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Papa Giovanni ci ha invitato a “guardare i segni dei tempi”.Ma quali sono i “segni dei tempi” nella società? Non sono i segni del dominio, di cui pure facciamo qui una rapida e incompleta ricognizione, sono soprattutto i segni di una liberazione in atto, segni talvolta poco appariscenti, ma densi di speranza. Segni nei quali spesso la famiglia è coinvolta come protagonista.

" Chi semina nel pianto cantando mieterà ... ". (Sal 126,5)

Era la Pentecoste del 1963 quando si spegneva Giovanni XXIII. Sul letto di morte, come riferisce mons. Loris Capovilla che gli fu segretario, aveva voluto lasciare a tutte le donne e gli uomini "di buona volontà" un ultimo messaggio, forse il più denso di risonanza etica, nello spirito della Pacem ín terris, l'enciclíca fino ad ora insuperata ed irrealizzata sulla pace. Diceva papa Giovanni: "Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio... E giunto il momento di riconoscere i segni dei tempi... e guardare lontano".(1)

A guardare lontano, instaurando subito un nuovo modello di relazione dentro e fuori la comunità dei credenti, papa Giovanni aveva iniziato egli stesso, dandone un esempio concreto il giorno della sua "incoronazione". 1 giorni dell'incoronazione di un papa sono spesso i giorni della retorica, delle frasi dosate con sapienza diplomatica. Eppure, mettendo da parte ogni diplomazia, il patriarca di Venezia aveva detto: "Il nuovo papa, attraverso il corso delle vicende della vita, è come il figlio di Giacobbe, che incontrandosi coi suoi fratelli di umana sventura, scopre a loro la tenerezza del cuor suo, e scoppiando in pianto dice: "sono io.... il vostro fratello, Giuseppe" (Gn 45,4)".

Non è questo il luogo per proporre un'esegesi accurata della bella storia biblica di Giuseppe e dei suoi fratelli,(2) né vogliamo entrare nel problema delicato, di competenza degli storici, se le Chiese nella loro espressione istituzionale abbiano accolto o meno l'invito a riconoscere i segni dei tempi e a guardare lontano. Ci preme, invece, tentare di fare nostro il percorso suggerito da papa Giovanni sul letto di morte, collocando la nostra ricerca - sia pure per rapide suggestioni - nella società, il luogo antropologico in cui come singoli, come coppie e come famiglie viviamo ed operiamo.

Se non vogliamo essere dei visionari, "guardare lontano" significa avere la consapevolezza che i segni di una liberazione in atto non possono che essere colti all'interno di un contesto contraddittorio, in cui convivono la pesantezza e la Grazia, il male e i germi di speranza. Ora, noi riteniamo che a livello sociale queste dimensioni possano essere identificate con un nome che già papa Giovanni, con inedita novità di pensiero, aveva individuato: la transizione da un sistema di dominio a un sistema di solidarietà.

Segni di dominio. Rapido (e incompleto) inventario.

Un nuovo paradigma della suddivisione del mondo. Il modello Est-Ovest è stato superato dal crollo del muro di Berlino. Il modello Nord-Sud sta crollando per effetto della globalizzazione dei mercati. Si è imposto un modello non nuovo ma di più immediata evidenza: popoli dominatori e popoli dominati. Il 20% dell'umanità dispone dell'83% delle risorse per vivere; il 20% più povero ne dispone per l'1.4%. Tutto questo è spietato ed intollerabile. Il mercato capitalistico globale, che corre trasversalmente attraverso questo nuovo paradigma, trasferisce i benefici dello sviluppo a una parte sola del mondo, la parte che ha una popolazione molto più esigua dell'altra, ma che possiede la quantità infinitamente più consistente di ricchezza. Mercato globale non significa oggi sviluppo globale. L'incremento del profitto è appannaggio dei paesi ricchi (tra cui il nostro). 1 paesi poveri vengono di fatto esclusi dal progetto mondiale di sviluppo.

Globalizzazione del sistema finanziario con la pratica abolizione dei controlli governativi. Una grande finanziaria può determinare in pochi attimi il crollo di un paese, o di un intero mercato, facendone crollare la valuta. Ogni giorno si verifica uno spostamento medio stimato di 7.000 miliardi di dollari in tempo reale. Questo spostamento - indipendente dal sistema produttivo collegato ai titoli trattati - porta come conseguenza la possibilità per la finanziaria stessa di incamerare una massa enorme di profitti.

