscana), don Luigi Ciotti, il Vescovo emerito di Ivrea, mons. Luigi Bettazzi, e il Chiti stesso pongono però l'accento anche su segni inquietanti e negativi, che fanno intravedere il pericolo di un regredire del contributo umano alla storia della salvezza:

c'è il pericolo che vengano dimenticati dai più il valore (e il prezzo pagato per ottenerli) del pluralismo e della laicità, finendo con l'approdare a forme deteriori di indifferenza e di eclettismo; c'è il pericolo di trascurare la grande lezione della solidarietà, che ci ha portati a suo tempo a comprendere che "essere popolo" può essere correttamente inteso solo nel senso di "essere nel popolo individui solidali"; c'è infine il riemergere minaccioso delle tentazioni di emarginazione e di esclusione, che possono portare a rinnegare il grande principio innovatore dell' "inclusione", sia delle singole persone nella società, come dei popoli interi nei processi mondiali di sviluppo.

Emergono anche alcuni "segni negativi" che sembrano prendere corpo in ambienti ecclesiali anche autorevoli, come ad esempio:

il diffondersi di letture sociali o politiche degli avvenimenti, non illuminate dalla presenza contestuale e incisiva di una lettura "profetica"; il ripetersi di appelli allarmati a difendere la Chiesa da gravi pericoli che sembrano incombere (il secolarismo, l'invadenza di altre religioni o sette, l'inquinamento etnico, ecc.). Questi appelli sono in genere sproporzionati rispetto al pericolo presunto, e, se presi troppo sul serio, possono indurre a dimenticare che la chiesa non ha tanto il compito prioritario di difendere se stessa, ma piuttosto quello di "difendere i poveri".

3. Una sofferenza diffusa nel corpo della Chiesa

La vita della Chiesa è stata in questi ultimi tempi particolarmente ricca di novità, e tra queste una soprattutto colpisce: la richiesta di perdono, fatta più volte dal Papa stesso, per il male inferto dalla Chiesa a molte persone nel corso dei secoli, e l'ammissione degli sbagli fatti nell'interpretare sia la storia (la democrazia, prima deprecata e condannata, ora osannata, per esempio) che la scienza (la pretesa, oggi fortunatamente abbandonata, di dare valore normativo per la scienza alle descrizioni naturalistiche del Testo Sacro, in contrasto con le evidenze scientifiche man mano emergenti).

Si tratta in sostanza di un "segno" che, per molti ambienti spesso tentati di clericalismo, può costituire una forte salutare iniezione di laicità, orientata (e qui vorrei permettermi una rievocazione personale) nella direzione indicata dall'allora Segretario di Stato Montini in un discorso alla FUCI subito dopo la fine della guerra: ricercate sempre, non stancatevi mai, non fermatevi davanti alle certezze che sembrano acquisite, perché le uniche cose intangibili sono le verità proclamate infallibilmente dal Papa "ex-cathedra", tutto il resto è opinabile!

Lo ricordo ancora con commozione (era evidentemente preoccupato che permanessero in noi residui della mentalità assolutistica indotta dal fascismo), e se le parole che ho riferito possono non essere esatte, lo è certamente la sostanza. Queste affermazioni erano state occasionate dalla presentazione che i presidenti gli avevano fatto del mensile della FUCI intitolato proprio "Ricerca".

Non posso però ignorare che in anni più recenti, la Curia Romana si è impegnata in un'opera sistematica di definizione e classificazione di tutte le "verità", ben al di là di quelle (pochissime) proclamate "ex-cathedra", nonché del corrispondente grado di adesione, spesso assoluto e incondizionato, richiesto ai fedeli. E nato così i I documento di Giovanni Paolo Il "Ad tuendam fidem" del Maggio '98, che ha messo in agitazione il mondo dei teologi, ma che non sembrerebbe toccare direttamente i comuni laici.

Ma... attenzione! Tutte le condanne ecclesiastiche dei secoli passati, sia delle idee che delle persone, vennero ufficializzate in documenti curiali che, almeno al tempo della loro proclamazione, avevano un crisma indubitabile di verità, e che continuerebbero verosimilmente ad aversi anche applicando i criteri di verità della "Ad tuendam fidem". Ma è la chiesa stessa che ora le sconfessa!

