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Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino allafine del mondo" (Mt 28,20). Queste parole sono trasparenti, non hanno bisogno di illuminazioni esegetiche. Bisogna solo accoglierle e pregarle senza fretta.

"Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino allafine del mondo" (Mt 28,20).

Queste parole sono trasparenti, non hanno bisogno di illuminazioni esegetiche. Bisogna solo accoglierle e pregarle senza fretta. La caratteristica della vera preghiera non è la parola, ma l'ascolto. Quanto più diventiamo capaci di ascolto diminuisce l'importanza della parola,fino a scomparire del tutto. Teresa d'Avila ci confessa che da molti anni riesce a formulare solo una parola: Padre.

La capacità di ascolto non è spontanea; anche chi è di poche parole può avere un interno "rumoroso" e affollato di voci come un mercato nel suo giorno. E chi è loquace per natura troverà molte difficoltà per raggiungere la capacità di ascolto. Premetto queste parole per due ragioni:

a) la prima è che attualmente nel mondo cattolico sembra prevalere il modello di preghiera-formula. Certo, è meglio riempire- gli spazi vuoti di Ave Maria piuttosto che di maldicenze o di parole oziose, ma questo tipo di preghiera non conduce all'incontro con Dio. E la conseguenza è evidente: viviamo in un mondo pieno di iniziative di preghiera con segni evidenti dell'assenza di Dio.

Dopo la guerra l'Europa si riempì della domanda: "dove era Dio mentre si levava il fumo dei forni crematori di Auschwitz?". Bisognerebbe estendere questa domanda: "dove è Dio quando dal mondo che si dice cristiano partono aerei carichi di bombe? Dove è Dio quando nel mondo cristiano si creano progetti economici che sono causa della fame di milioni di esseri umani? Dove è Dio quando nel mondo che si dice cristiano le banche si impregnano del traffico della droga e della produzione delle armi?".

La presenza di Dio è condizionata all'"eccomi" dell'uomo. Non vi siete mai fermati sul senso profondo, sulla conseguenza assolutamente non misteriosa, ma chiara come il sole, della parola "eccomi" pronunziata nella storia da due esseri umani? "Allora Maria disse: "Eccomi" (Le 1,38). E Gesù al Padre che è stanco della.forma di pregare degli uomini: "Eccomi, vengo a fare la tua volontà" (Eb 10,9)".

b) La seconda ragione mi viene suggerita dalle parole che Giovanni XXIII pronunziò sul letto di morte: Il Vangelo non cambia, siamo noi che lo intendiamo meglio". E il cardinale Ratzinger ci avverte che la teologia, come lettura della Parola di Dio, deve modificarsi seguendo le modificazioni interpretative che giungono "attraverso la voce dei fedeli, dei vescovi e del Papa in quanto diversi organi di questa fede".' Così la nostra esperienza di Dio, mia e di ciascuno di voi, è importante per crescere nella comprensione del Vangelo. E questo ha delle conseguenze pratiche nella società. Il servizio al Vangelo di un discepolo di Gesù non consiste nel trasmettere, le parole così come stanno, magari con un buon linguaggio, con accenti declamatori come erano le bellissime letture di Gassman, ma nel farne esperienza e scoprire i sensi sempre nuovi.

Partendo da queste premesse come possiamo intendere le parole dell'ebreo Gesù: "sarò con voi fino alla fine del mondo"? La qualifica "ebreo" noli mi è scappata per caso, ma volevo sottolineare che nella cultura ebraica conoscere vuol dire fare esperienza. E oggi, in questo irreversibile trapasso culturale che avviene nell'Occidente cristiano, ci avviciniamo di più alla mentalità ebraica e ci scostiamo dalla nostra cultura. In parole semplici direi che la nostra cultura è dell'essere che spesso non raggiunge il fare, mentre la cultura ebraica è quella del fare che comprende l'essere. Basti citare espressioni del Nuovo Testamento: "chi opera la verità viene alla luce" (Gv 3,2 1), "la verità vi farà liberi" (Gv 8,32). Nella nostra cultura la "verità" è unita al verbo conoscere, pensare,dire, non al verbo fare. E qui nascono gli equivoci. La frase di Gesù viene interpretata staticamente, come un modo di essere. Qualcuno può pensare che Gesù è in me come l'organo del cuore o del fegato. Nella preparazione alla prima comunione si insisteva tanto sulla presenza reale che un ragazzino come me era convinto di portarsi a casa un pìccolo Gesù, una specie di bonsay.

Questo "sarò con voi ogni giorno" non è detto a chi si è offerto di continuare l'obbedienza al Padre, l'eccomi dì Gesù?

Un ebreo filosofo ci racconta come si può pensare l'accostarsi di Dio all'uomo: "Manifestarsi come umile alleato del vinto, del povero, del perseguitato... in questa disfatta, in questa timidezza che non osa osare, con questa sollecitazione che non ha la sfacciataggine di sollecitare e che è la non audacia stessa, con questa sollecitazione di mendicante e di senza patria che non ha dove posare la testa... l'umiltà scombina in maniera assoluta, non è del mondo" (Emmanuel Lévinas). Non trovate in queste parole la descrizione dell'appuntamento che ci ha dato Gesù nel discorso sul giudizio finale, capitolo 25 di Matteo?

Arturo Paoli