Estensione dell'area della povertà. Povertà nascoste, ma non meno drammatiche di quelle impietosamente evidenziate dai media. Povertà trasversali alle aree del nuovo paradigma mondiale. Tananarive e New York, Lagos e Milano, Rio e Parigi: città in cui le periferie umane presentano i volti degradati di una devastazione priva di dignità.

Estensione dell'area dei conflitti. Essi stanno sempre più assumendo le caratteristiche di una risposta armata ad una intolleranza diffusa di matrice etnico-religiosa. Questa "globalizzazione della conflittualità" viene utilizzata come pretesto per un riarmo planetario, con inimmaginabili conseguenze per i poveri della terra.

Lo spreco insensato delle risorse naturali. A tutti i livelli: da quello individuale, a quello familiare o planetario. Siamo ormai al saccheggio istituzionalizzato della terra; il pianeta si sta desertificando (in Brasile, negli ultimi 30 anni è stata abbattuta un'area di foresta amazzonica pari a due volte la Germania unita). La fascia di ozono che circonda la terra sta rapidamente distruggendosi. Le conseguenze più immediate sono cancro della pelle, cataratta, distruzione del sistema immunologico per un numero imprecisabile di esseri umani. In parallelo, l'effetto serra sta modificando l'equilibrio geotermico. Le migrazioni di interi popoli alla ricerca di acqua per sfuggire alla siccità saranno sempre più frequenti ed estese. Siamo in presenza di un tipo di sviluppo ingovernabile, di cui non sono stati previsti gli effetti, e che, privilegiando gli interessi di pochi, è incompatibile con le esigenze dei più poveri.

Genocidi, etnocidi, intolleranza razziale, intolleranza ed emarginazione culturale. Sfruttamento dei minori. Torture. Nuovi modelli di barbarie. Sistemi di giustizia che favoriscono le discriminazioni razziali. La pena di morte: sono 89 i paesi nel mondo che conservano ancora nella loro legislazione questa barbarie. Un dato: negli USA - che pure vorrebbero proporsi al mondo come esempio di civiltà - la pena di morte, ripristinata nel 1976 sotto la pressione degli stati del Sud, in meno di vent'anni (1977-1995) ha prodotto, in questi stessi stati, circa 250 esecuzioni capitali, in gran parte di neri o membri di minoranze etniche. Anche minori. Come ha documentato il prof. Widner in una conferenza tenuta alla St. Mary's University di San Antonio, "gli Stati Uniti guidano la classifica mondiale dell'esecuzione di bambini".(3)

La sistematica deformazione da parte dei media di questa realtà (di cui abbiamo prodotto solo pochi esempi). Coscientemente e sistematicamente la maggior parte di essi - che "acquista" le proprie informazioni da pochissime, non più di due o tre, agenzie in mano a potentissime élites - non solo ne copre la reale consistenza, ma crea una falsa coscienza basata sulla disinformazione, sull'alibi di una beneficenza mediaticamente ingigantita, sulla istituzionalizzazione della rassegnazione.

Questo non è, né vuole essere, terrorismo ideologico. In realtà, questi esempi ci portano ad interrogarci senza ansia, ma anche con molta determinazione. Come coppia e come famiglia, come credenti, come uomini e donne di buona volontà, possiamo restare neutrali?

Segni di liberazione. Primi appunti, per aprire un dialogo.

No, non siamo neutrali. Ogni processo di liberazione parte da una rivolta interiore, dal rifiuto della rassegnazione al dato, dal superamento della sensazione di impotenza dalla quale siamo pervasi. Se il male è il dominio, il segno dei tempi non può che essere la solidarietà. Ma non una solidarietà astratta. Occorre passare dalle parole alle azioni: agire la solidarietà, "essere" solidali. Che significa "capacità di farsi carico di ... ". E allora la domanda è: la famiglia è in grado di generare solidarietà a livello sociale?

Nuovi modelli familiari: le "comunità di famiglie" impegnate solidalmente tra loro e nei confronti dell'esterno. Si tratta di esperienze forse ancora troppo elitarie per consentirci di parlare di superamento del cosiddetto familismo, quell'orientamento culturale, che a noi pare ancora prevalente in Italia, e che antepone le esigenze della famiglia considerata come nucleo autonomo, "autopoietico" (che si fa cioè norma a se stessa, ossia che riproduce se stessa e i propri modelli di riferimento a livello sociale) a quelle sia della persona singola che della società. Eppure le esperienze di famiglie "aperte" incominciano ad essere visibili, anche da noi. Famiglie che si alleano "per aiutarsi ad aiutare" (LUCIANO MOIA, Facciamo un patto, Effatà Editrice). Famiglie che si aiutano reciprocamente a vivere meglio trasferendo a livello sociale una struttura familiare. E un primo, importante passo. Occorre però che le nostre famiglie entrino in questo modello culturale nuovo. Dobbiamo uscire dal "paradigma familistico" che vede la famiglia chiusa in se stessa.