Dovremmo dedurne che le verità nel campo della fede e della morale possono... scadere dopo un certo tempo, sia pure di secoli? Sembra un'affermazione irrispettosa, ma proviamo ad applicarla alla morale coniugale tradizionale, che ha trovato sistemazione organica nell'Enciclica "Humanae vitae" di Paolo VI (1968) e a quella "metafisica naturalistica" (3) che ne è alla base e vorrebbe giustificarne le conclusioni: quelle conclusioni che il popolo cristiano in larghissima parte non ha mai recepito, e obiettivamente non riesce a vivere, pur soffrendone non poco. Potremmo sperare in una resipiscenza... fra qual che secolo? 0 forse quella che viene ufficialmente stigmatizzata come una colpevole rivolta alle prescrizioni dei Pastori può (potrebbe) invece essere un... "segno dei tempi"?

Un anziano saggio pensatore cristiano, maestro di filosofia, ha recentemente parlato a questo proposito di "scisma": la "base" si è silenziosamente scissa, separata dai vertici del magistero, e per quanto concerne la sessualità segue vie diverse e lontane.(4)

Perché, in realtà, noi laici dalle classificazioni delle verità di fede ci sentiamo in generale poco toccati: ma fintanto che si tratta del sesso degli angeli! Se viceversa si parla della sessualità umana, tutto quel che vien detto, specie se dall'alto, ci trova fortemente reattivi. Abbiamo già troppo sofferto, le nostre vite coniugali sono già state troppo sconvolte. Meglio sarebbe allora rimanere nella penombra attuale, nel silenzio annoiato che accoglie certi argomenti quando qualcuno ha il coraggio di toccarli; in questo silenzio e dentro questa penombra ogni coppia si è scavata una piccola nicchia per la propria sopravvivenza. Perché sopravvivere come coppia è alla fine nei periodi cruciali la cosa più importante, e aver capito ciò, traducendolo in criterio di giudizio per le nostre scelte, è forse anche questo un "segno dei tempi", che attende di essere percepito e compreso.(5)

4. Alla ricerca appassionata di "nuovi" segni

Di "segni dei tempi" credo che abbiamo tutti un disperato bisogno, in anni in cui le vecchie certezze si sono offuscate, e sembrano terribilmente scarseggiare presenze vive, testimonianze forti, parole illuminanti che traducano per noi oggi l'eterna verità del vangelo.

Dovremmo andare elemosinando con umiltà e pazienza segni di speranza, ovunque possano trovarsi, anche fra gli "altri uomini del nostro tempo" (GS 11), quelli che non si dicono o non si dicono più cristiani, ma possono come e più di noi credenti essere destinatari di "suggerimenti dello Spirito".

Dai tecnici delle telecomunicazioni e dell'informatica, ad esempio, la nostra attenzione viene richiamata sullo sviluppo continuo e continuamente crescente del progresso e della diffusione dei mezzi di comunicazione, che ampliano a dismisura le nostre possibilità di essere informati, e ci mettono potenzialmente in dialogo con cerchie sempre più ampie di persone in ogni parte del mondo.

I sociologi ed i filosofi, da parte loro, ci fanno notare, e noi stessi lo possiamo vedere scorrendo i cataloghi delle Case Editrici o i programmi delle emittenti televisive, che è in atto una rinnovata e diffusa attenzione per le realtà religiose in genere, e in particolare per il Cristianesimo. E si potrebbe continuare.

Segni di serenità sembra di scorgerli nell'ormai tranquillo affermarsi della voce dei laici in molti àmbiti ecclesiali, e specialmente sugli argomenti che più da vicino li toccano. Oltre al libro di Thellung citato, si può ricordare l'inchiesta che un Movimento di spiritualità familiare aveva promosso già parecchi anni fa fra i propri aderenti riguardo alla contraccezione, pubblicandone poi senza commento ma anche senza edulcoramenti i risultati.

Un altro segno di serenità sembra di poterlo identificare nella voce nuova di tante teologhe italiane che ormai partecipano a pieno diritto ai dibattiti teologici, apportandovi dosi massicce di concretezza, di senso pratico e, infine, di sensibilità femminile, tanto diversa e spesso più viva di quella maschile.

E infine, segni di gioia. E' la gioia di tanti laici che hanno faticosamente ritrovato speranza e serenità, perché hanno raggiunto la consapevolezza della propria responsabilità di fronte a Dio e ai fratelli, da esercitare con fatica ma in piena libertà nell'intimo della propria coscienza.

Perché la verità, tanto di fede che di morale, è essenziale, ma se è disgiunta dalla misericordia può divenire arido intellettualismo o moralismo spietato che soffoca la vita. Infatti, dice il Salmista:

Misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà sulla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo (Sal 85,11-12).

Uberto Bianciardi