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Amoris Laetitia

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CPM e Coronavirus

Carissimi,coronavirusp

anche in questa domenica delle Palme, ancora una volta senza Eucaristia, desidero condividere con Voi una riflessione dettata da questo tempo difficile che stiamo vivendo. Non mi dilungo sul significato della Settimana Santa e di questa domenica in particolare: assistendo tramite la televisione od altri strumenti alla Messa, abbiamo certamente avuto la possibilità di essere condotti, dalle letture e dalle omelie, ad approfondire questi significati.

A questo proposito, Vi suggerisco di leggere, se già non l’avete ascoltata, la splendida omelia di papa Francesco, omelia pronunciata in una basilica di San Pietro deserta e che è già disponibile in Internet.

Vorrei intrattenermi con Voi su come in questo momento si rivelano necessarie le due vie che abbiamo per far fronte all’epidemia: la preghiera e l’impegno sul campo da parte di tutti, ciascuno per la sua parte.

Nei giorni scorsi mi sono soffermato su un episodio biblico che mi sembra riassuma bene questa situazione: si tratta dell’episodio narrato nel libro dell’Esodo, al capitolo 17, versetti 8÷16. Mentre Mosè, su un colle, prega a braccia alzate, aiutato in questo gesto da Aronne e Cur per vincere la stanchezza, Giosuè nella pianura combatte contro Amalèk e vince questa battaglia che si frappone come ostacolo nel cammino verso la terra promessa.

E’ uno dei tanti episodi che la Bibbia ci propone per ribadire l’efficacia della preghiera. Si tratta qui di un racconto sulla cui storicità ci sono diversi dubbi e che deve essere letto uscendo da una lettura puramente letterale, altrimenti si correrebbe il rischio di pensare che la preghiera sia importante per permettere di “passare a fil di spada” delle persone che, per quanto nemiche, per noi cristiani sono fratelli. La nostra sensibilità di uomini e donne del terzo millennio cristiano potrebbe essere colpita negativamente, dato che nel DNA della nostra fede ed è ormai entrato il volto di Dio Padre, accogliente e misericordioso, rivelatoci in Gesù Cristo morto e risorto.

Credo che in questo episodio si debba vedere uno dei paradigmi più completi della preghiera cristiana, dove il piano verticale (il rapporto creatura – Creatore) e quello orizzontale (il prolungamento della preghiera nella vita quotidiana) si fondono mirabilmente.

La preghiera di Mosè è assolutamente autentica (non dobbiamo dimenticare che Mosè ha avuto un’esperienza diretta di Dio nell’episodio del roveto ardente) e sostiene in maniera determinante la battaglia di Giosuè, ma non si sostituisce ad essa. La preghiera non è, dunque, una bacchetta magica, ma è esattamente il contrario, cioè un affidamento pieno alla potenza di Dio, che in Gesù ci ha ricordato: “Senza di me non potete fare nulla”. Allo stesso tempo quella preghiera chiede di essere tradotta nelle “battaglie” piccole o grandi di ogni giorno, utilizzando i doni che il Signore ci ha dato: ad esempio, l’intelligenza della scienza e la volontà di corrispondere liberamente al bene. Molti secoli dopo, san Giacomo dirà: “La fede senza le opere è morta”.

Il riferimento a questo episodio, a mio avviso, si adatta perfettamente al tempo che stiamo vivendo. Credo che abbiamo ancora tutti negli occhi e nel cuore l’immagine di papa Francesco durante il momento di preghiera sul sagrato della basilica di San Pietro di una decina di giorni fa. Anche il papa, novello Mosè, dal colle Vaticano ha elevato le sue braccia in preghiera verso il Dio di Gesù Cristo presente e vivo in quell’Ostia consacrata, presentata all’adorazione di tutta la Chiesa. Il papa ha fatto questo anche per sostenere i tanti Giosuè impegnati in questo momento sul “campo di battaglia” delle corsie degli ospedali e degli altri ambiti di lotta al coronavirus: le nostre case dove siamo rinchiusi in isolamento forzato, i nostri luoghi di lavoro dove si è arrestata l’attività che permetteva il sostentamento di tante famiglie, le nostre scuole silenziose dove i nostri figli e nipoti non possono più crescere nella loro formazione e socializzare, le nostre parrocchie dove non possiamo più celebrare i santi misteri e aiutarci insieme nell’irrobustire la nostra fede. La preghiera del papa sostiene e incoraggia tutti, in primo luogo chi è in prima linea, e le sue braccia, a loro volta, vengono tenute salde dai tanti Aronne e Cur, cioè dalle nostre preghiere unite alle sue.

E così, tutti insieme, confidiamo che il nemico (in questo caso il coronavirus) sia sconfitto e “passato a fil di spada” al “tramonto” di questo scontro purtroppo non meno cruento di quella battaglia ( il numero crescente delle persone decedute lo testimonia).

L'accoglienza come stile di vita.

I sette punti di PAUL DERKINDEREN. L'Autore, sacerdote, teologo, psicologo, ha rappresentato per molti anni il Belgio in seno al bureau della Federazione Internazionale dei CPM;ne è stato l'Assistente.

Padre Nostro