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Amoris Laetitia

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CPM e Coronavirus

Carissimi,coronavirusp

siamo entrati nel Tempo di Pasqua e potremmo scrivere questa uguaglianza: “Tempo di Pasqua = Tempo di coronavirus”. In un contesto storico ed emotivo che ci espone ad una specie di vertigine di fronte all’ignoto, la stagione del coronavirus è la condizione esistenziale in cui la Pasqua dispiega la sua potenza di vita, pur nella fragilità di questi giorni.

Forse eccessivamente rassicurati dalle tinte un po’ sbiadite del nostro quotidiano, dalla consuetudine dei tempi e dei riti e dalle assidue frequentazioni dei luoghi della socializzazione umana e religiosa, abbiamo dimenticato lo “spiazzamento” fecondo che gli eventi della Pasqua, prima la sottrazione nella Passione e poi la Risurrezione di Gesù, hanno suscitato nei discepoli, generando la comunità dei credenti. La Chiesa, sgorgata dal costato e dallo Spirito del Cristo, nasce nello sconcerto di una perdita. E i racconti delle apparizioni mirano proprio ad istruire i cuori dei credenti, perché riconoscano nella sottrazione del Maestro la rivelazione della sua divina Presenza e la condizione necessaria per ricevere il dono del suo Spirito.

Nei Vangeli, il Risorto “stana” i discepoli nel turbamento che li ha serrati all’interno del cenacolo. A quel gregge tramortito egli offre il dono della pace ed effonde il suo alito di vita. Tommaso, misteriosamente assente e a cui gli altri discepoli annunciano l’incontro con il Risorto, replica con parole di fede e di smarrimento: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. La condizione spirituale di Tommaso ci è offerta come una trasposizione evangelica della ricerca che accompagna il nostro pellegrinaggio terreno. La fiducia che Tommaso ripone nell’esperienza sensibile del “vedere” e del “toccare” i segni della passione, se da una parte rivela la consapevolezza che il Verbo di Dio ci salva nella verità della sua carne, dall’altra ci interroga sulla dinamica della fede: è infatti l’atto del credere che consente di “vedere” e “toccare” il Cristo nella nostra vita e nella vita della Chiesa. Così, se da una parte accogliamo la professione di fede che, nella comunità riunita in quello stesso giorno, il primo della settimana, Tommaso esprime dinanzi al Risorto “Mio Signore e mio Dio!”, dall’altra ci troviamo interpellati dalle parole che Gesù rivolge a lui e a noi: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”.

Questa beatitudine assume per noi un ulteriore densità di senso: oggi non ci sta soltanto mancando l’esperienza dell’incontro storico con il corpo del Signore, ma anche la relazione che abbiamo con il suo corpo nella forma della vita comunitaria e nella celebrazione dei sacramenti.

Nella stagione della pandemia, tribolati dalla sconcertante distanza sociale e privati della possibilità di vivere comunitariamente l’esperienza della domenica, stiamo vivendo una sottrazione (di normalità, di relazioni, di ritualità) che potrebbe potenzialmente spingerci a una rinnovata ricerca del Risorto. Oltre al vedere come spettatori le celebrazioni trasmesse in streaming o in televisione, senza negare il conforto pastorale che offrono, questo tempo in casa ci offre la possibilità di entrare in contatto con il Corpo del Signore nel corpo delle Scritture: attraverso l’opera di approfondimento della Parola possiamo ascoltare la voce del Risorto, vedere con i suoi occhi la realtà che ci circonda e celebrare la sua compagnia nello spazio delle relazioni domestiche. Proprio alla potenza della Parola i credenti sono chiamati oggi a volgere il proprio ascolto per essere generati alla Comunione, in attesa di poter tornare a gustarla anche nel rito e nella vita normale di tutti i giorni.

La sensazione che coinvolge il lettore della Bibbia è che il passaggio di Gesù sembra sempre appena avvenuto e le sue tracce sono sempre fresche, sia che il suo passaggio sia avvenuto poco fa, oppure la settimana scorsa, oppure anni addietro, oppure duemila anni fa. La pagina aperta della Bibbia ti invita ad entrare nella storia e subito dopo a girarti di spalle per notare che quella scena, quell’incontro, quella corsa, quel discorso, quel pianto, quella risata, tutto è ancora qui a dire che Dio continua con noi la storia della salvezza. Accanto ad una grande salvezza cosmica e universale, c’è una salvezza “minore”, minuscola. C’è un Dio delle piccole cose che prende fra le sue mani la nostra realtà debole e usurata dal tempo e la reintegra, la “restaura”; c’è una storia di salvezza che entra nelle nostre case e nei nostri giorni, anche quelli tutti uguali di questo periodo: occorre individuarla come segno del suo passaggio e della sua presenza e in questo modo troveranno significato di salvezza anche le incombenze quotidiane di questo tempo di epidemia:

- devo andare a prendere l’acqua per me e per i miei genitori, come una nuova samaritana: attenta a

chi incontri per strada!

- e se finisce il vino, a chi dobbiamo rivolgerci?

- una boccetta di profumo è un articolo di stretta necessità o un lusso?

- il grembiule per asciugare,

- il pane da spezzare,

- una moneta persa in casa,

- le pulizie da fare,

- una lampada da accendere per illuminare la sera,

- un piatto di lenticchie o del pesce arrosto,

- uno sguardo sorridente sopra la mascherina,

- le parole al telefono: “Ciao, sono io! Non preoccuparti!”.

La reclusione domestica ci offre l’opportunità per ripiegarsi sulle piccole cose come il corredo di un tempio o un santuario in cui Dio sta volentieri e ha trovato “il suo trono e il suo sgabello”. Anche il Signore si mette comodo per stare in casa con noi.

Il metodo CPM
1. Vedere
sforzarsi di prendere coscienza e di capire le proprie situazioni e atteggiamenti di vita, la qualità della relazione di coppia, i comportamenti della comunità ecclesiale e sociale e le maggiori problematiche odierne.
2. Giudicare
approfondire, conoscere e lasciarsi interpellare dalla Parola di Dio, ricordando che la Parola è Persona e Gesù stesso è Parola incarnata; confrontarsi dunque con Gesù vero interlocutore per poter entrare in intimità e vero dialogo con il coniuge e con gli altri, oltre che per leggere la nostra vita e le varie problematiche in esame con una visione di fede.
3. Agire
cercare di tradurre, con l'aiuto dello Spirito Santo, nella propria vita le acquisizioni maturate, contando anche sulla solidarietà delle altre coppie e del Consigliere spirituale.

L'accoglienza come stile di vita.

I sette punti di PAUL DERKINDEREN. L'Autore, sacerdote, teologo, psicologo, ha rappresentato per molti anni il Belgio in seno al bureau della Federazione Internazionale dei CPM;ne è stato l'Assistente.

Commenti al Vangelo della domenica di Paolo don Squizzato

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