Famiglie che consapevolmente scelgono di vivere una vita all'insegna della sobrietà, a livello di vestiario, di cibo, di svaghi, di vacanze. Ci sono molte coppie giovani che chiedono di destinare l'importo dei regali di nozze a progetti di sviluppo. t un bel segno di speranza. Se le famiglie italiane destinassero il valore dei "regali di Natale" a un progetto concreto, per esempio acquedotti nei paesi colpiti dalla siccità, si potrebbero evitare centinaia di migliaia di morti, bambini ed adulti, per disidratazione. Ma quante sono anche le famiglie "cristiane" che rinunciano a fare il "regalo di Natale", o il pranzo di Natale? Costo medio di un pranzo di Natale per una famiglia italiana media di quattro persone: 350/400 mila lire, il salario annuale di un operaio malgascio, sei mesi di salario di un operaio di Rio de Janeiro.

Giovani che partono per missioni rischiose in paesi in guerra. Qualcuno li chiama "pacifisti". Con malcelato disprezzo.

Sviluppo di nuove reti di solidarietà e di aiuto informale. Ci sembra in aumento, cioè, il numero di persone che dedicano una parte del loro tempo libero agli altri, per esempio agli anziani soli o istituzionalizzati (ma è ancora scarso il "volontariato" nei confronti delle giovani generazioni ... ).

Volontariato familiare nei confronti dei paesi del "terzo mondo", dei paesi dominati. La cattiva coscienza degli appartenenti al "primo" mondo, quello dei dominatori, viene in genere placata con i modelli della beneficenza e dell'elemosina, anche i più evoluti (quelli ad esempio in cui senza fare eccessivi sforzi basta telefonare il numero della propria carta di credito all'ente destinato alla raccolta ... ). Oggi, però, sono in aumento le famiglie giovani, e quelle dei sessantenni, che decidono di dedicare alcuni anni della loro vita ad altre famiglie dei paesi più poveri. Chi ha fatto e fa questa "esperienza" ammette che è molto più quanto ha ricevuto di quanto ha tentato di dare. Purtroppo mancano l'appuntamento le fasce centrali dì età.

Aumento di organismi non governativi di volontariato internazionale (sia di ispirazione cristiana che di ispirazione "laica"). Si tratta di organismi che preparano ed inviano nei paesi più poveri volontari internazionali. La buona volontà non basta. Senza preparazione previa, in quei paesi si è più di ingombro che di utilità. Questi organismi, collegati alle reti internazionali, attuano progetti di auto sviluppo, nel contatto organizzato e costante con le varie comunità locali. Promuovono inoltre la conoscenza delle situazioni reali di questí paesi, smascherando le menzogne dei media e sensibilizzando ai problemi del sottosviluppo nella sua consistenza concreta, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

Sono solo alcuni dei segni di speranza e di liberazione a livello sociale che vedono oggi protagoniste anche le famiglie. Molte di esse, però, potrebbero aggiungere a questo breve elenco altri esempi semplici di un impegno solidale. Un circolo virtuoso di liberazione in atto. Modi concreti e magari alternativi di "fare politica", pur restando nell'orizzonte in cui si è collocati dai propri carismi, e dalle proprie capacità. C'è chi vorrebbe "meno Stato, meno politica, più mercato". In questa affermazione si misura il vero obiettivo e il vero progetto dei dominio. Che è il dominio appunto dei ricchi sui poveri. Se i piccoli germi di solidarietà non prevalgono sugli obiettivi del dominio i poveri sono destinati a soccombere. Per questo è importante collocarsi in un contesto, un vero e proprio luogo antropologico, dove la ricerca di un senso all'esistere consenta che la violenza venga abolita dall'amore.

"Solo così, le giare della nostra esistenza si riempiranno fino all'orlo di significati ultimi. E l'ebbrezza del vivere e di far vivere ci.farà finalmente provare le vertigini" (Tonino Bello).

1) LORIS CAPOVILLA, Giovanni XXIII, Lettura di Loris Capovilla, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1970, pp. 385, 475. 2) Si veda: RANIERO LA VALLE, Pacem iin terris. L'enciclica della liberazione, Edizioni Cultura della Pace, Firenze 1987, pp. 5-24. 3) JOHN MANNION, La pena di morte, Concilium, 5/1999, p. 56.