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come ritrovare la serenita di coppia

La centralità del matrimonio e della famiglia per l’esistenza di ogni uomo e di ogni donna, la sicurezza e il conforto che esse donano ai propri membri e la gioia di cui sono sorgente costituiscono un dato che accompagna tutta la storia della nostra umanità e che è stato e continua a essere presente in tutte le culture e in tutte le religioni.

Una tale ricchezza è rimasta tuttavia in qualche misura in ombra, anche se ha continuato ad essere vissuta, proprio nella chiesa cattolica dopo gli eventi del sedicesimo secolo. La valorizzazione del matrimonio e della famiglia da parte dei riformatori che si ccompagnava in loro a una certa svalutazione del valore del celibato e della verginità per il Regno hanno portato la chiesa cattolica a difendere questi ultimi valori e a non dare sufficiente attenzione proprio alla bellezza e al valore nel disegno di Dio della vita coniugale e famigliare. Anche a causa della condizione di celibato in cui vivevano teologi e uomini spirituali, occorre riconoscere che la riflessione teologica e spirituale sul matrimonio è restata molto povera, almeno sino agli inizi del Novecento e sino al fiorire di tanti movimenti di spiritualità coniugale.

È forse per questo che il popolo cattolico sembra avere riscoperto ora con entusiasmo questa ricchezza, dopo essere stato invitato a riflettere sul matrimonio e sulla famiglia con i questionari preparatori dei due Sinodi del 2014 e del 2015, poi con lo svolgimento dei due Sinodi e con i dibattiti che li hanno accompagnati, e infine con la pubblicazione dei loro rapporti finali e con l’esortazione postsinodale Amoris Laetitia.

Un documento che ha tenuto conto delle conclusioni dei Sinodi accompagnandoli con una ricca riflessione dovuta personalmente a papa Francesco, intonata a quell’atteggiamento di misericordia che caratterizza questo Giubileo che ci vuole far riscoprire che Dio è innanzitutto misericordia.

Amoris Laetitia è un testo che deve essere lungamente meditato. Esso riconosce ed esalta la bellezza dell’amore coniugale, applicando ad esso tutte le caratteristiche positive dell’amore vero che si ritrovano nell’inno alla carità di 1Cor 13, e giudicandolo positivamente in tutte le sue manifestazioni e in tutte le età della vita. In questo modo si vuole superare una presentazione che in passato appariva carente dei diversi aspetti dell’amore coniugale, con l’intento di farne riscoprire la gioia e la ricchezza. Del matrimonio si parla come di una vocazione e di una via di santificazione; l’amore è l’essenza del matrimonio, la coppia e la famiglia vengono presentate come una ‘piccola chiesa’ (nn. 15 e 29). In un certo senso, la comunione fra gli sposi può essere vista come la forma prima e più fondamentale della comunione ecclesiale. La fecondità del matrimonio si esprime, oltre che nella crescita dei due coniugi nell’amore reciproco, nella generazione ed educazione dei figli, ma anche in altre forme, dall’adozione ai servizi da rendere insieme nella vita sociale ed ecclesiale.

In questo documento vi è una reale attenzione agli esseri umani, alla loro dignità e alla loro fatica, alle situazioni di vita concreta, alle loro luci e ombre, ricordando che Dio conserva sempre il suo amore ai suoi figli e che la chiesa deve fare lo stesso per essere testimone credibile della salvezza di Dio. In esso soprattutto la chiesa ritrova il linguaggio e la prassi della chiesa dei primi secoli, che sapeva di dover annunciare il disegno di Dio intorno a un matrimonio unico e indissolubile, ma anche di dover esercitare la misericordia di Dio nei confronti di coloro che con colpa o senza colpa avevano fallito nel proprio progetto di vita.

Caratteristico dello stile di papa Francesco è l’invito incessante a fare dei discernimenti, sotto la guida dello Spirito santo. Questi discernimenti devono essere compiuti con l’aiuto dei vescovi e dei confessori, ma anche quelli fatti dai singoli devono essere rispettati. La Chiesa sembra domandare perdono perché “stentiamo a dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi” (AL 38). Un invito a riconoscere il primato della coscienza che siamo sempre tenuti a seguire, come ci ricordava la Gaudium et Spes al n. 16.

Esso tuttavia è alieno da forme giuridiche e precettive, anche quando apre la strada alla possibilità di un cammino penitenziale molto diverso dalle forme abituali delle cause di nullità del matrimonio. E soprattutto consente degli adattamenti alle differenti situazioni e culture presenti nelle diverse chiese locali, lasciando finalmente spazio a quelle diversità legittime fra le chiese che vivono nella comunione cattolica.

Anche dal punto di vista ecumenico, questo documento presenta importanti aspetti positivi. Il cambiamento proposto a proposito dei matrimoni falliti e delle seconde nozze avvicina la prassi della chiesa cattolica a quella delle altre chiese. Il rispetto portato alla coscienza dei singoli (nn. 37 e 303) e alle sue scelte consacra una prassi già largamente seguita nella chiesa cattolica. L’attenzione agli ultimi, compresi coloro che si sentivano emarginati nella chiesa, è un orientamento che unisce le chiese cristiane. La valorizzazione del matrimonio che si ha nel documento coincide infine con la valorizzazione che esso aveva ricevuto proprio nel mondo della Riforma, mentre la lode che viene fatta dell’esperienza del clero sposato nell’Oriente cristiano, che lo rende più capace di intendere i problemi delle famiglie (n. 202), apre la via a inediti sviluppi anche nella chiesa cattolica latina in merito all’ordinazione di ministri sposati.

In conclusione, siamo davanti a un documento da meditare attentamente nei nostri gruppi , ma da proporre anche alla riflessione di tanti giovani che vorrebbero aprirsi con entusiasmo alla prospettiva di una vita coniugale ma che sono talvolta esitanti a prendere un impegno definitivo a causa della cultura dominante che sembra esaltare i fallimenti e proporre forme diverse di convivenza che non sembrano però promettere quella gioia che il Signore ha predisposto per i suoi figli e figlie.