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Amoris Laetitia

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CPM e Coronaviruscoronavirus

 

 

Le vicende di questo periodo stanno segnando profondamente la nostra vita, mentre certamente non si interrompe il nostro servizio ecclesiale. Sono sicuro che non ci siamo dimenticati gli uni degli altri: nella preghiera di ciascuno certamente sono sempre ricordati tutti, in particolare coloro che condividono con noi il servizio nella Chiesa e un cammino di spiritualità che ci sostiene nel servizio; non possiamo vederci di persona, ma ormai i nostri volti sono ben “stampati” nella mente di ciascuno.

In questo tempo siamo invitati ad accogliere i tanti appelli alla preghiera che sono stati lanciati. Pregare è sempre un atteggiamento di solidarietà: ci si fa carico degli altri, dei malati, di chi è sull’orlo dello sfinimento per il lavoro medico o paramedico, delle famiglie che devono gestire l’emergenza relativa ai figli, di quanti non possono lavorare e rischiano gravi problemi economici.

Tutta la società è colpita, in un modo o in un altro, e il cuore dei cristiani deve essere abitato da una vera compassione e dall’intercessione, ma anche dalla vera speranza che non suggerisce soluzioni al Signore, ma sa che tutto è per il bene.

In un tempo in cui abbiamo quasi sfiorato l’illusione dell’onnipotenza o, per lo meno, ci sentiamo liberi delle nostre decisioni e dei nostri spostamenti, siamo raggiunti dall’impossibilità, dal limite, dall’incertezza.

Una delle prime cose “positive” a cui possiamo pensare è che ci viene offerta un’occasione per entrare in “simpatia”, in solidarietà, in comunione con quanti si trovano davanti a sbarramenti, muri, reticolati, e che non sanno neanche che cosa è quella libertà di cui noi reclamiamo di aver diritto. Non possono muoversi, non possono avere progetti, non possono pensare ad un futuro che effettivamente umanamente non hanno. Il cristiano, come prima cosa, è benedizione per il mondo e, in un momento come quello presente, se ne deve ricordare. Possiamo seminare speranza in noi stessi e intorno a noi: anche solo per questo il male si trasforma in bene, come la risurrezione di Cristo ha vinto la morte. E’ importante ricordarselo e rendere grazie a Dio, che non trasforma le pietre in pane, ma il male in bene.

Un’epidemia non è certo una bella cosa e, che i morti siano pochi o tanti, non è certo il modo di valutarne la portata, ma non c’è nulla nel mondo umano che non abbia la sua positività e tutto ci conduce a crescere in umanità, in vera sapienza e in santità. Dice San Paolo: “Dio per coloro che lo amano conduce tutto verso il bene”. La cosiddetta psicosi che ha invaso le nostre strade è certamente un terreno che permette alla nostra fantasia, e alla nostra capacità di vivere, di svilupparsi e continuamente reinventare vie di uscita. Non siamo chiamati a vivere passivamente e a subire la storia: il Signore, creandoci, non solo ci ha affidato il mondo, ma ha messo nelle nostre mani la nostra storia, non per farci sentire onnipotenti, ma per stimolare in noi la capacità di mettere vita dove la morte vuole imperare.

Oltre a questo si diffonde poi un sentimento di paura che paralizza, mentre, anche quando molte strade sono bloccate, la possibilità di vivere è sempre grande. La paura ci rimanda all’illusione di essere ciò che non siamo: siamo, infatti, esseri limitati e dobbiamo occupare lo spazio e il tempo secondo ciò che ci è possibile e ciò che ci è permesso, senza pretendere spazi e tempi che non sono alla nostra portata. Tutto questo ci mette di fronte alla nostra precarietà.

Siamo in Quaresima e questo essere destabilizzati ci conduce verso quella povertà di noi stessi che costituisce il vero digiuno. Siamo costretti ad essere condotti, invece di andare dove vogliamo. C’è un digiuno dei progetti, digiuno dei programmi, digiuno anche dei piaceri della vita sociale. Intorno a noi troviamo tanti divieti, porte chiuse, appuntamenti e incontri annullati. E’ una buona occasione per renderci conto che intorno a noi succede ciò che non vogliamo e il miglior atteggiamento è stare attenti e sposare il momento presente per scoprirne la ricchezza.

La parola “pandemia” è ormai di casa: vuol dire che siamo tutti chiamati ad essere solidali anche nella disgrazia, nell’ansia, nelle preoccupazioni, nella speranza. San Paolo dice che in Cristo non ci sono ricchi e poveri, uomini e donne,schiavi e liberi: di fronte a questa epidemia diventiamo ugualmente tutti vulnerabili. Non mi sento di usare la parola “uguali”, perché non credo sia onesto. I più poveri, i più deboli, i più fragili portano un peso più pesante, ma il fatto che siamo tutti vulnerabili è già un invito pressante a sentirci e mostrarci solidali gli uni con gli altri.

Cari amici, ho voluto condividere con Voi questi pensieri per invitarVi a vivere insieme questo momento difficile, radicati nella speranza che la Pasqua ormai non più così lontana pone davanti a noi. Riprenderemo insieme il cammino interrotto, ma nel frattempo oggi è domenica, il giorno del Signore. Non abbiamo partecipato alla Messa, ma abbiamo comunque sentito l’esigenza di pregare e di metterci in ascolto della Parola: lo abbiamo fatto ciascuno nelle nostre case, ma sentiamoci egualmente in comunione profonda.

Gianfranco Girola, Diacono e Assistente CPM.

Il metodo CPM
1. Vedere
sforzarsi di prendere coscienza e di capire le proprie situazioni e atteggiamenti di vita, la qualità della relazione di coppia, i comportamenti della comunità ecclesiale e sociale e le maggiori problematiche odierne.
2. Giudicare
approfondire, conoscere e lasciarsi interpellare dalla Parola di Dio, ricordando che la Parola è Persona e Gesù stesso è Parola incarnata; confrontarsi dunque con Gesù vero interlocutore per poter entrare in intimità e vero dialogo con il coniuge e con gli altri, oltre che per leggere la nostra vita e le varie problematiche in esame con una visione di fede.
3. Agire
cercare di tradurre, con l'aiuto dello Spirito Santo, nella propria vita le acquisizioni maturate, contando anche sulla solidarietà delle altre coppie e del Consigliere spirituale.

L'accoglienza come stile di vita.

I sette punti di PAUL DERKINDEREN. L'Autore, sacerdote, teologo, psicologo, ha rappresentato per molti anni il Belgio in seno al bureau della Federazione Internazionale dei CPM;ne è stato l'Assistente.

Commenti al Vangelo della domenica di Paolo don Squizzato

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