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gaudeteetesultateIl terzo capitolo (GE 63÷109) ci dice che, al di là delle varie teorie sulla santità e le molte spiegazioni e distinzioni, occorre tornare alle parole di Gesù sulle beatitudini (cfr. Mt 5,3-12; Lc 6,20-23), perché “felice” o “beato” è sinonimo di “santo” (GE 63).

Beatitudini

 

In questo capitolo il papa commenta le otto beatitudini, nell versione di Matteo, con stile analogo a quello del commento all’inno della carità di san Paolo nel quarto capitolo di Amoris Laetitia. La parola del Vangelo illumina la vita quotidiana e, se glielo permettiamo, è capace di provocarci, di richiamarci a un reale cambiamento di vita.

In Matteo Gesù chiama beati coloro che hanno il cuore povero, aperto alla costante novità del Signore. Luca invece semplicemente parla di essere “poveri” e “così ci invita anche a un’esistenza austera e spoglia. In questo odo ci chiama a condividere la vita dei più bisognosi” (GE 70). In un mondo in cui si litiga continuamente, sempre più regno dell’orgoglio e della vanità, la mitezza permette di sopportare i difetti altrui e di non stupirsi mai delle loro debolezze (cfr. GE 72). In un mondo che preferisce ignorare e nascondere il dolore, “la persona che vede le cose come sono realmente, si lascia trafiggere dal dolore e piange nel suo cuore, è capace di raggiungere le profondità della vita e di essere veramente felice (GE 76).

Alla fame e sete di giustizia che a molti pare insaziabile, Gesù promette che “tale giustizia incomincia a realizzarsi nella vita di ciascuno quando si è giusti nelle proprie decisioni, e si esprime poi nel cercare la giustizia per i poveri e i deboli” (GE 79). La misura suprema del Vangelo è senza dubbio la misericordia, la quale “ha due aspetti: è dare, aiutare, servire gli altri e anche perdonare, comprendere (GE 80). Se poi la dedizione al fratello non sgorga dal cuore, anche le opere d’amore mancano di autenticità: perciò, la beatitudine del cuore puro, semplice, senza sporcizia si riferisce a chi “non lascia entrare nella propria vita alcuna cosa che minacci quell’amore, che lo indebolisca o che lo ponga in pericolo” (GE 83).

Le ultime due beatitudini, che riguardano gli operatori di pace e i perseguitati per la giustizia, ci interpellano nella quotidianità e domandano concretezza assoluta. “Il mondo delle dicerie, fatto da gente che si dedica a criticare e a distruggere, non costruisce la pace” (GE 87). La pace evangelica è impegnativa: non esclude nessuno, domanda apertura di mente e di cuore, “integra anche quelli che sono un po’ strani, le persone difficili e complicate, quelli che chiedono attenzione, quelli che sono diversi, chi è molto colpito dalla vita, chi ha altri interessi (GE 89). Quando si lotta per la giustizia in modo evangelico, si va incontro a persecuzioni inevitabili: ciò avviene non solo per tanti martiri contemporanei, ma anche “in un modo più sottile, attraverso calunnie e falsità” (GE 94).

In definitiva, la grande regola di comportamento da cui dipende la santità è indicata da Gesù nelle opere di misericordia (cfr. Mt 25,31-46), che sono richiesta da accogliere “con sincera apertura, senza commenti, senza elucubrazioni e scuse che tolgano ad esse forza” (GE 97).

L’incontro con chi dorme per strada al freddo può rappresentare intralcio al proprio cammino, problema dei politici, immondizia nello spazio pubblico, oppure un essere umano con la mia stessa dignità, un fratello che ha diritto al mio amore perché infinitamente amato da Cristo (cfr. GE 98). Occorre dunque guardarsi dalle ideologie che separano queste esigenze del Vangelo dalla relazione personale con il Signore. L’impegno sociale non è “qualcosa di superficiale, mondano, secolarizzato, immanentista, comunista, populista (GE 101). E’ sacra la vita dell’innocente non nato come quella del povero già nato, come pure la situazione dei migranti non è tema secondario rosetto ai temi “sacri” della bioetica (cfr. GE 102). “Il modo migliore per discernere se il nostro cammino di preghiera è autentico sarà osservare in che misura la nostra vita si va trasformando alla luce della misericordia” (GE 105).

DOMANDE PER LA REVISIONE DI VITA

1) Cosa vuol dire, nel contesto della vita quotidiana, essere “poveri in spirito”?

   Cosa vuol dire concretamente, a livello personale e a livello familiare, “sobrietà di vita”?

2) Purezza di cuore vuol dire soprattutto non avere secondi fini. Nel rapporto con le persone sono"trasparente”?

   Le mie parole e le mie azioni nascondono a volte intenzioni e fini diversi da quelli che esse esprimerebbero di per sé?

3) Le decisioni che prendo sono sempre “giuste”, cioè tengono conto dei giusti diritti degli altri o, qualche volta, prevale il mio tornaconto prevaricando su chi è più debole e indifeso?

4) La mia preghiera determina una più profonda presa di coscienza sulla necessità della misericordia, del perdono e della carità verso tutti, nessuno escluso?

Il metodo CPM
1. Vedere
sforzarsi di prendere coscienza e di capire le proprie situazioni e atteggiamenti di vita, la qualità della relazione di coppia, i comportamenti della comunità ecclesiale e sociale e le maggiori problematiche odierne.
2. Giudicare
approfondire, conoscere e lasciarsi interpellare dalla Parola di Dio, ricordando che la Parola è Persona e Gesù stesso è Parola incarnata; confrontarsi dunque con Gesù vero interlocutore per poter entrare in intimità e vero dialogo con il coniuge e con gli altri, oltre che per leggere la nostra vita e le varie problematiche in esame con una visione di fede.
3. Agire
cercare di tradurre, con l'aiuto dello Spirito Santo, nella propria vita le acquisizioni maturate, contando anche sulla solidarietà delle altre coppie e del Consigliere spirituale.

L'accoglienza come stile di vita.

I sette punti di PAUL DERKINDEREN. L'Autore, sacerdote, teologo, psicologo, ha rappresentato per molti anni il Belgio in seno al bureau della Federazione Internazionale dei CPM;ne è stato l'Assistente.

Un cammino insieme verso il matrimonio


Il teologo Antonio Autiero all’incontro della Consulta Nazionale di pastorale familiare.

Il 23 settembre scorso il direttore dell'ufficio Nazionale, don Paolo Gentili,  ha convocato i responsabili nazionali dei movimenti e associazioni che in Italia si occupano di famiglia, con i membri della Consulta Nazionale per un incontro di approfondimento e verifica. La relazione principale è stata affidata al prof. Antonio Autiero, docente emerito di Teologia morale presso la Facoltà Teologica di Muenster (Germania) sul tema:weblink Amoris Laetitia: un punto di svolta per la teologia morale”.


"Per quanto riguarda i corsi o gli itinerari di preparazione al matrimonio, essi rientrino nel progetto educativo di ogni Chiesa particolare ed assumano sempre più la caratteristica di itinerari educativi. A tale scopo ci si preoccupi perché possibilmente ogni comunità parrocchiale sia in grado di offrire questi itinerari di fede innanzi tutto ai propri fidanzati.


Fidanzamento: tempo di crescita, di responsabilità e di grazia

 

La Parola e uno stile di vita

Corso di Formazione Permanente in Pastorale Familiare per Sacerdoti (9 ottobre - 29 novembre 2018)

Credo di Don MIchele Do

Credo in un solo Dio che é Padre, fonte sorgiva di ogni vita, di ogni bellezza, di ogni bontà. Da lui vengono e a lui ascendono tutte le cose. Credo in Gesù Cristo, figlio di Dio e figlio dell'uomo. Immagine visibile e trasparente dell'invisibile volto di Dio; immagine alta e pura del volto dell'uomo, così come lo ha sognato il cuore di Dio. Credo nello Spirito santo che vive e opera nelle profondità del nostro cuore per trasformarci tutti a immagine di Cristo. Credo che da questa fede fluiscono le realtà più essenziali e irrinunciabili della nostra vita: la Comunione dei santi e delle cose sante, che é la vera Chiesa; la buona novella del perdono die peccati, la fede nella Resurrezione che ci dona la speranza che nulla va perduto della nostra vita, nessun frammento di bontà e di bellezza, nessun sacrificio per quanto nascosto e ignorato nessuna lacrima e nessuna amicizia. Amen.